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ambiente ultime notizie 2011
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 MessaggioInviato: Lun Dic 12, 04:54:05  ambiente ultime notizie 2011
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  nuvolotta

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A REGGIO EMILIA BIMBI
A SCUOLA CON BICIBUS

Un bel modo per sensibilizzare i più
piccoli alla mobilità sostenibile sin
da giovanissimi, un ottimo rimedio per
limitare le emissioni inquinanti in un
periodo dell'anno in cui i livelli
aumentano. Parliamo di "BiciBus", ini-
ziativa attiva nella città emiliana sin
dal 2003 che coinvolge i bambini delle
scuole elementari con insegnanti, geni-
tori e nonni a garantirne la sicurezza
quando sulle loro due ruote compiono
quotidianamente il percorso casa-scuola

Il BiciBus gode ormai dei requisiti di
un trasporto pubblico a tutti gli ef-
fetti, è l'unico però a muoversi
soltanto a pedali: ci sono un capolinea
e alcune fermate segnalate con cartelli
e orari dei passaggi con cui si rag-
giungono le scuole. Lì i genitori ac-
compagnano i figli, tutti con caschetti
e pettorine forniti dal Comune,lascian-
doli pedalare nel gruppo che si ingros-
sa strada facendo, sempre guidato da
volontari.


Gli alunni, in particolare quelli delle
prime elementari, prima di poter aderi-
re al BiciBus devono sostenere una pro-
va "su strada", effettuata dalla Fede-
razione italiana amici della biciclet-
ta, in modo da dimostrare sufficiente
padronanza del mezzo. Quello delle
biciclette è un fenomeno assolutamente
diffuso a Reggio-Emilia: il capoluogo
emiliano, infatti, conta 178 chilometri
di piste ciclabili e proprio grazie a
questo, il BiciBus può correre quasi
totalmente su percorsi protetti.



Dal 2005 al 2009 per le ciclabili l'am-
ministrazione comunale ha investito
circa un milione e mezzo di euro all'
anno. Lo stimolo verso l'uso delle
biciclette nella città emiliana è con-
fermato anche dai numerosi corsi rea-
lizzati per gli adulti: si insegna a
pedalare anche a chi, per raggiunti
limiti di età, sul BiciBus non può
certo salire. I ciclisti di Reggio
Emilia sono tanti e si divertono a ogni
età: un bell'esempio da prendere in
considerazione.



VENEZIA,GATTI PER RIDURRE I RIFIUTI
E' in corso a Venezia la campagna "Gat-
ti sostenibili - Impronte ecologiche
leggere",iniziativa rivolta ai proprie-
tari di gatti, finalizzata a creare
maggiore consapevolezza sugli impatti
ambientali connessi alla cura degli
animali domestici. La strategia del
capoluogo veneto per abbattere la
produzione dei rifiuti urbani segna un
nuovo passo in avanti, ma questa volta
il vero "target" non sono gli abitanti.


VENEZIA,GATTI PER RIDURRE I RIFIUTI
Si stima che ogni gatto domestico in un
anno produca oltre 200 chilogrammi di
rifiuto secco, costituito quasi esclu-
sivamente da lettiera minerale. Un dato
su cui riflettere soprattutto in con-
siderazione del fatto che ogni italiano
di chili di rifiuti ne produce circa
515, tra residuo e riciclabili. Tale
constatazione ha portato all'ideazione
della campagna coordinata da Achab
Group, rete nazionale di comunicazione
ambientale che si sviluppa in colla-
borazione con Legambiente.


VENEZIA,GATTI PER RIDURRE I RIFIUTI
La popolazione di gatti che vive at-
tualmente sul territorio comunale si
aggira intorno alle 6.000 unità e la
produzione di lettiera minerale di
scarto supera le 1.300 tonnellate
l'anno di rifiuto secco non riciclabi-
le, smaltito in inceneritore o nel
termovalorizzatore, per un costo di
almeno 180.000 euro. Il costo ambien-
tale delle lettiere minerali è deter-
minato, inoltre, dal loro peso elevato
che incide in termini consistenti nelle
fasi di estrazione e trasporto.


VENEZIA,GATTI PER RIDURRE I RIFIUTI
L'iniziativa punta alla sensibilizza-
zione sull'uso di prodotti più soste-
nibili per gli animali, come le lettie-
re compostabili e gli alimenti "cruelty
free", soprattutto attraverso il coin-
volgimento dei medici veterinari, punto
di riferimento importante e autorevole
per chi ha un animale domestico, così
come di associazioni per la salvaguar-
dia dell'ambiente e la tutela degli
animali.


VENEZIA,GATTI PER RIDURRE I RIFIUTI
Informazioni e approfondimenti sono a
disposizione sul sito internet
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
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luogo virtuale
in cui affrontare le diverse tematiche
legate alla gestione responsabile dei
gatti (dalla sterilizzazione agli
acquisti consapevoli) e in cui trovare
consigli, esperienze e novità. Nel sito
a ogni ente promotore sarà dedicata una
pagina all'interno della sezione
"Adesioni", affinché i cittadini
conoscano i punti vendita e i veteri-
nari aderenti.



PIU' SPAZIO PER LE ZONE
PROTETTE IN EUROPA

C'è sempre più spazio nell'Unione euro-
pea per le zone naturali protette. Ad
annunciarlo, nelle scorse settimane, il
commissario europeo all'ambiente Janez
Potocnik, precisando che soltanto in
Italia sono stati aggiunti ben 871
chilometri quadrati alla rete di Natura
2000 (che rappresenta la rete delle
aree protette sotto il profilo ambien-
tale dell'Europa).


PIU' SPAZIO PER LE ZONE
PROTETTE IN EUROPA
Sulla Penisola, in particolare, sono
stati aggiunti centinaia di luoghi con
i maggiori incrementi situati nell'area
mediterranea (660 km2 in più), seguita
da quella continentale (+185 km2) e
infine dall'area alpina (+ 26km2 ). Le
nuove zone sono utili a favorire la
conservazione di una vasta gamma di
specie e habitat. Globalmente, Natura
2000 ha conosciuto un significativo
ampliamento grazie all'aggiunta di
circa 18.800 chilometri quadrati, di
cui circa 17.000 interessano aree mari-
ne.


PIU' SPAZIO PER LE ZONE
PROTETTE IN EUROPA

I principali paesi interessati dall'
ampliamento oltre l'Italia, sono il
Regno Unito, la Francia, il Belgio, la
Grecia, Cipro, l'Ungheria e la Litua-
nia. Natura 2000 costituisce attualmen-
te uno degli strumenti più efficaci di
cui disponiamo in Europa per contrasta-
re la perdita di biodiversità, e svolge
un ruolo fondamentale nella strategia
comunitaria di protezione del patrimo-
nio naturale.


