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Albania
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 MessaggioInviato: Lun Lug 14, 02:03:46  Albania
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  nuvolotta

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La rinascita di un paese ricco di risorse naturali e culturali ma ancora poco conosciuto
Di Riccardo Gatteschi


Chi avesse visitato l’Albania nei primissimi anni ’90 avrebbe trovato un paese allo sbando, in ginocchio, quasi del tutto privo di risorse, carente perfino nel concetto stesso di democrazia.



600 mila bunker
A ridurla così 45 anni di dittatura fondata sull’economia di stretto “fai da te” e sulla chiusura totale verso il resto del mondo. Nel 1985 avevano potuto visitare l’Albania solo 6.000 stranieri e gli scambi commerciali internazionali stazionavano intorno alla cifra zero. Cinque anni dopo, la morte di Henver Hoxha e un movimento di rivolta guidato dai professori e dagli studenti dell’Università di Tirana, ai quali si erano poi uniti i ceti medi e bassi della popolazione, pose fine alla dittatura. Nel frattempo quei 45 anni erano riusciti a collocare il “Paese delle Aquile” - due aquile nere su fondo rosso sono la bella e combattiva bandiera dell’Albania - al primo posto fra i paesi più poveri d’Europa e addirittura al livello dei più indigenti del Terzo Mondo.
Non esistevano infrastrutture né fabbriche. La campagna era incolta, salvo per minuscoli appezzamenti di terreno intorno alle case coltivati per uso familiare. Le strade erano ridotte a sentieri sulle quali transitavano quasi solo carretti trainati da asini o da macilenti cavalli. Nelle città i negozi erano semivuoti, mentre i marciapiedi erano affollati di gente che vendeva quel poco di cui disponeva: un paio di scarpe usate, due patate, un cespo d’insalata, qualche carota…

Il paesaggio era dominato dagli oltre 600 mila bunker in cemento armato che il dittatore aveva imposto alle famiglie di costruire per proteggersi da ipotetiche e improbabili invasioni nemiche. Per dare un’ulteriore idea delle disastrose condizioni in cui versava il Paese, basta forse ricordare che nel 1993 esistevano in tutto il territorio nazionale (poco più grande della Sicilia) solo dieci distributori di carburante. Come si riusciva a sapere che ci si trovava in prossimità di uno di essi? Semplice: qualche chilometro prima di arrivare al distributore si potevano notare autovetture o motociclette spinte a mano perché ormai prive dell’ultima goccia di benzina.
Foto di G.C. Archeologia Viva




Arte e natura
Chi visita l’Albania oggi si trova di fronte a un paese totalmente diverso, un paese che ha ancora molto da fare, ma che molto ha già fatto. La campagna pullula di trattori e si vedono anche ampi territori coltivati a vigna. Nelle zone collinari apre il cuore la vista di estesi e ben tenuti oliveti; le strade, almeno le principali, sono in buone condizioni e, in alcuni tratti, addirittura a quattro corsie. Le città, grandi e piccole, sono un ininterrotto cantiere a cielo aperto perché il desiderio di ogni famiglia è quello di abbandonare la fatiscente “casa popolare” per costruirsi un’abitazione propria. Un sogno che spesso si realizza grazie alle rimesse delle centinaia di migliaia di albanesi che si guadagnano onestamente lo stipendio fuori della patria.
La fortuna dell’Albania è che il suo territorio è ricco di ambienti naturali di grande pregio – come la costa e la parte interna montagnosa – e di un patrimonio artistico davvero significativo. La sua sfortuna è che ancora troppi, nel mondo, non ne sono a conoscenza.

