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Chi di voi mi farà bella?
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 MessaggioInviato: Gio Mag 12, 15:13:14  Chi di voi mi farà bella?
Descrizione: Sentiamo gli esperti
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Messaggio
  mammina

Ospite
















Chi di voi mi farà bella?
Per sentirsi più belli gli italiani, uomini e donne, spendono in media 154 euro all'anno. Ma servono davvero prodotti cosmetici, creme per il viso e il corpo? Sentiamo gli esperti
L'estate fa scattare l’ora X. Dimagrire, ringiovanire, abbronzarsi, depilarsi diventano imperativi categorici. Ragazze e donne di tutte le età si affannano alla ricerca di una perfezione che è impossibile da raggiungere, e perciò frustrante da progettare. E di fronte al bisogno di farsi belle, non c’è risparmio che tenga.
Il giro d’affari del settore, a fine 2010, ha toccato i 9.300 milioni di euro con una crescita attesa, per i primi sei mesi del 2011 (dati Unipro), dell’1,3%. Il consumo medio annuo (sempre nel 2010) è di 154 euro pro capite (ma si va dai 213 euro di Forlì ai 97 di Frosinone): si spende di più per il corpo (16,7%) e per il viso (15,5%), meno per mani (2,7%) e labbra (3,3%). La parte del leone la fanno ovviamente le donne: il 72,4% del mercato deriva dal consumo di prodotti dedicati alla bellezza femminile. Insomma il settore della cosmesi non conosce crisi, e forse proprio quando le certezze diminuiscono, le persone sono indotte a cercare gratificazioni – non sempre a buon mercato, non sempre innocue - in un prodotto di bellezza. Dunque si compra un cosmetico molto spesso in modo compulsivo, irrazionale, magari convinte da una pubblicità accattivante e da visi perfetti (tra l’altro, quasi sempre ritoccato col photoshop, e perciò irreale).
Ma vale la pena ragionarci, sui cosmetici. E anche su noi stesse. Perché secondo la dermatologa Stefania Seidenari - direttrice della Clinica Dermatologica di Modena, le regole per avere una bella pelle – e non farla invecchiare - hanno molto a che fare con lo stile di vita e poco con le creme. "La prima regola è prendere poco sole, fin da piccoli. Il sole danneggia moltissimo la pelle. I solari aiutano, certo, ma vanno usati correttamente e non sempre accade. Perciò il consiglio è: limitare l’esposizione. Poi la seconda regola è avere un’alimentazione sana. Oggi la ricerca lavora per far penetrare nel derma sostanze antiossidanti normalmente presenti nella frutta e nella verdura fresche. Insomma, si può aiutare la pelle anche da dentro, non solo da fuori. La vitamina C, ad esempio, è importantissima, perché stimola la produzione di collagene che è il sostegno naturale della pelle. Lo osserviamo anche in laboratorio: aggiungendo vitamina C le cellule raddoppiano la loro capacità di riprodursi". E tutti i soldi che spendiamo in creme? Sono proprio buttati? "Assolutamente no! Dobbiamo idratare da una parte e dall’altra rigenerarla, la nostra pelle. Perciò scegliamo creme di buona qualità, diffidiamo delle creme eccessivamente costose, ma anche di quelle troppo a buon mercato. E ricordiamoci di leggere le etichette, per controllare gli ingredienti".
Già, all’attenta lettura dell’etichetta non si sfugge, né per gli alimenti, né per i cosmetici. Anche perché certe sostanze possono essere davvero rischiose, per talune persone particolarmente sensibili. "Anche se non siamo tutti uguali: una certa sostanza chimica può dare fastidio a taluni individui, ma non a tutti", spiega Seidenari. E allora, cosa acquistare per non correre rischi? "Bisogna evitare cosmetici che contengono nichel, e anche certi conservanti: sia quelli della famiglia degli isotiazolinoni, che i parabeni".
C’è poi da sapere – come ci suggerisce la dermatologa – che nel campo dei ritrovati cosmetici non si sono fatte grandi scoperte, ultimamente. Diffidare dunque delle pubblicità che raccontano le mirabolanti virtù di sostanze antietà di ultima generazione perché – gira e rigira – gli ingredienti utilizzati in cosmesi sono sempre gli stessi. "Ovvero antiossidanti – spiega la professoressa Seidenari - soprattutto vitamina C ed E. Oggi la vera innovazione, in cosmetologia, è fare in modo che gli antiossidanti penetrino nell’epidermide e arrivino fino al derma, per esplicare le loro funzioni rigenerative là dove serve. Se il nostro antiossidante – la cui efficacia è data per scontata – è riuscito ad arrivare al target e a rigenerare il collagene, oggi riusciamo a testarlo – ovviamente sull’uomo! – attraverso l’ecografia cutanea o il microscopio ai multifotoni".
L’altra bestia nera della donna, nell’era in cui la prova costume ha assunto la drammaticità del giorno del giudizio, è la cellulite. Il settore anticellulite è tra quelli (secondo i dati Unipro), in costante crescita e dunque la maggioranza delle donne ha in bagno un tubo d’unguento che promette di far diminuire l’odiosa pelle a materasso. Promesse mantenute? "Ci sono alcuni presidi medici – spiega la professoressa Seidenari – che funzionano davvero. Ovvero contengono ingredienti di provata efficacia che riescono a combattere il ristagno dei liquidi che si annidano nei tessuti scarsamente vascolarizzati, tipicamente cellulitici. Ma, soprendentemente, anche i cosmetici funzionano. Solo che non sappiamo perché. Mi spiego: dipenderà dalla crema, o piuttosto dall’automassaggio quotidiano, che sappiamo essere utile perché riattiva la circolazione e smuove i liquidi? Oppure dal fatto che – oltre ad aver comprato la crema – facciamo più attenzione all’alimentazione e ci muoviamo di più? Quello che voglio dire è che di solito le persone mettono in atto tutte queste strategie contemporaneamente, quando decidono di intervenire per risolvere un problema. E quindi il merito del miglioramento non può essere attribuito solo alla crema".
Poi ci sono le macchine snellenti, che promettono la riduzione di centimetri e che, per combattere la cellulite, si basano sull'intervento a livello cellulare: quelli a ultrasuoni cercano di provocare la rottura dei lipociti e la fuoriuscita di grassi, che però poi possono finire in altri lipociti (specie se non si cambia alimentazione); quelli con massaggio meccanico o pressione, lavorano per rimuovere i liquidi trattenuti con la ritenzione e se non altro riattivano la circolazione. I costi in questo caso non sono quelli di una crema, ma possono raggungere anche i 600-1.000 euro, poichè mediamente c’è bisogno di più sedute di trattamento che mediamente costano 80-100 euro l’una. I risultati possono essere quelli attesi se - anche in questo caso - si cambia stile di vita, ci si muove di più e ci si alimenta meglio.