PIU' SPAZIO PER LE ZONE
PROTETTE IN EUROPA

Molto importante risulta essere l'
ampliamento della rete nelle aree
marine, che denota come la protezione
dell'ambiente marino e delle sue carat-
teristiche uniche sia stata una priori-
tà nelle strategie di tutela di
Bruxelles. I nuovi siti marini
serviranno per garantire un rifugio
essenziale a molte specie europee che
sono particolarmente rare e a rischio.


PIU' SPAZIO PER LE ZONE
PROTETTE IN EUROPA

Nel Mediterraneo, in particolare, i
nuovi siti permetteranno di migliorare
la protezione di specie quali la tarta-
ruga verde (Chelonia mydas), la tarta-
ruga marina comune (Caretta caretta) e
la foca monaca del Mediterraneo (Mona-
chus monachus) che svolgono un ruolo
fondamentale nei loro ecosistemi.
L'ampliamento della rete consentirà
anche di migliorare la protezione di
una serie di preziosi habitat terrestri
come le praterie calcaree ricche di
varie specie in Italia e a Cipro.



EMERGENZA UNGULATI PER LE
COLTURE TOSCANE

Ogni giorno i cinghiali e gli altri un-
gulati "mangiano" oltre 10.000 euro di
colture agricole toscane:un danno sti-
mabile in circa quattro milioni di euro
di mancato fatturato per il settore
agro alimentare. Un dato shock per
un'emergenza che colpisce l'agricoltura
regionale. Scorribande di cinghiali in
Maremma; fiumi di caprioli nelle cam-
pagne senesi e perfino i mufloni sull'
isola del Giglio a devastare i vigneti;
boschi distrutti dai cervi nelle mon-
tagne pistoiesi.


EMERGENZA UNGULATI PER LE
COLTURE TOSCANE

Senza mezzi termini le campagne della
Toscana sono sotto assedio: 300.000
cinghiali, 153.000 caprioli, 8.800
daini, 3.600 cervi e 2.500 mufloni. A
questi si aggiungono le crescenti
predazioni di lupi e capi selvatici
alle greggi, soprattutto in Maremma, e
i danni provati dalle tante specie non
cacciabili. E ancora, i rischi per la
sicurezza stradale (1,5 incidenti al
giorno di media causati dai selvatici),
e i rischi sanitari poiché gli animali
sono portatori di parassiti e malattie
infettive.


EMERGENZA UNGULATI PER LE
COLTURE TOSCANE

Secondo i rappresentanti del settore
agricolo è arrivato il momento di
promuovere un nuovo progetto di
gestione faunistica che copra il
periodo 2012-2015. Nel 2010 Arezzo è
stata la provincia con più danni
all'agricoltura, seguita da Siena,
quindi il tandem Grosseto e Firenze.
Danni per oltre un milione e mezzo
secondo i dati ufficiali della Regione,
ma che secondo la Cia Toscana, è molto
lontana dalla realtà perché non com-
prende tutta una serie di altri danni
accessori.


EMERGENZA UNGULATI PER LE
COLTURE TOSCANE

Il cinghiale rappresenta il principale
protagonista dei danni all'agricoltura
(66,3%), ma occorre sottolineare il
crescente peso degli altri ungulati
ancor più se si considerano i danni
alla selvicoltura. Nell'ultimo quin-
quennio (2005-10) i cinghiali hanno
provocato oltre sette milioni di euro
di danni all'agricoltura toscana;
seguono i caprioli con 1.128.120 euro;
i cervi con 309.188 euro; i daini con
266.464 euro, altri ungulati non defi-
niti per 85.766 euro e i mufloni per
5.000 euro.



EMERGENZA UNGULATI PER LE
COLTURE TOSCANE

A subire le maggiori conseguenze dei
danni sono i cereali, che con le
protoleaginose (soprattutto girasoli)
e le foraggere rappresentano il 55,09%
dei danni riconosciuti. Seguono i
vigneti, fruttiferi, colture orticole,
olivi, castagne, prodotti vivaistici.
Da non sottovalutare anche l'aumento
degli incidenti stradali provocati
dalla fauna selvatica: in Toscana si è
passati dai 188 nel 2001, ai 358 nel
2003 fino ai 482 del 2008 e ai 474 del
2009.


LE CITTA' SOSTENIBILI A MODENA
Il Gruppo di Lavoro A21L "Città soste-
nibili" organizza un Workshop nazionale
a Modena il prossimo 15 dicembre 2011
sugli effetti del cambiamento climatico
nelle città e nei territori e le poli-
tiche per l'adattamento. Alluvioni,
frane, isole di calore, eventi meteo
estremi sono tra i più gravi effetti
del clima che cambia. Le città, in
particolare in Italia, si confermano
strutture fragili sempre più spesso
esposte a nuovi rischi e a nuove
vulnerabilità.


LE CITTA' SOSTENIBILI A MODENA
Il Gruppo di Lavoro A21L "Città soste-
nibili" proporrà un'agenda tematica per
integrare i Piani d'Azione Locale per
l'Energia Sostenibile (PAES) con azioni
misure e interventi per rendere più
sicure le città e i territori. Le
proposte saranno discusse da esperti
urbanisti, geologi, climatologi,
agronomi e ingegneri ambientali al fine
di validare gli strumenti di governance
urbana più idonei a contrastare gli
effetti del cambiamento climatico.

LE CITTA' SOSTENIBILI A MODENA
Il workshop si inserisce tra due ses-
sioni di lavoro del progetto europeo
Water Against Climate Change
(WATACLIC), che si svolgeranno nelle
mattinate di giovedì 15 e venerdì 16
dicembre, nella stessa sede del Palazzo
dei Musei di Modena (viale Vittorio
Veneto, 5). Gli incontri di WATACLIC
sono incentrati sulla gestione inte-
grata delle risorse idriche, per fron-
teggiare, in particolare, il cambia-
mento climatico.

LE CITTA' SOSTENIBILI A MODENA
"Città sostenibili" è un progetto idea-
to e promosso dall'Ufficio ricerche e
documentazione sulla storia urbana
dell'Assessorato alla Cultura del
Comune di Modena, in collaborazione con
l'Assessorato alle Politiche Ambientali
e l'Assessorato all'Urbanistica.
L'iniziativa tratta delle relazioni fra
la storia della città, del suo terri-
torio e le risorse naturali al fine di
promuovere percorsi partecipati di
riqualificazione ambientale e urbani-
stica, finalizzati alla sostenibilità.


LE CITTA' SOSTENIBILI A MODENA
Nel 2003, per iniziativa dell'Assesso-
rato alle Politiche ambientali, sulla
base delle attività svolte nell'ambito
del Progetto, si è costituito un Gruppo
di Lavoro dell'Associazione Nazionale
Coordinamento agende 21 locali italia-
ne, che si occupa di trasformazione
sostenibile e partecipata del territo-
rio e della città. Il suo Coordinamento
è tenuto dagli assessorati all'ambiente
del Comune e della Provincia di Modena.
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CRUELTY FREE
Quando si parla di "cruelty free", si
fa riferimento a tutti quei prodotti
messi sul mercato da aziende che hanno
aderito a uno standard internazionale,
stilato dalle maggiori organizzazioni
animaliste mondiali guidate dalla Coa-
lizione europea contro la vivisezione,
che si propone di evitare l'incremento
della sperimentazione dei prodotti
cosmetici sugli animali valorizzando
una politica aziendale libera da cru-
deltà sugli animali.