Se Tirana, la capitale, offre scarsi spunti di interesse essendo una città che si è sviluppata, per ragioni politiche, in epoca relativamente recente, è al sud che si trovano le località di maggior prestigio ambientale e storico.
Berat, per esempio, la “Città dalle mille e una finestre”, è considerata fra i più antichi insediamenti dell’Albania. La sua parte più vecchia e più genuinamente conservata è arroccata su un promontorio dal quale si domina un esteso territorio, e per il suo intrinseco valore è stata dichiarata “città museo”. Poco più ad ovest si adagia il sito archeologico di Apollonia, fiorente città in epoca romana, sede di una scuola di filosofia e retorica e, data la sua importanza, con la facoltà di coniare moneta propria. Attualmente si può visitare l’intero perimetro dell’antico insediamento protetto da una cinta muraria di oltre quattro chilometri di lunghezza e dello spessore di circa tre metri. Fra l’altro sono ancora visibili la facciata di un palazzo formata da sei pilastri (recentemente ricostruiti con materiale d’epoca), un piccolo tempio dedicato ad Artemide, un teatro per duecento spettatori e un’abitazione privata decorata con pregevoli mosaici.

E poi, ancora più a sud, Argirocastro, che si contraddistingue per il gruppo di case che si sviluppano lungo la pendice della collina sovrastata dalla duecentesca struttura della cittadella.
Foto di G.C. Archeologia Viva


Dai romani ai bizantini
Scendendo ancora a sud, quasi al confine con la Grecia e di fronte all’isola di Corfù, sorge l’antichissima città di Butrinto, formata, per strati sovrapposti, da un primo insediamento illirico, poi greco, poi romano e infine bizantino. La città fu abbandonata nel Medioevo a causa dell’impaludamento del territorio circostante. Nei primi decenni del secolo scorso l’archeologo italiano Luigi Ugolini riportò alla luce i primi reperti che si erano mantenuti in eccellenti condizioni proprio grazie al fango che li aveva ricoperti per secoli. Attualmente rimangono ampi tratti di mura risalenti al IV secolo a.C. con due porte d’accesso, un teatro (del III secolo a.C.) capace di 2.500 spettatori (tuttora usato), due templi greci e ampi resti delle terme romane. Alla prima epoca cristiana risale il battistero, del VI secolo, considerato, per ampiezza e vetustà, il secondo edificio religioso dei Balcani. Grazie alle sue ricchezze storiche e artistiche, l’intero Parco archeologico di Butrinto è stato dichiarato dall’Unesco “patrimonio dell’umanità”.

Se la costa, specialmente quella meridionale, offre scorci di rara bellezza quasi incontaminata, è la zona interna, con le sue montagne aspre e rocciose, le sue strade tortuose e ripide, i suoi boschi e i borghi arroccati sulle vette più isolate, a regalare forti emozioni e paesaggi unici nel pur vasto panorama naturalistico dei Balcani.
Può essere una buona esperienza, per esempio, visitare la cittadina di Pogradec, sul lago Ohrit, quasi al confine con la Macedonia: spiagge ampie e un’acqua limpida per chi ama nuotare, montagne che propongono non poche difficoltà agli scalatori. E nel mezzo, sul picco di una collina, la fortezza illirica di Encheleana, la cui millenaria memoria è mantenuta in vita grazie a rifacimenti e restauri operati in epoche diverse.

Certo, come abbiamo accennato, resta ancora molto da fare perché anche l’Albania raggiunga il livello degli altri paesi balcanici; ma la strada intrapresa sembra quella giusta. E il turismo può dare una spinta decisiva in questa direzione.

I collegamenti
Come arrivare
L’Albania è facilmente raggiungibile dall’Italia con traghetti in partenza da Bari, Ancona e Trieste per Durazzo e da Brindisi per Valona. La traversata dura da un minimo di otto ad un massimo di 24 ore. L’unico aeroporto internazionale d’Albania, “Madre Teresa” (conosciuto anche come aeroporto di Rinas) è a circa 25 km da Tirana e ha collegamenti diretti con le principali città italiane, tra cui anche l’aeroporto fiorentino “Amerigo Vespucci”.
Saranda è accessibile dall’isola greca di Corfù durante tutto l’anno, con tre collegamenti giornalieri nel periodo estivo (fino al 31 ottobre).




La moneta dell’Albania è il lek: nel cambio valuta 1 euro corrisponde a 121,78 lek


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