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Cellulari, usiamoli bene
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 MessaggioInviato: Ven Set 30, 12:54:32  Cellulari, usiamoli bene
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Cellulari, usiamoli bene

Dopo le cautele assunte dall'Oms sui posibili rischi per la salute ecco cosa c'è da sapere sul proprio telefonino e come utilizzarlo

Una geniale vignetta di Altan, già di qualche anno fa, annunciava inquietante: "È record: ogni telefonino possiede un italiano". Una descrizione spietata della scatenata passione per questi apparati, che colloca il nostro paese ai vertici mondiali nel loro acquisto e utilizzo. Anzi, forse la vignetta di Altan va corretta al rialzo, nel senso che già da diversi anni le Sim operanti in Italia (cioè in contratti di telefonia mobile attivati) sono di molto superiori al numero di abitanti. Secondo le ultime stime siamo a più di 150 Sim per 100 abitanti. Non necessariamente le Sim corrispondono a telefoni attivi, ma è evidente che, secondo la metafora di Altan, siamo posseduti da più d’un cellulare.
E dunque proprio in Italia ha ancor più senso prestare la massima attenzione a quanto stabilito lo scorso giugno dall’Organizzazione mondiale della sanità che ha inserito i telefoni cellulari in un elenco di sostanze possibilmente cancerogene. L’annuncio ha destato, comprensibilmente, grande attenzione in tutto il mondo, proprio per la diffusione più che capillare di questi apparati (l’Oms parla di 5 miliardi di telefonini al mondo) e anche in considerazione del grande business economico rappresentato dalla telefonia mobile. Opportuno dunque andare a verificare con cura cosa ha detto l’Oms al termine dei lavori dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.
I cellulari sono stati inseriti nella classe 2B. La classe A comprende le sostanze cancerogene accertate, la classe 2A le sostanze probabilmente cancerogene e la classe 2B le sostanze possibilmente cancerogene. Nella classe 2B, per capirci, stanno il caffè, la benzina, i pesticidi. Cioè prodotti presenti nella nostra vita di tutti i giorni, tanto quanto i cellulari, ma sui quali, probabilmente, non ci siamo mai più di tanto interrogati.
Le conclusioni dell’Oms non sono arrivate sulla base di nuovi studi o di clamorose e improvvise scoperte. Ma riesaminando gli studi già esistenti assieme alla sempre più ricca letteratura scientifica sull’argomento degli ultimi anni. Nel comunicato Oms si legge che la decisione è stata presa in particolare in relazione al rischio di aumento dei casi di glioma, uno specifico tipo di tumore del cervello. Come ha spiegato il dottor Jonathan Samet, dell’Università del sud California e coordinatore del gruppo di lavoro: "La conclusione significa che ci potrebbe essere qualche rischio e perciò abbiamo bisogno di avere uno sguardo vigile sul possibile legame tra cellulari e rischio di tumori".
Uno dei problemi legati alle valutazioni sull’impatto delle telefonia mobile è legata all’ancor ridotto numero di indagini e di rilevazioni scientifiche, stante anche il ridotto periodo di tempo da cui il fenomeno ha iniziato a diffondersi. Parliamo di neanche vent’anni in cui il telefonino ha avuto una diffusione impensabile. Ma per studi epidemiologici seri e approfonditi servono serie storiche significative. Che ovviamente si costruiscono solo con tempi medio-lunghi. Alcuni studi, come l’Interphone (durato 10 anni) hanno prodotto risultati importanti ma non univoci, anche perché in 10 anni la tecnologia evolve con rapidità impressionante. Basti pensare che i riferimenti di elevato uso del cellulare di alcune ricerche erano di 30 minuti al giorno, ma è evidente che si tratta di una cifra da aggiornare.
Ora è in corso una nuova indagine (Cosmos) che coinvolge 250 mila persone in tutta Europa e dovrebbe risolvere, almeno si spera, i dubbi, lasciati aperti dai tentativi precedenti.