CRUELTY FREE
Ad oggi, il test sul prodotto finito è
vietato in Europa, così come la vendita
di prodotti realizzati e testati fuori
Europa. I test avvengono invece sui
singoli ingredienti: è proprio questa
pratica a determinare la discriminante
tra prodotto cruelty-free o meno.
Potremmo dunque definire cruelty free
solo quelle ditte che usano ingredienti
della "positive list", presenti sul
mercato prima del 1976 anno in cui è
entrato in vigore l'obbligo dei test su
animali specifici per i cosmetici.


CRUELTY FREE
Ma ormai quasi nessuna azienda è in
grado di soddisfare questo criterio
così stringente. E nato così lo
standard internazionale "Non testato su
animali", che offre una definizione
meno stretta ma completamente accetta-
bile ed efficace. Una ditta, per essere
cruelty free nel senso stabilito dallo
standard stesso deve non testare su
animali il prodotto finito, né commis-
sionare a terzi tali test.


CRUELTY FREE
Per gli ingredienti comprati già testa-
ti dai fornitori, deve dichiarare che
tali test sono avvenuti prima di un
dato anno a sua scelta,ed impegnarsi a
non comprare ingredienti testati dopo
quell'anno. Il che significa non usare
più alcun ingrediente (chimico, di
sintesi) nuovo. Mentre può usare in-
gredienti completamente vegetali o
anche di sintesi ma già in commercio
prima dell'anno scelto.


CRUELTY FREE
Così facendo, non si incrementa di
fatto la sperimentazione su animali,
solo che la data non è il 1976 ma
un'altra scelta da ciascuna azienda.
Ovviamente, questi prodotti non sono
cruelty free nel senso che i loro
ingredienti non sono mai stati testati
su animali (ciò vale anche per quelli
che usano ingredienti delle positive
list), ma lo sono nel senso che non
incrementano la sperimentazione
_________________
Una morbida nuvolotta.... di zucchero filato alla fragola e limone
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2011 POSITIVO PER RACCOLTA
E RICICLO PNEUMATICI

Ecopneus (il consorzio per il rintrac-
ciamento, la raccolta e il trattamento
dei pneumatici fuori uso) ha tracciato
un primo bilancio della partenza del
sistema di raccolta e recupero dei
pneumatici fuori uso in Italia. Una
vera e propria industria del riciclo
che si sta consolidando sulla spinta
del Decreto ministeriale numero 82 de
l'11 aprile 2011, che ha previsto
procedure volte a garantire l'effi-
cienza del sistema con il coinvolgi-
mento degli addetti ai lavori.


2011 POSITIVO PER RACCOLTA
E RICICLO PNEUMATICI

Obiettivo di raccolta per il 2011 nel
Paese le 100.000 tonnellate di pneuma-
tici, pari al 25% dell'immesso al con-
sumo, quota che dovrà diventare il 100%
(380.000 tonnellate) entro il 2013.
Oggi nel nostro Paese ci sono trentotto
organizzazioni che hanno ricevuto l'
autorizzazione dal Ministero dell'
Ambiente ad applicare il contributo
ambientale per il riciclo dei pneumati-
ci fuori uso, con il consorzio Ecopneus
che gestisce la quota maggioritaria di
materiale.


2011 POSITIVO PER RACCOLTA
E RICICLO PNEUMATICI

La raccolta è in linea con il target
del 25% del totale previsto entro fine
anno. La rete Ecopneus è costituita da
sedici imprese regionali di raccolta
che si avvalgono di sessanta sub for-
nitori. Settemila le missioni di auto-
mezzi effettuate fino ad oggi. Il mate-
riale raccolto viene consegnato a tren-
ta imprese di frantumazione, mentre la
parte finale della filiera è composta
da cementifici che attuano recupero
energetico e da aziende che reimpiegano
la gomma da riciclo.


2011 POSITIVO PER RACCOLTA
E RICICLO PNEUMATICI

Una filiera che ha però la necessità di
crescere e rafforzarsi: la normativa
pone degli obiettivi che partono dall'
esigenza ambientale e che poi si scon-
trano con il mercato. Oggi ci sono
alcune Regioni e Province all'avan-
guardia nella spinta al "green procure-
ment" e nelle sperimentazioni rispetto
agli utilizzi della gomma da riciclo di
pneumatici fuori uso; a livello nazio-
nale però siamo in ritardo.

2011 POSITIVO PER RACCOLTA
E RICICLO PNEUMATICI

Ammonta a 1.500 miliardi di euro il
mercato legato all'acquisto di materia-
li di consumo dalle Pubbliche ammini-
strazioni, ma solo il 18% di esse ha
applicato principi di green procurement
contenuti in provvedimenti normativi
nazionali e internazionali. La filiera
e la sua sostenibilità va vista nella
sua interezza: lo sviluppo dei mercati
a valle è indispensabile e non più
procrastinabile. Come anche l'allinea-
mento delle imprese del settore a un
livello di qualità e di etica.


MOBILITA' SOSTENIBILE:
TRE ANNI DI POMOS

Ha compiuto tre anni il Polo per la mo-
bilità sostenibile (Pomos), centro di
cerca applicata con sede a Cisterna di
Latina che dal 2008 realizza mezzi a
basso impatto ambientale, sfruttando la
tenologia dell'elettrico. Nato grazie
a una convenzione tra Dipartimento di
Ingegneria dell'Informazione,Elettroni-
ca e Telecomunicazioni della Sapienza-
Università di Roma e la Regione Lazio,
il Pomos lavora in stretta sinergia con
le piccole e medie imprese del territo-
rio pontino.


MOBILITA' SOSTENIBILE:
TRE ANNI DI POMOS

Il Pomos si pone come centro di compe-
tenza e innovazione, che integra l'at-
tività di ricerca con l'azione di sog-
getti privati e di enti pubblici. E' un
importante punto di riferimento per lo
sviluppo di processi di crescita e per
il trasferimento tecnologico sul terri-
torio pontino. Fondamentali per il Polo
anche le attività di formazione, con lo
scopo di valorizzare principalmente il
"capitale umano", e le attività di co-
municazione.


