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Un poliziotto oltre il limite di GIUSEPPE D'AVANZO
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 MessaggioInviato: Mar Nov 18, 03:49:57  Un poliziotto oltre il limite di GIUSEPPE D'AVANZO
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  nuvolotta

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Un poliziotto oltre il limite
di GIUSEPPE D'AVANZO

La pessima sentenza di Genova per i pestaggi della Diaz imponeva che subito dovessero venire dalle istituzioni, dalla polizia, dalla politica chiari segnali rassicuranti della fedeltà alla Costituzione delle forze dell'ordine. Per un intero giorno, il silenzio. Un silenzio non imbarazzato, non pudico, ma quasi soddisfatto. Come se l'esito minimalista del processo genovese, che si sovrappone alla mediocre e ambigua conclusione del dibattimento per le torture di Bolzaneto, potesse chiudere senza danno - "e finalmente" - la ferita profonda che i giorni del G8 hanno aperto tra lo Stato e la società, tra le istituzioni e una giovane generazione di cittadini. In questo assordante e colpevole silenzio, ha preso la parola soltanto Vincenzo Canterini, il comandante del Reparto Mobile, della Celere di Roma, condannato a quattro anni di carcere (tre cancellati dall'indulto).

Canterini, il capo delle tre squadre del VII nucleo antisommossa che, per prime, invasero la Diaz e, armate dei micidiali manganelli "tonfa" usati al contrario, bastonarono decine di ragazzi e ragazzi, ferendone 82 e riducendone tre in fin vita. Canterini ha scritto ai suoi "ragazzi" una lettera che è una sfida alla Costituzione, un oltraggio alla "disciplina" e all'"onore" che dovrebbero orientare, per la Carta, i servitori dello Stato.

È una rivendicazione di uno spirito di corpo omertoso ("Io e voi sappiamo benissimo che cosa è successo; ci siamo guardati più volte negli occhi"). È un avvertimento alle gerarchie che avrebbero abbandonato il "Reparto" al loro destino ("Abbiamo perso una battaglia; ma quante volte si siamo sentiti umiliati e forse traditi"). È soprattutto la riproposizione delle menzogne disseminate, nel corso di sette anni, per impedire l'accertamento della verità.

Scrive Canterini: "Quante volte chi ci aggrediva pensava di averci sopraffatto e poi si accorgeva che invece eravamo vivi e fieri di noi (?) Lasciamo tutte queste persone nei loro passamontagna e con i loro bastoni". La verità è che nessuno ha aggredito, nella Diaz, Canterini e i suoi "ragazzi". La verità è che nella Diaz non c'è stata nessuna colluttazione, non fu trovato nessun passamontagna, nessun bastone, nessuna catena, nessun maglio spaccapietre (come accreditò una sua relazione di servizio). La verità è che nessuno dei picchiatori di Canterini fu ferito (anche questo giurò) e i referti medici furono tutti manipolati.

La verità - la sola verità che pessime sentenze, miopi convenienze politiche, opportunisti istituzionali non potranno cancellare - è che quella notte di luglio Canterini e i suoi "ragazzi", forse dopo essersi guardati negli occhi, si abbandonarono a un pestaggio brutale di uomini e donne indifesi e inermi. "Facciamogli vedere che alla lunga saremo noi a vincere", è l'esortazione conclusiva di Canterini.

È un'esortazione anche per noi. Se vince un poliziotto come Canterini perdiamo tutti.

Dopo aver letto il comandante dei nuclei antisommossa sappiamo di non poterci affidare soltanto alla civiltà e al senso civico delle polizie. Sappiamo di aver bisogno di difendere con intransigenza le garanzie offerte dalla Costituzione e i diritti assicurati dalla legge, quelli calpestati a Genova. Sappiamo di dover ancora pretendere di sapere (nonostante la giustizia si sia mostrata timida e impotente) che cosa, come, perché sono state sospese a Genova le regole e l'umanità; con la responsabilità di chi è nato quel "vuoto di diritto" che ha consegnato la vita delle persone, spogliata di ogni dignità, alla violenza arbitraria, disumana che Canterini ha l'arroganza di rivendicare.