Pubblicità e colloqui di lavoro
Quando la bellezza è un imperativo
Perché mai una donna di quaranta o più anni, dovrebbe comprare una crema antirughe pubblicizzata da un’adolescente? È quello che si è chiesto anche il Consumer’s Forum (che coinvolge associazioni di consumatori, imprese, enti di ricerca) a un convegno sull’immagine della donna e che, come eloquente risposta, ha presentato una Carta degli impegni contro quella pubblicità che viola la dignità femminile e veicoli stereotipi di genere e contenuti discriminatori. Come, appunto, quello della bellezza irraggiungibile.
Alla Carta hanno già aderito numerose aziende di prestigio. “L’uso del nudo femminile non è soltanto italiano e l’uso di stereotipi di genere non è un fatto recente – ha detto Annamaria Testa, pubblicitaria e scrittrice, al convegno di Consumer’s Forum – ma c’è qualcosa di più preoccupante: il corpo omologato con la chirurgia estetica o con photoshop. Sarebbe più trasgressivo mostrare una donna con le rughe, i capelli grigi o grassa, invece siamo costantemente esposti a modelli irraggiungibili perché sono irreali”. Interessante e istruttivo, a questo proposito, il filmato Dove Evolution, cliccatissimo su Youtube, dove vengono svelati i trucchi di Photoshop.
Secondo Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, contro i contenuti pubblicitari che non ci piacciono c’è un’ulteriore arma. “Si metta in campo – afferma Trefiletti – il boicottaggio dei prodotti pubblicizzati con metodi che non ci piacciono”. Del resto sono principalmente le donne che assicurano alle aziende 9.300 milioni di euro l’anno in cosmetici. E allora, perché non pretendere più rispetto?
Il pensiero unico della bellezza a tutti i costi genera - paradossalmente - mostri. Il più grave? Il razzismo contro i brutti, i grassi, i diversi. Ne sono prova i colloqui di lavoro in cui viene richiesta la bella presenza (senza che sia necessario), o in cui si è discriminati perchè sovrappeso. In Francia l’Osservatorio nazionale contro le discriminazioni ha elaborato una ricerca partendo dall’invio di 700 curricula finti. La metà presentava la foto di una ragazza giovane e bella, l’altra quella di una meno carina. La prima è stata chiamata dal 42% delle imprese, la seconda solo dal 16%. “La bellezza oggi vale più di una lettera di raccomandazione”, concludevano le autrici della ricerca. Ed è un criterio ugualmente discriminatorio, aggiungiamo noi.