MOBILITA' SOSTENIBILE:
TRE ANNI DI POMOS

Al tal fine, sviluppa un insieme inte-
grato di azioni e interventi, sistema-
tizzati in quattro linee strategiche di
attività. La prima riguarda lo sviluppo
logistico e organizzativo, finalizzato
a sperimentare e realizzare una strut-
tura in grado di svolgere con effi-
cienza ed efficacia le funzioni di cen-
tro di ricerca e trasferimento tecno-
logico per le imprese del territorio.
La seconda chiama in causa la ricerca
industriale, orientata alle tecnologie
per la mobilità sostenibile.


MOBILITA' SOSTENIBILE:
TRE ANNI DI POMOS

La terza tira in ballo lo sviluppo
innovativo e il trasferimento tecno-
logico volto al potenziamento delle
capacità innovative delle imprese,
fondamentale per il rafforzamento del
tessuto produttivo e della competiti-
vità. Ultima attività, ma non meno
importante, quella di cooperazione con
gli altri Poli regionali per diffondere
in maniera più capillare tecnologia e
innovazione.


MOBILITA' SOSTENIBILE:
TRE ANNI DI POMOS

A livello pratico, sono già numerosi i
progetti e i prototipi portati a termi-
ne dal Pomos in questi anni: si va dai
Suv 4x4 ai quad, dalle automobili alle
motociclette da corsa (il Polo ha svi-
luppato un segmento ad hoc), dai risciò
alla recentissima "botticella" elettri-
ca commissionata da Roma Capitale per
sostituire un domani quelle trainate
dai cavalli. Per saperne di più:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
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BOSCHI,RISORSE SEMPRE PIU' PREZIOSE
In Italia le risorse forestali rappre-
sentano sempre di più un bene prezioso:
oggi il 35% del territorio nazionale è
ricoperto di alberi, per una superficie
di undici milioni di ettari importan-
tissimi per il nostro ecosistema. Rap-
presentano aria, acqua, terra e clima:
producono l'ossigeno che respiriamo,
contribuiscono alla tutela della bio-
diversità, hanno un ruolo vitale nella
conservazione delle risorse idriche e
del suolo, funzionano come serbatoi per
l'assorbimento del carbonio.


BOSCHI,RISORSE SEMPRE PIU' PREZIOSE
A riaffermare la loro importanza è sta-
ta la Confederazione italiana agricol-
tori, in occasione dell'ultima edizione
della "Giornata nazionale dell'albero"
svoltasi a fine novembre. Sempre più
centrali nell'ambito dello sviluppo
rurale e territoriale e nella tutela
dell'ambiente, i boschi hanno un valore
essenziale per il raggiungimento dello
sviluppo sostenibile globale. La loro
corretta gestione serve per contrastare
gli effetti dei cambiamenti climatici e
dei dissesti idrogeologici.


BOSCHI,RISORSE SEMPRE PIU' PREZIOSE
Rappresentano inoltre, insieme all'
agricoltura, una delle principali ri-
sorse economiche per lo sviluppo delle
aree rurali e montane. Ed è proprio il
settore primario a svolgere un ruolo
fondamentale nella protezione di queste
"miniere" di diversità biologica, fun-
gendo da "guardiano" delle attività
antropiche e valorizzando così il ruolo
degli alberi come regolatori degli eco-
sistemi.


BOSCHI,RISORSE SEMPRE PIU' PREZIOSE
Le prime azioni di politica forestale
dirette al territorio sono state quelle
inserite all'interno della Politica
agricola comune. Alla fine degli anni
Novanta è stata approvata la Strategia
forestale dell'Unione europea: documen-
to programmatico comune ai Paesi mem-
bri, necessario anche per raggiungere
gli impegni internazionali presi in
materia di foreste, a Rio de Janeiro
nel 1992.


BOSCHI,RISORSE SEMPRE PIU' PREZIOSE
Nel corso del tempo, le politiche
forestali hanno assunto sempre più un
ruolo rilevante e integrato con il
settore agricolo. Nella Politica
agricola comune prevista dopo il 2013,
attualmente in fase di discussione a
Bruxelles, nei piani di sviluppo rurale
c'è posto per una serie di misure ri-
volte al settore forestale, per ren-
derlo più integrato con altre compo-
nenti di sviluppo e gestione del terri-
torio.



OLIO: MUFFE IN QUATTRO
BOTTIGLIE SU DIECI

L'analisi organolettica su campioni di
olio vergine ed extravergine di oliva
acquistati nei supermercati, ha
evidenziato la presenza di muffe in
oltre il 40% delle bottiglie in
vendita. Questo il risultato emerso
dalla prima indagine s ulla qualità
degli oli di oliva in vendita in Italia
effettuata da Coldiretti, Symbola e
Unaprol, dalla quale si evidenzia che
il 16% delle bottiglie contiene olio
derivante da olive alterate e l'8%
rancido.


OLIO: MUFFE IN QUATTRO
BOTTIGLIE SU DIECI

Più della metà delle bottiglie di olio
esaminate dovrebbero essere declassate
e non vendute come extravergine.
Dall'analisi sono stati esclusi quelli
a Denominazione di origine (Dop) e
quelli ottenuti al 100% da olive ita-
liane, ma compresi olii di grande
diffusione. Le dimensioni del fenomeno
scoperto dall'indagine, richiede un
immediato intervento delle autorità
predisposte ai controlli, soprattutto
in vista del Natale durante il quale
l'extravergine è un prodotto apprez-
zato.


OLIO: MUFFE IN QUATTRO
BOTTIGLIE SU DIECI

Una situazione che Coldiretti, Symbola
e Unaprol vogliono contrastare con il
progetto "GeniusOlei", che ha l'obiet-
tivo di promuovere una profonda cono-
scenza dell'olio e delle sue caratte-
ristiche qualificanti. Va segnalato
che già un'altra indagine condotta da
Coldiretti ha confermato come in
quattro bottiglie su cinque di olio
extravergine in vendita in Italia,
contenenti miscele di diversa origine,
è praticamente illeggibile la pro-
venienza delle olive impiegate

OLIO: MUFFE IN QUATTRO
BOTTIGLIE SU DIECI

Questo malgrado sia obbligatorio indi-
carla per legge in etichetta dal primo
luglio 2009, in base al Regolamento
comunitario numero 182 del 6 marzo
2009. Sulle bottiglie di extravergine
ottenute da olive straniere, in vendita
nei supermercati, è quasi impossibile
nella stragrande maggioranza dei casi
leggere le scritte "miscele di olii di
oliva comunitari", "miscele di olii di
oliva non comunitari" o "miscele di
olii di oliva comunitari e non
comunitari".


LIO: MUFFE IN QUATTRO
BOTTIGLIE SU DIECI

Per non cadere nella trappola del mer-
cato, il consiglio è quello di guardare
con diffidenza ai prezzi eccessivamente
bassi che non coprono neanche il costo
delle olive, come dimostrano i numerosi
e preoccupanti casi di sequestri di
olio deodorato a basso prezzo, effet-
tuati dalle autorità di controllo.
Considerando che una confezione da un
litro di un buon olio extra vergine di
oliva, prodotto al 100% con olive ita-
liane, non potrebbe costare, mediamente
al consumo, meno di sei euro.