Comunque sul fatto che servano ulteriori studi, nessuno dissente. Nel mentre però, l’Oms ha voluto usare la propria autorità per invitare tutti quanti a un atteggiamento di prudenza, volto soprattutto a promuovere un uso dei cellulari con alcune misure precauzionali (vedi in proposito la scheda nelle pagine precedenti proposta da CoopVoce), che ruotano in particolare sull’utilizzo degli auricolari, evitando le chiamate troppo lunghe, preferendo gli Sms e evitando l’uso di questi apparati da parte dei bambini. Altro consiglio utile è quello di non tenere il cellulare a contatto col proprio corpo quando non lo si sta utilizzando.
Ma, indicate le precauzioni che è comunque utile e semplice adottare, val la pena tornare e vedere un po’ più da vicino il funzionamento di un cellulare, anche perché, come vedremo, i cellulari non sono tutti uguali e anche a questo proposito ci sono informazioni che è bene iniziare a conoscere. Evidente che un mercato che vale miliardi e miliardi a livello mondiale, muove interessi enormi e dunque anche le case produttrici rivestono un ruolo fondamentale nel rendere più trasparente il tutto e più consapevoli e tranquilli i consumatori.
Come si legge sul sito dell’Istituto superiore di sanità la telefonia mobile si basa sulla trasmissione di segnali attraverso onde elettromagnetiche a una frequenza variabile tra 900 e 2000 megahertz (cosiddette microonde).Il telefonino anche quando non state chiamando emette sempre un segnale, ma le esposizioni sono più alte durante l’uso anche perché si avvicina il corpo all’antenna. L’assorbimento locale di energia elettromagnetica (un valore che viene misurato come potenza assorbita per unità di massa corporea, ed è espresso in Sar) da parte dei tessuti del corpo umano produce un aumento della temperatura di 0,1-0,2°, cioè in un ordine di grandezza inferiore alle normali variazioni fisiologiche del corpo umano. Dunque, secondo l’Istituto superiore di sanità, sull’uso del cellulare nell’immediato non pare esserci alcun problema sanitario. Il problema è legato a capire gli effetti di una esposizione prolungata nel tempo (e su questo si incentra il pronunciamento dell’Oms).
Resta il fatto che ogni telefonino in commercio ha una "potenza" che, come detto, viene espressa in Sar (Specific absorption rate). In sostanza più è alta questa Sar e più si ha aumento di temperatura per unità di superficie. Le normative vigenti impongono limiti ben precisi al Sar. Questo limite in Europa è di 2 (watt per kilogrammo su 10 grammi di tessuto), mentre negli Usa e in Canada il limite è stato fissato in 1,6 Watt per kilogrammo. Ovviamente tutti i cellulari in commercio sono omologati e rispettano questi valori, ma ovviamente è bene che i consumatori sappiano e conoscano che tipo di apparecchio hanno acquistato. Già dal 2001 il valore del Sar deve essere indicato sulla confezione o nel manuale d’uso di ogni apparecchio. Esistono siti internet di associazioni, specie americane (segnaliamo
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) in cui è comunque possibile scoprire il livello di emissioni di ogni cellulare. I modelli con i valori più alti arrivano vicini ai limiti americani (1,58-1,59 W/kg), mentre i modelli migliori (ovviamente migliori rispetto a questo valore, ma magari meno dotati di funzioni e applicazioni) hanno valori di Sar intorno a 0,30 W/kg. Ovviamente queste cifre dipendono dalle caratteristiche costruttive dell’apparecchio (e ogni marca o singolo modello ne ha di diverse), ma dipendono anche dalle condizioni di utilizzo. Ad esempio se si telefona in una situazione in cui c’è poco campo, il cellulare aumenta la sua potenza per far arrivare il segnale. Ma in uno stesso luogo i cellulari (e questa è esperienza capitata prima o poi a tutti gli utilizzatori), possono ricevere più o meno bene a seconda di modello e operatore. E dunque anche in funzione di ciò il livello di Sar cambia.
Dunque anche qui si scopre che, senza cadere in paure infondate o eccessive, conta essere consumatori informati, che acquistano e scelgono il loro telefonino in base a tante variabili, una delle quali è anche questa. E poi imparano a usarlo seguendo alcune cautele che non limitano di certo la libertà di ognuno.