Cosmetici cresce chi fa una scelta verde
Gli italiani fanno scelte sempre più verdi. Sia per quanto riguarda gli alimentari che per i cosmetici. In Italia (fonti Unipro) il settore di creme & C. di origine naturale è cresciuto in un decennio dal 2.2% al 3,6%. E crescerà ancora: sempre secondo Unipro ci sarà un’ulteriore avanzata del 5% entro giugno 2011. Ma perché gli italiani scelgono prodotti green, pur costando circa il 20% in più di quelli tradizionali? Fondamentalmente perché sono più sicuri e ecologici rispetto a quelli tradizionali, anche se, sul piano dell’informazione, regna una certa confusione e non tutti sanno che cosmetici “naturali” e “bio” non sono la stessa cosa. Per il consumatore le cose dovrebbero chiarirsi entro il 2013, anno entro il quale la commissione europea dovrebbe promulgare un regolamento su messaggi poco chiari o ingannevoli e su un regolamento comune per le etichette. Nel frattempo si può fare riferimento a marchi garantiti da organismi di certificazione come Bioagricert, Aiab, Ecogruppo Italia (e altri).
La voglia di naturale può stimolare anche il fai da te. Sono ormai numerosi i blog che – a partire da ingredienti semplici, facilmente reperibili – e spesso molto economici come miele, olio di mandorle o di argan, farine di cereali, oli essenziali, argille, eccetera – suggeriscono l’autoproduzione di creme per il viso, maschere, scrub, struccanti, tonici e dopobarba. Tra questi, la Regina del sapone (www.lareginadelsapone.com) è tra i più cliccati del web.




Stop ai test su animali?
Per Coop è così da 2005

Tutti i prodotti per la cura del corpo a marchio Coop sono certificati secondo lo standard internazionale "Non testato su animali". Ciò significa che Coop si è impegnata, già dal 2005, a non effettuare – direttamente o commissionandoli a terzi – test su animali; a monitorare i propri fornitori e produttori perché si attengano all’impegno di non testare su animali le materia prime cosmetiche; a non utilizzare ingredienti provenienti dall’uccisione di animali.
È importante precisare che, grazie ad una grande campagna internazionale coordinata dalla Coalizione europea contro la vivisezione, esiste una Direttiva Europea che prevede il divieto di vendita di cosmetici sperimentati su animali. Il termine di entrata in vigore (inizialmente fissato per il 1998) è stato più volte posticipato. In sostanza, dal 2005 è vietato testare i cosmetici, cioè i prodotti finiti, su animali, ma fino al 2013 sarà obbligatorio testare i singoli nuovi ingredienti (anche questa scadenza è a rischio: potrebbe slittare di altri 10 anni). In ogni caso, già da oggi se tutte le aziende produttrici sottoscrivessero la standard, automaticamente cesserebbero i test cosmetici su animali, poiché tutte le aziende utilizzerebbero materie prime già esistenti per formulare i proprio prodotti.
Se un consumatore vuole essere assolutamente certo che il prodotto che acquista – o i suoi ingredienti – non siano stati testati su animali, non può che fare riferimento al marchio "Stop ai test su animali – Controllato da Icea per Lav". Le diciture "clinicamente testato", dermatologicamente testato", "microbiologicamente testato", non danno certezze sul fatto che l’azienda in questione non abbia effettuato test su animali. Le diciture "Non testato su animali" e "cruelty free" non sono ufficiali e assicurano solo che il prodotto finito non è stato testato, cosa peraltro già garantita dalla legge. Per saperne di più si può visitare il sito della Lav (www.lav.it) che contiene anche l’elenco delle aziende italiane, che – come Coop – hanno aderito allo standard internazionale contro la vivisezione.
 
 MessaggioInviato: Gio Mag 12, 15:13:14 Adv
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