A PADOVA UN CORSO
SUI SISTEMI GEOTERMICI

L'Associazione Italiana Condizionamento
dell'Aria, Riscaldamento e Refrigera-
zione (AICARR) e il Dipartimento di
Fisica Tecnica dell'Università di Pado-
va insieme per la realizzazione del
corso dedicato ai "Sistemi geotermici a
pompa di calore per riscaldamento e
raffrescamento", in programma il 13 e
14 dicembre a Padova.


A PADOVA UN CORSO
SUI SISTEMI GEOTERMICI

La decisione di organizzare un corso su
questo argomento è nata dalla constata-
zione che in Europa, negli ultimi anni,
l'energia geotermica sta diventando una
delle fonti rinnovabili più interes-
santi per il riscaldamento e il raf-
frescamento tramite l'utilizzo di pompe
di calore accoppiate al terreno. Molti
sono gli studi e gli esempi inerenti le
applicazioni nell'area del Nord Europa,
pertanto riveste particolare interesse
un corso volto all'analisi di situa-
zioni in aree geografiche.


A PADOVA UN CORSO
SUI SISTEMI GEOTERMICI
Il corso si propone di approfondire gli
aspetti teorici, progettuali e pratici,
relativi all'installazione e al fun-
zionamento dei sistemi geotermici a
pompa di calore utilizzati per il ri-
scaldamento e il raffrescamento di
ambienti. Le lezioni si focalizzeranno
sugli impianti che utilizzano sonde
geotermiche, ossia tubazioni poste nel
terreno in cui viene fatto circolare un
fluido in circuito chiuso, ma verrà
trattato anche il caso in cui si uti-
lizzino circuiti aperti con acqua di
falda.


A PADOVA UN CORSO
SUI SISTEMI GEOTERMICI

Rivolto a professionisti, personale
tecnico di aziende produttrici di si-
stemi e componenti e installatori, il
corso offrirà qualificati contributi di
esperti provenienti da istituti di
ricerca e dall'industria. Il corso è
stato organizzato nell'ambito del pro-
getto Ground-Med, finanziato dall'
Unione europea, che mira a dimostrare
la sostenibilità della tecnologia a
pompa di calore per il riscaldamento e
il raffreddamento degli edifici nell'
area del Mediterraneo.


GREEN PUBLIC PROCUREMENT
Il "green public procurement", defini-
bile in italiano "Acquisti verdi della
Pubblica amministrazione, è la pratica
diffusa a livello internazionale che
tiene in considerazione valutazioni di
carattere ambientale nelle procedure di
acquisto della Pubblica Amministrazio-
ne. In altri termini è il mezzo per
poter scegliere prodotti e servizi che
hanno un minore, oppure un ridotto, ef-
fetto sull'ambiente e la salute umana
rispetto ad altri utilizzati allo stes-
so scopo.


GREEN PUBLIC PROCUREMENT
Acquistare verde significa acquistare
un bene tenendo conto degli impatti
ambientali che questo può avere nel
corso del suo ciclo di vita, dall'
estrazione della materia prima allo
smaltimento del rifiuto. Il green
public procurement può esercitare un
"effetto traino" sul mercato dei pro-
dotti ecologici nel settore: gli acqui-
sti pubblici, infatti, rappresentano
oggi solo in Italia il 17% del Prodotto
interno lordo mentre nei Paesi dell'
Unione europea la percentuale si aggira
attorno al 14%.


GREEN PUBLIC PROCUREMENT
Il concetto del green procurement, su
scala internazionale, è stato origina-
riamente promosso e confermato dall'
Organizzazione per la Cooperazione e lo
Sviluppo Economico (OCSE) e il ricorso
allo strumento viene incoraggiato da
tempo anche dall'Unione europea che ne
parla diffusamente sia nel "Libro Verde
sulla politica integrata dei prodotti"
del 1996, sia nel Sesto Programma
d'Azione in campo ambientale e svilup-
pato nella Politica Integrata di Pro-
dotto.


GREEN PUBLIC PROCUREMENT
E' tuttavia la direttiva 2004/18/CE del
31 marzo 2004, relativa al "coordina-
mento delle procedure di aggiudicazione
degli appalti pubblici di forniture, di
servizi e di lavori" che, a livello
normativo, riconosce la possibilità di
inserire la variabile ambientale come
criterio di valorizzazione dell'offer-
ta. In Italia il green public procure-
ment non è obbligatorio, però esistono
alcune norme che ne sollecitano l'in-
troduzione stabilendo dei requisiti
specifici o obiettivi per l'acquisto.


GREEN PUBLIC PROCUREMENT
Tra i provvedimenti ricordiamo: il
Decreto Ronchi, modificato dalla legge
448 del 2001, che stabilisce l'acquisto
di almeno il 40% del fabbisogno di
carta riciclata; il Decreto ministeria-
le del 27 marzo 1998, in cui una quota
del parco mezzi deve essere costituito
da veicoli elettrici, ibridi o ad
alimentazione naturale; la Finanziaria
del 2002 che sancisce l'obbligo di
riservare almeno il 20% del totale
all'acquisto di pneumatici ricostruiti.
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RAVENNA LA SCUOLA SI FINANZIA
CON LA DIFFERENZIATA

Trentaduemila ragazzi di 250 scuole in
provincia di Ravenna coinvolti in un
progetto in cui, conferendo i rifiuti
differenziati alle stazioni ecologiche,
si ottengono contributi a favore delle
scuole. Più si conferiscono materiali e
più si trasferiscono fondi alla scuola.
Succede a Ravenna dove Hera multiutili-
ty locale che gestisce rifiuti, gas e
ciclo idrico - in collaborazione con i
comuni del territorio, ha dato il via
all'iniziativa "Riciclandino".


RAVENNA LA SCUOLA SI FINANZIA
CON LA DIFFERENZIATA

L'iniziativa coinvolge tutte le scuole,
dalle materne alle superiori, con l'
obiettivo di incentivare la buona
pratica della raccolta differenziata
sia tra gli studenti, che fra i genito-
ri e allo stesso tempo reperire fondi
per la scuola pubblica. Il meccanismo
del progetto è semplice: dopo un'intesa
campagna di sensibilizzazione presso le
classi delle scuole aderenti, ad ogni
alunno viene consegnata una tessera
riportante un codice a barre che
identifica l'istituto di appartenenza.


