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L'onesto Veit (da una leggenda tedesca)
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 MessaggioInviato: Lun Giu 02, 19:31:02  L'onesto Veit (da una leggenda tedesca)
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  nuvolotta

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L'onesto Veit (da una leggenda tedesca)


Nell'epoca in cui Rubezahl, il genio delle montagne, regnava nelle foreste dei monti dei giganti, accadde che un contadino di nome Veit cadde in miseria. Sull'altro versante della montagna vivevano dei ricchi cugini e cosi' decise di andare a chiedere loro un prestito. Quando di sera raggiunse il villaggio dei cugini, questi finsero di non riconoscerlo. Nessuno si impietosi', anzi tutti lo derisero, trattandolo come uno sfaticato. Sulla strada del ritorno, si sedette e si mise a rimuginare sulle sue disgrazie. Si chiedeva disperatamente come uscire dall'indigenza. Alla fine, gli venne in mente di chiedere aiuto al genio della montagna. Rubezahl non sopportava gli uomini e aveva gia' fatto brutti scherzi a molti viaggiatori. Tuttavia, gli capitava anche di fare del bene, di quando in quando. "Rubezahl! Rubezahl!" grido' Veit con tutte le sue forze. Ecco che apparve un vecchio gigantesco che, in preda alla collera, lo minacciava con un bastone. "Signore!" disse Veit spaventato “Perdonatemi se vi ho chiamato, ma vi prego di ascoltarmi. Poi, farete come vorrete." La collera di Rubezahl fu attenuata da questo discorso accomodante e dall'aspetto preoccupato dell'uomo. "Verme, come osi importunarmi?" domando' in tono scontroso. Veit gli chiese allora di prestargli cento scudi, dopo avergli descritto la sua condizione con accenti cosi' strazianti che Rubezahl si impietosi'. Condusse l'uomo in una buia caverna e giunsero in una stanza ben illuminata, al centro della quale era appeso un paiolo pieno d'oro fino all'orlo. "Prendi tutto cio' di cui hai bisogno" disse il genio delle montagne "e firma il riconoscimento del tuo debito!" Veit conto' scrupolosamente cento scudi e firmo'. Rubezahl prese il foglio e disse: "Adesso vattene e utilizza questo denaro con oculatezza; tra tre anni, ti aspettero' qui e pretendero' il saldo del debito fino all'ultimo centesimo!" Veit strinse la mano di Rubezahl come segno della sua promessa, poi ritorno' tranquillamente a casa e racconto' alla moglie che i ricchi cugini l'avevano aiutato. Il contadino comincio' a lavorare in modo indefesso, il denaro di Rubezahl pareva benedetto: Veit divento' in breve tempo un uomo ricco e stimato. Dopo tre anni, fu in grado di rimborsare il debito senza difficolta'. Nel giorno prestabilito, si alzo' di buon'ora, sveglio' la moglie e i figli e fece indossare loro gli abiti piu' eleganti che avevano. Poi, con il loro calesse si diressero verso le montagne. In prossimita' della caverna, Veit fermo' il veicolo e tutta la famiglia si inoltro' nella foresta. Veit si fermo' e disse: "Cara moglie, i nostri cugini in realta' sono spilorci e furfanti: mi hanno rinnegato, deriso e cacciato!" e racconto' che cosa gli era veramente successo tre anni prima. La moglie e i figli temettero i capricci del genio delle montagne, ma Veit li rassicuro': "Aspettatemi qui. Vado a consegnargli il denaro; non intimoritevi quando lo vedrete apparire. Stringete la mano del nostro benefattore, ha diritto alla vostra riconoscenza!" Veit si era impresso i luoghi nella mente, ma non riusci' a ritrovare la caverna. Chiamo' il genio delle montagne, ma quest'ultimo non si manifesto'. Veit ritorno’ dai suoi; era disperato perche' non aveva potuto saldare il debito. Chiamo' un'altra volta il genio, ma invano. Rassegnato, Veit ritorno' sulla strada maestra; allora, una folata di vento, proveniente dalla foresta, depose ai suoi piedi un foglietto di carta. Raccogliendolo, vide che si trattava del riconoscimento del suo debito. A margine, era scritto: "Pagato". L'uomo, commosso, si rivolse ai familiari: "Rallegratevi! Il nostro benefattore ha sentito le nostre parole di gratitudine e ha premiato la mia onesta'!" Sulla strada del ritorno, ringraziarono ancora ad alta voce il genio delle montagne per la sua generosita'. I ricchi cugini caddero in disgrazia: diventarono molto poveri e vennero allontanati dal loro villaggio. Veit dal canto suo, rimase per tutta la vita un uomo onesto.
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