Dario Guidi
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I buoni consigli di CoopVoce
Ecco alcune regole da non dimenticare sull'uso del proprio cellulare

CoopVoce è ormai da qualche hanno una importante presenza nel campo della telefonia mobile. Con oltre 500 mila abbonati, CoopVoce ha via via aumentato la propria presenza in un settore caratterizzato da una fortissima concorrenza e da una continua sfida tra gli operatori che, a suon di incessanti campagne pubblicitarie, sono sempre pronti a offrire nuove tariffe e servizi. CoopVoce, in questo contesto, che spesso lascia frastornato l’utente, ha puntato su una strategia che mira a unire la convenienza delle tariffe, la semplicità e l’affidabilità dell’offerta e un servzio di ottima qualità. Questa chiave ha consentito una crescita costante di abbonati, cui si è accompagnata una progressiva estensione delle proposte di servizio, sempre nel rispetto della filosofia di base e dei valori Coop. Chiaro che anche di fronte a temi delicati come quelli delle incertezze che riguardano i possibili effetti sulle persone dovuti ai campi elettromagnetici dei terminali mobili CoopVoce ritiene doveroso consigliare a tutti di assumere comunque dei comportamenti ispirati alla prudenza e al buon senso. Per questo CoopVoce vi propone questo questo piccolo promemoria:
• L’utilizzo dell’auricolare con il cavetto o del viva-voce è sicuramente una valida soluzione, tanto più se si fa un utilizzo del cellulare frequente o per effettuare delle conversazioni di lunga durata: adottiamo dunque questo accorgimento ogni qual volta ci è possibile, tanto più se utilizziamo il telefono mobile correntemente.
• I terminali di fascia più elevata dispongono, oltre che della componente per la telefonia, di ulteriori dispositivi che agiscono sui campi elettromagnetici: WiFi, Bluetooth e GPS. Se non ne abbiamo l’effettiva necessità è buona abitudine disattivare questi dispositivi per ridurre il carico emissivo complessivo del nostro terminale.
• Anche se la scelta di un modello di telefonino è largamente ispirata all’aspetto del terminale nonché ai nostri gusti personali è comunque bene andare a vedere le caratteristiche di emissione dell’apparecchio che stiamo per acquistare: questa verifica non dovrà di certo distoglierci dall’acquisto dell’oggetto del desiderio ma, proprio in relazione con i nostri consumi, sicuramente ci aiuterà a valutare più compiutamente la necessità di utilizzare l’auricolare.
• Un’attenzione particolare merita l’utilizzo ormai diffusissimo del telefono mobile in auto (ma anche in treno nonché sugli altri mezzi pubblici) dove il complesso delle emissioni radio si modifica a causa delle interferenze con l’abitacolo e dove spesso ci abbandoniamo a lunghe telefonate: in questo caso l’impiego dell’auricolare o del viva-voce costituisce un’importante norma di prudenza e questo a prescindere dal noto e motivato obbligo del Codice della Strada!
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"C'è ancora bisogno di studiare"

Intervista a Maurizio Zoboli, docente di campi elettromagnetici: "Niente allarmismi, ma in auto occhi alla gabbia di Faraday"