RAVENNA LA SCUOLA SI FINANZIA
CON LA DIFFERENZIATA

Nel corso dell'intero anno scolastico,
ogni studente che andrà a conferire
rifiuti alla stazione ecologica, potrà
farsi leggere la tessera da un apposito
lettore. Grazie a tale identificazione
che consente di risalire alla scuola
frequentata, Hera riconoscerà a favore
dell'istituto di provenienza un contri-
buto pari a 15 centesimi per chilogram-
mo per ogni conferimento di carta/car-
tone, vetro/lattine e plastica, olii
minerali e vegetali e batterie per


RAVENNA LA SCUOLA SI FINANZIA
CON LA DIFFERENZIATA
In questo modo, oltre a fornire un con-
tributo economico alla scuola, l'ini-
ziativa si propone anche di diffondere
una maggiore cultura della raccolta
differenziata e far conoscere nel
dettaglio i numerosi servizi che Hera
mette a disposizione dei cittadini,
anche in campo ambientale. Nel comune
di Ravenna, dove lo scorso anno il
progetto è stato avviato, "Riciclan-
dino" ha portato al corretto conferi-
mento di quasi 670 tonnellate di rifiu-
ti, tradottisi in un sostegno di 16.000
euro per le scuole.


RAVENNA LA SCUOLA SI FINANZIA
CON LA DIFFERENZIATA
Un contributo importante soprattutto in
relazione all'attuale periodo di crisi
che coinvolge anche l'istruzione.
"Riciclandino" non è l'unica iniziativa
che Hera dedica al settore ambientale.
Anche quest'anno, infatti, la multiu-
tility propone agli istituti di ogni
ordine e grado presenti sul territorio
in cui opera diverse opportunità edu-
cative, prima fra tutte "La grande
macchina del mondo": progetto su acqua,
energia e ambiente che prevede 6.000
ore formative e il coinvolgimento di
2.400 classi.




TERAMO PROVINCIA SOLARE
Uno sportello informativo, attività di-
dattiche nelle scuole e una campagna di
comunicazione sociale dedicata agli a-
dulti. Parte da qui la nuova "missione
ella Provincia di Teramo che,soddisfat-
ta per gli ottimi risultati ottenuti
con il fotovoltaico per la produzione
di energia elettrica, vuole ampliare le
possibilità di utilizzo del sole come
fonte di produzione di acqua calda e
riscaldamento.



TERAMO PROVINCIA SOLARE
L'iniziativa rientra nell'ambito del
progetto comunitario "Wide the See",
che coinvolge sedici partner di undici
Paesi del Sud Est Europa, e punta a
mettere in campo una serie di azioni
finalizzate alla sensibilizzazione
della cittadinanza sui vantaggi di
questo sistema. I benefici legati all'
energia solare sono molteplici e i pri-
mi destinatari del messaggio saranno
proprio i più piccoli, che potranno
trasferire a casa le informazioni
acquisite tramite il gioco.



TERAMO PROVINCIA SOLARE
L'iniziativa rientra nell'ambito del
progetto comunitario "Wide the See",
che coinvolge sedici partner di undici
Paesi del Sud Est Europa, e punta a
mettere in campo una serie di azioni
finalizzate alla sensibilizzazione
della cittadinanza sui vantaggi di
questo sistema. I benefici legati all'
energia solare sono molteplici e i pri-
mi destinatari del messaggio saranno
proprio i più piccoli, che potranno
trasferire a casa le informazioni
acquisite tramite il gioco.


TERAMO PROVINCIA SOLARE
C'è anche uno sportello informativo,
attivo il pomeriggio ogni martedì e
giovedì nella sede della Provincia, che
fornirà informazioni tecniche e legi-
slative fino alla fine di gennaio. Un
progetto europeo che permette alla
Provincia di Teramo di aggiungere un
tassello in più nell'impegno profuso in
ambito ambientale, ma che non si esau-
rirà qui: dopo aver sperimentato il
solare termico e il fotovoltaico, pros-
simo impegno sarà infatti quello di
implementare il geotermico.


TERAMO PROVINCIA SOLARE
Il progetto Wide the See, della durata
triennale, è stato presentato nel 2009
proprio per diffondere la pratica del
solare termico utilizzando i buoni
esempi di alcuni Paesi virtuosi come la
Grecia e l'Austria. Grazie all'inizia-
tiva, la Confederazione Nazionale
dell'Artigianato di Teramo ha prodotto
un manuale tecnico e organizzato di
corsi per installatori. Il budget
complessivo è pari a oltre due milioni
di euro, con le risorse assegnate alla
Provincia di Teramo che ammontano a
455.000 euro.


TERAMO PROVINCIA SOLARE
L'esempio virtuoso di Teramo non sor-
prende in una Regione che da tempo ha
deciso di puntare sulle rinnovabili e
sull'incremento dell'efficienza ener-
getica. L'obiettivo che la giunta
abruzzese si è prefissata attraverso il
Piano energetico regionale, è quello di
raggiungere entro pochi anni il 50% del
consumo prodotto da fonti alternative.
Per questa sfida sono stati promessi 35
milioni di euro.




MILANESI AMANTI DELLA BICICLETTA
Due recenti ricerche condotte con
metodologie differenti, rispettivamente
dall'associazione milanese Fiab
Ciclobby e dal centro studi Polinomia,
hanno provato a verificare la reale
consistenza dei ciclisti a Milano. Il
censimento Fiab, relativo ai passaggi
all'interno della cerchia dei navigli
in una giornata lavorativa, ha impegna-
to più di settanta volontari con quasi
venti postazioni di rilevamento lungo
l'intero arco della giornata. Fino ad
oggi sono stati rilevati oltre 33.000
passaggi.


MILANESI AMANTI DELLA BICICLETTA
Il tutto con un aumento dell'8% rispet-
to al 2010 e del 13% rispetto al 2009.
E' il miglior risultato mai registrato
in questi primi dieci anni di rileva-
zioni. La distribuzione dei passaggi
durante la giornata mette in luce due
picchi: il primo tra le 8:30 e le 9:30,
il secondo fra le 18:00 e le 19:30
confermando in maniera inequivocabile
l'uso della bicicletta per gli
spostamenti casa-lavoro.


MILANESI AMANTI DELLA BICICLETTA
Interessante anche il dato di corso
Buenos Aires dove sono stati registrati
quasi 5.000 passaggi con un incremento
del 25% rispetto al dato dell'anno
scorso, confermando che l'asse Loreto-
Venezia-San Babila rappresenta l'itine-
rario più utilizzato dai ciclisti mila-
nesi. L'incremento dell'utilizzo della
bici anche al di fuori del centro ri-
sulta evidenziato dalla rilevazione,
condotta da Polinomia, lungo un itine-
rario fisso periferia-centro da Baggio
a Porta Venezia.


MILANESI AMANTI DELLA BICICLETTA
I conteggi effettuati, in questo caso
durante tutto l'anno, hanno messo in
luce un dato che il censimento di
Ciclobby non poteva evidenziare: la
forte stagionalità dei flussi cicli-
stici, con il numero delle biciclette
circolanti che aumenta da gennaio a
maggio, cala alla chiusura delle scuo-
le, riprende a crescere in settembre e
ottobre, per poi riabbassarsi con la
stagione fredda, e un incremento dei
flussi avvicinandosi dalla periferia
verso il centro.