Una domanda, però, pretende una risposta subito. Canterini e i suoi "ragazzi" possono ancora restare nei ranghi della polizia?
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 MessaggioInviato: Mar Nov 18, 03:49:57 Adv
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Genova - Massimo Nucera, lei è l'emblema dello schizofrenico processo della Diaz di Genova: a differenza dei suoi colleghi del Reparto Mobile di Roma, non è stato condannato sui pestaggi ed è stato assolto dall'essersi inventato la coltellata ricevuta da un black bloc al momento del blitz.
«Oggi (ieri, ndr) non cammino, volo un metro da terra dalla felicità. Sette anni di calvario, come premio per aver fatto il mio dovere, sono alle spalle. Mi hanno spedito alla sbarra come un criminale, trattato peggio di un delinquente. Ma finalmente un giudice terzo ha riconosciuto ciò che era chiaro già nel 2001: che non mentivo su quella coltellata arrivata al buio, in un’aula, da mani rimaste sconosciute. Se non avevo il corpetto rinforzato sotto la divisa, a quest’ora ero morto. Chissà se di fronte a un cadavere qualcuno avrebbe detto che me l’ero tirata da solo, la coltellata. Però sono anche triste per i miei compagni. La sentenza grida vendetta».

Perché?
«Perché? Quattro anni al comandante Canterini! Uno che a Genova è stato sempre in prima linea, che ci ha messo coraggiosamente la faccia, che ha rischiato la pelle con noi a differenza di altri rimasti in ufficio, uno che al momento dell'irruzione alla Diaz non è nemmeno entrato restando nel cortile. Quattro anni, in Italia, non si danno nemmeno a chi fa cento rapine. Che c’entra Canterini? Non comandava lui, quella sera, lo sanno tutti. E che c’entra Michelangelo (Fournier, condannato a due anni, ndr), uno che quando s’è visto davanti agli occhi la prima persona ferita ha gridato “basta, basta” ed ha prestato immediato soccorso? Bel premio. E che c’entrano i capisquadra, condannati per responsabilità oggettiva, come le squadre di calcio che pagano i danni degli ultras. Il problema è che il Reparto Mobile di Roma, o meglio il Settimo Nucleo, è entrato per ultimo in quella scuola. Non siamo noi i responsabili delle violenze. Se la responsabilità penale è personale, qualcuno mi spiega chi ha accusato Canterini, Fournier e gli altri capisquadra? Non si può pescare a caso. Le ossa non si spaccano da sole, ma va punito chi le spacca non chi si trovava dove sono state spaccate. Nella scuola c’erano tantissimi poliziotti, perché i nostri sì e gli altri no?».

Chi è stato, allora?
«Ma che ne so, io. La procura, due giorni prima della sentenza, ha riconosciuto l'unico poliziotto ripreso mentre picchiava un manifestante della Diaz: era della Digos, non apparteneva al Settimo Nucleo».

Cosa ricorda di quella notte?
«Quella sera era un delirio ma proprio per gestire quelle emergenze noi del Settimo ci siamo addestrati a lungo prima del G8. E invece questa sentenza ci fa passare per ubriaconi che cercano le risse. Otto persone avrebbero fatto quel macello? Impossibile. I nostri tonfa (manganelli, ndr) sono risultati puliti. Ecco perché la sentenza mi sorprende. Ma poi penso: cosa sarebbe successo in Italia se oltre ai vertici, Luperi, Gratteri, Calderozzi avessero assolto Canterini e gli altri? E invece così un colpevole c’è...».

Anche per lei il pm aveva chiesto 4 anni.
«Certo, per l’asserita coltellata fantasma. Volevano che andassi in prigione nonostante l'ultima perizia mi scagionasse totalmente dal “complotto” e confermasse che il taglio era compatibile con la lama e col mio racconto. Ma che le fanno a fare 'ste perizie se poi non ne tengono conto?».

E adesso cosa farà?
Adesso volo dalla felicità. Nessuno mi ripagherà di tanto dolore e amarezza, dei soldi spesi per l’avvocato. Se fossimo in un Paese normale dovrebbero chiedere scusa. Ma non sono uomini, non lo faranno mai».
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