"Il problema dei campi elettromagnetici artificiali e della loro emissione a diverse frequenze è un fenomeno relativamente recente e dunque da studiare con la massima attenzione, anche perché il loro trend di aumento è molto veloce. Ma credo sia difficile, ad oggi, trarre conclusioni certe e definitive circa l’impatto del cosiddetto inquinamento elettromagnetico. C’è più che mai bisogno di una ricerca seria, pubblica e verificabile, non condizionata da una logica di profitto, specie per quanto attiene alle possibili conseguenze sul piano della salute, mantenendo come criteri ispiratori quelli del rigore e della cautela, ma evitando di fare allarmismo che spesso non è suffragato da riscontri oggettivi". Parola di Maurizio Zoboli docente di Campi elettromagnetici alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Modena. Per arrivare a parlare di telefoni cellulari, Zoboli parte da un po’ più lontano. Si potrebbe dire da Guglielmo Marconi e dalla sua radio.
"Inizialmente sul nostro pianeta era presente solo quella che si chiama la radiazione cosmica di fondo, quella che deriva dall’esplosione del Big Bang che ha dato origine al nostro universo. Da Marconi in poi abbiamo iniziato a produrre apparati in grado di emettere onde elettromagnetiche con una frequenza di oscillazione sempre maggiore. Per capirci, quando parlo di 50 hertz, parlo di cinquanta colpi al secondo, cioè di una emissione elettrica di bassa frequenza che non si propaga. Nel corso di pochi decenni la ricerca scientifica ci ha consentito di aumentare la frequenza delle emissioni arrivando a valori impressionanti: ad esempio per i telefoni cellulari e altre apparecchiature di uso quotidiano viaggiamo tra 1 e 5 miliardi di oscillazioni al secondo, ma se prendiamo le fibre ottiche, lì si viaggia a 100 migliaia di miliardi. Mentre a basse frequenze a viaggiare sono elettroni, alle alte frequenze ci troviamo di fronte a fotoni cioè a luce, qualcosa che è privo quindi di carica elettrica ed è dunque meno pericoloso sul piano della salute".
Cosa si può dire degli effetti delle onde sui sistemi biologici come il nostro corpo?
"Ricordando che anche noi funzioniamo sulla base di impulsi chimico-elettrici che partono dal cervello, le radiazioni influiscono in due modi. C’è un aspetto termico, cioè legato ad un aumento di produzione di calore. Se metto una mano nel microonde mi brucio. Ma anche se sto vicino a grandi parabole o ai ripetitori, il calore aumenta. Ma proprio questa percezione mi segnala il problema e mi consente di reagire. L’altro effetto, molto più difficile da valutare, è quello che si può verificare con basse potenze ma con possibili effetti sul lungo periodo. Il cellulare lo usiamo appoggiato alla scatola cranica e gli sudi dicono che l’energia, diffondendosi, si può focalizzare in alcuni punti con una maggiore intensità. Sono aspetti da approfondire. Ma qui servono studi e serie di dati su basi temporali di diversi anni. E ne abbiamo ancora troppo pochi. Ma certo ci sono precauzioni nell’uso del cellulare che si possono comunque adottare da subito".
Può farci un esempio?
"Usare il cellulare mentre si guida è vietato ed è evidentemente pericoloso per questioni di sicurezza stradale. Ma c’è di più. Quando siamo in auto, la vettura produce un effetto che in fisica si chiama gabbia di Faraday, cioè ci isola dai campi elettrostatici esterni. Per questo il cellulare per uscire dalla gabbia è costretto ad aumentare notevolmente la potenza di emissione. Dunque usare il viva-voce o gli auricolari fa bene ovunque, ma in auto è assolutamente raccomandato. Oltre a evitarci di prendere multe".
E in rapporto alle altre fonti di emissione che ci sono nelle nostre case (elettrodomestici, televisori, computer, modem e altre apparecchiature wi-fi), il cellulare come ci sta? Giusto preoccuparsi per lui o le priorità sono altre?
"In generale va spiegato che i cellulari lavorano su potenze basse, per evitare interferenze. Del resto ormai tutti abbiamo un cellulare in tasca e, basta pensare a situazioni della vita di tutti i giorni, se le potenze fossero più alte anche il rischio di interferenze sarebbe inevitabile, in ufficio, all’ospedale o mentre facciamo la spesa. Anche i sistemi bluetooth e wi-fi, ormai presenti in molte case, sono a potenze basse. Parliamo di pochi metri di campo d’azione. Anche per i televisori, con i nuovi modelli a schermo piatto si sono migliorate di molto le cose sul piano dell’irradiazione. Sicuramente altri elettrodomestici che si usano in casa sono più pericolosi. Aggiungo che se proprio dovessi dire di preoccuparsi per qualcosa indicherei gli impianti trasmissivi a grande potenza che stanno fuori dalle nostre case".
Ma restando sui cellulari, ogni apparecchio ha un livello di emissioni diverso, quello espresso in Sar. Un dato che molti ignorano…
La potenza dei cellulari non dipende tanto dalla quantità di funzioni che hanno, ma dalle tipologie costruttive e dalle condizioni di trasmissione. Il valore in Sar che accompagna ogni cellulare esprime questa potenza trasmissiva. È un dato che è bene conoscere, anche se poi va messo in relazione con le modalità di utilizzo che ognuno fa del cellulare. A questo proposito farei un discorso generale di diritto all’informazione, che vale per la etichettatura di tutti i prodotti e quindi anche per i telefonini. Conoscere le loro caratteristiche è fondamentale. Per il consumatore, senza perdersi in allarmismi inutili, c’è una consapevolezza che deve crescere".



Dario Guidi
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Conosciamo il nostro cellulare
Ognuno ha il suo Sar, ovvero...

Per Sar (Specific absorption rate, che in italiano diventa Tas, cioè Tasso di assorbimento specifico), di cui ci occupiamo ampiamente nell’articolo principale in queste pagine, si intende l’unità di misura con cui si valuta la potenza elettromagnetica assorbita da un tessuto umano dopo l’esposizione alle sorgenti ad alta frequenza, quali ad esempio i telefoni cellulari.
Più esattamente la misura del Sar indica l’incremento di temperatura dovuto all’assorbimnto di energia. Ogni cellulare ha una sua misura di Sar (cioè di effetto sull’innalzamento di temperatura) che dipende dalle modalità costruttive che ovviamente variano secondo le diverse case e i diversi modelli.
In Europa il limite di Sar fissato per i cellulari è di 2 Watt per kg (su un campione di 10 grammi di tessuto). Negli Usa questo valore è stato invece fissato in 1,6 W/kg. La misura del Sar di ogni cellulare dovrebbe essere indicata sulla confezione o nel manuale d’uso.
Il lvello di Sar dei diversi cellulari può variare considerevolmente, da valori vicino allo 0,30 W/kg, per i cellulari con minori emissioni, a valori vicini a 1,5-1,6 W/kg, per i telefoni a più alte emissioni.
Si tratta dunque di una informazione utile da tenere in considerazione al momento dell’acquisto di un nuovo apparecchio, unitamente alle numerose altre caratteristiche e opzioni tecniche. Ovviamente, si tratta di una informazione che va poi incrociata col tipo di uso che si fa del cellulare.
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