MILANESI AMANTI DELLA BICICLETTA
L'aumento dell'utilizzo di bici a
Milano non fa che confermare i risul-
tati di un altro studio effettuato da
Legambiente e Irp Marketing non molto
tempo fa, che confermava come le due
ruote stessero riprendendo piede sulla
Penisola: se infatti nel 2001 solo il
2,9% della popolazione adulta la usava
per muoversi in città, nel 2011 la
percentuale è triplicata arrivando al
9%. Ciò significa che quasi cinque
milioni di persone usa la bicicletta
come mezzo di trasporto urbano.





NATALE: CLIMA E CRISI ACCORCIANO
GLI ALBERI

La crisi, ma non solo lei, pesa anche
sugli alberi di natale. E non tanto
sulla quantità degli acqusiti, quanto
sulla lunghezza. A dirlo è Coldiretti
precisando però che ad accorciare gli
alberi contribuiscono anche i cambia-
menti climatici e lo spazio disponibile
nelle case. Fatto sta rispetto a dieci
anni fa la media degli abeti venduti è
più corta di trenta centimetri.


NATALE: CLIMA E CRISI ACCORCIANO
GLI ALBERI

Nonostante le cime più corte, gli
italiani spenderanno comunque circa
centoquaranta milioni di euro per
acquistare oltre sei milioni di alberi
veri. E' la versione naturale infatti a
vincere ancora la sfida con quella in
plastica. Una scelta quella dell'albero
che è molto più ecologica perché per
produrre abeti in plastica si consuma
petrolio, si producono gas serra e
soprattutto hanno una resistenza di
vita di oltre duecento anni.



NATALE: CLIMA E CRISI ACCORCIANO
GLI ALBERI

Dal canto suo, invece, l'albero natura-
le è prodotto in terreni marginali
altrimenti destinati all'abbandono,
contribuisce a migliorare l'assetto
idrogeologico delle colline e a combat-
tere le frane e gli incendi e inoltre
dà lavoro a circa diecimila persone in
un migliaio di aziende, prevalentemente
in Toscana e in Veneto. Quest'anno
però, le piante di importazione dall'
Europa centrale e settentrionale
supereranno la produzione nazionale.



NATALE: CLIMA E CRISI ACCORCIANO
GLI ALBERI

Questo a causa del preoccupante abban-
dono dell'attività di coltivazione da
parte di molti produttori nazionali che
non riescono a competere con i prodotti
di bassa qualità e basso costo che ar-
rivano oltre confine. In merito ai
prezzi, per un albero vero si va dai
10 ai 30 euro per i formati più ridotti
ma si può arrivare a spendere fino a
500 euro per le piante di grandi
dimensioni. Cifre stabili rispetto al
2010 che dipendono, oltre che dall'
altezza delle piante, dalla presenza o
meno del vaso.


NATALE: CLIMA E CRISI ACCORCIANO
GLI ALBERI

Infine le regole d'oro per un acquisto
consapevole e per non danneggiare la
pianta: controllo dell'etichetta che
garantisce la qualità ambientale e la
salute della pianta, meglio poi com-
prare l'albero con qualche giorno di
anticipo per dargli modo di adattarsi
al nuovo ambiente: Inutile pretendere
simmetria e perfezione delle fronde
impossibile in natura; sistemare la
pianta in un luogo fresco e luminoso;
evitare addobbi pesanti, neve sintetica
e spray colorati.






TIA "PUNTUALE",ESPERIMENTO
A CAPANNORI

Meno rifiuti non differenziabili si
producono, più leggera sarà la bollet-
ta. Questa la filosofia alla base della
Tariffa di Igiene Ambientale (TIA)
"puntuale" che sarà adottata, in forma
sperimentale, dal 2 gennaio 2012 in
otto frazioni di Capannori, cittadina
in provincia di Lucca. Ben 1550 le
famiglie coinvolte e trecento le utenze
non domestiche (bar, negozi, imprese)
di Guamo, Coselli, Badia di Cantignano,
Vorno e Verciano e di una parte di
Parezzana, Toringo e Massa Macinaia.


TIA "PUNTUALE",ESPERIMENTO
A CAPANNORI
Capannori, primo in Italia ad avere
aderito alla strategia "Rifiuti Zero",
sarà il comune più grande (46.000
abitanti) della penisola ad adottare
questo nuovo sistema di calcolo della
tariffa. Due, secondo i curatori, gli
obiettivi principali dell'iniziativa
oltre a quello delle riduzioni in
bolletta: l'incremento della percen-
tuale di differenziazione dei rifiuti
(pari all'82% secondo i dati certifi-
cati dalla Regione Toscana) e l'incre-
mento dell'efficienza della raccolta
da parte del gestore locale.



TIA "PUNTUALE",ESPERIMENTO
A CAPANNORI

L'introduzione della Tia "puntuale"
sarà trasparente per i cittadini e per
loro rimarrà identica la raccolta. A
ciascuna utenza sarà consegnato un kit
di sacchetti per i rifiuti non ricicla-
bili personalizzati con un chip che
sarà letto da un apposito strumento in
dotazione agli operatori ecologici al
momento del ritiro del sacchetto. I
cittadini che esporranno i rifiuti una
sola volta a settimana, anziché due
come avviene di norma, si vedranno
applicare una riduzione in bolletta.



TIA "PUNTUALE",ESPERIMENTO
A CAPANNORI
L'entità dello sconto sarà calcolata,
dopo un periodo prestabilito, a seconda
del numero dei ritiri. Le novità della
nuova raccolta sono state spiegate nel
dettaglio nel corso di tre assemblee
pubbliche tenutesi a inizio dicembre.
Ma come accaduto in occasione dell'av-
vio del servizio "porta a porta" dal
2005 al 2009, anche per la Tia puntua-
le, le associazioni di volontariato
avranno un ruolo chiave: saranno loro
in corso d'opera a informare i citta-
dini con distribuzione di materiale
informativo.


PIANO ENERGETICO REGIONALE
Il Piano energetico regionale è lo
strumento di pianificazione primaria e
di indirizzo fondamentale per le poli-
tiche energetiche regionali. Riveste un
ruolo di primo piano nello sviluppo
socio-economico di ogni Regione e per
questo è essenziale il suo raccordo con
la programmazione economica del terri-
torio: l'energia è l'occasione per
cogliere le opportunità di crescita.



PIANO ENERGETICO REGIONALE
La materia energia, data la sua inter-
isciplinarietà, è complessa ed è ogget-
to di continua e rapida evoluzione:
serve uno strumento di governo flessi-
bile anche se necessariamente fondato
su obiettivi essenziali di riferimento.
La liberalizzazione e privatizzazione
dei mercati di elettricità e gas, san-
cita dai decreti Bersani (1999) e Letta
(2000), e la progressiva devoluzione di
competenze dallo Stato alle Regioni
hanno inciso in modo significativo su
quella delle Regioni.



PIANO ENERGETICO REGIONALE
Con la riforma costituzionale del Ti-
tolo Quinto alle Regioni è stato at-
tribuito in materia di energia un ruolo
nuovo e attivo, affidando alle stesse
la potestà legislativa concorrente su
produzione, trasporto e distribuzione
nazionale di ogni forma di energia,
lasciando allo Stato il potere di le-
giferare sui principi generali (sicu-
rezza nazionale, concorrenza, inter-
connessione delle reti, gestione uni-
ficata dei problemi ambientali).




PIANO ENERGETICO REGIONALE
Le amministrazioni regionali hanno
quindi potuto, a seguito di tale nuovo
scenario normativo, utilizzare i loro
Piani energetici come strumenti attra-
verso i quali predisporre un progetto
complessivo di sviluppo dell'intero
sistema energetico, coerente con lo
sviluppo socio-economico e produttivo
del loro territorio.


PIANO ENERGETICO REGIONALE
Accanto agli obiettivi iniziali di in-
cremento e sviluppo delle rinnovabili e
di un uso più razionale dell'energia
che spinsero il legislatore nazionale a
istituire (legge numero 10/1991) lo
strumento dei Piani energetici regio-
nali relativi alle fonti rinnovabili,
l'avvento della liberalizzazione del
mercato e il peso delle questioni rela-
tive alla tutela dell'ambiente, hanno
determinato l'esigenza di trasformare
la programmazione energetica regionale
in uno strumento strategico e interdi-
sciplinare.
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NULL

DIFFERENZIATA INTELLIGENTE
A SPILAMBERTO

E' partita il 28 novembre a Spilamber-
to, piccolo comune del modenese, la
prima fase sperimentale del sistema di
raccolta con tessera intelligente
(smart card) per la completa
tracciabilità del ciclo rifiuti. Il
paese è diventato a tutti gli effetti
un modello gestionale unico nel pano-
rama europeo, in cui sarà garantita la
massima chiarezza sulla storia dei
cumuli di immondizia.



DIFFERENZIATA INTELLIGENTE
A SPILAMBERTO

I rifiuti differenziati si possono get-
tare utilizzando la smart-card: si
preme un pulsante e si passa la tessera
personale per la lettura, il cassonetto
riconosce l'utente e si possono confe-
rire i rifiuti. Si tratta di un'evo-
luzione del sistema di raccolta che ha
ricevuto l'impulso decisivo dal finan-
ziamento della Regione Emilia-Romagna
nell'ambito del Piano di azione ambien-
tale.

DIFFERENZIATA INTELLIGENTE
A SPILAMBERTO

In questa prima fase sarà coinvolta
l'area di San Vito, comprese le zone
rurali e la frazione La Busa, per un
totale di circa mille utenze e cinque-
cento cassonetti. Con l'inizio del
nuovo anno, il sistema sarà esteso in
modo graduale a tutto il territorio
comunale. Grazie a questa innovazione
sarà possibile migliorare ulteriormente
l'organizzazione operativa, predispo-
nendo tecnicamente il sistema all'
applicazione di tariffe proporzionate
all'effettivo utilizzo del servizio.

DIFFERENZIATA INTELLIGENTE
A SPILAMBERTO

La parola chiave del progetto è, però,
tracciabilità ossia la possibilità di
verificare chiaramente dove finiscono i
rifiuti dopo essere stati raccolti. In
particolare, a Spilamberto sarà possi-
bile seguirli da quando sono gettati
dai cittadini nei cassonetti fino allo
scarico negli impianti di destinazione.
Anche i mezzi per la raccolta saranno
infatti dotati di apparecchiature per
la pesatura dei cassonetti durante lo
svuotamento.

DIFFERENZIATA INTELLIGENTE
A SPILAMBERTO

Prevista, infine, la registrazione dei
carichi trasportati negli impianti di
recupero o smaltimento. Il nuovo siste-
ma, come hanno spiegato i curatori del
progetto, è estremamente semplice da
utilizzare anche se per il successo
dell'iniziativa la collaborazione dei
cittadini riveste un ruolo fondamenta-
le. L'ambizione è arrivare al 70% di
raccolta differenziata, senza incidere
sui costi del servizio.

______________________________


SMART GRID: NUOVO PROGETTO A ISERNIA
Arriva sulla Penisola la prima smart
grid interamente italiana. La nuova
"rete intelligente" sarà implementata,
come confermato da Enel, nella zona di
Isernia in Molise e permetterà di rego-
lare in modo ottimale il flusso bidi-
rezionale di energia elettrica derivan-
te da fonti rinnovabili sulle reti a
bassa e media tensione. La generazione
di elettricità da sorgenti "alternati-
ve", infatti, è per sua natura soggetta
a fluttuazioni, legate ad esempio alle
variazioni delle condizioni meteorolo-
giche.



SMART GRID: NUOVO PROGETTO A ISERNIA
Caratteristiche che male si adattano
alla rete elettrica tradizionale, svi-
luppata per raccogliere grandi quantità
di energia dalle centrali di produzio-
ne, e distribuirle a un gran numero di
consumatori attraverso un controllo
centralizzato, flussi di potenze uni-
direzionali e reti passive. Di qui l'
esigenza di creare un sistema di in-
frastrutture tarato sulle nuove carat-
teristiche della produzione energetica.


SMART GRID: NUOVO PROGETTO A ISERNIA
Tale sistema dovrebbe permettere di
cambiare la direzione del flusso, di
comunicare in tempo reale eventuali
guasti, di variare il carico a seconda
delle proprie necessità. Proprio come
la smart grid che nascerà a Isernia,
che rientra nelle iniziative sperimen-
tali che Enel sta portando avanti nel
settore, su indicazione anche dell'
Autorità per l'energia elettrica e il
gas.

SMART GRID: NUOVO PROGETTO A ISERNIA
Il progetto molisano coinvolgerà alcune
migliaia di cittadini, permetterà di
applicare alla rete di distribuzione
alcuni sistemi di previsione della
produzione di energia da fonti rinno-
vabili, sensori per il monitoraggio
avanzato delle grandezze elettriche di
rete e un dispositivo basato sulla
tecnologia delle batterie agli ioni di
litio per la modulazione dei flussi di
energia. L'iniziativa, inoltre, prevede
l'installazione di colonnine per la
ricarica di vetture elettriche.

SMART GRID: NUOVO PROGETTO A ISERNIA
Ma anche, e soprattutto, nuovi contato-
ri domestici "intelligenti", in grado
di informare i consumatori sui consumi
energetici in tempo reale. E' in pro-
gramma, infine, l'interazione con i
produttori per la regolazione avanzata
dei flussi sulla rete. Enel ha in atto
un piano decennale di ristrutturazione
dell'intera rete di distribuzione (ol-
tre un milione di chilometri) coordi-
nato con programmi per la diffusione
delle smart grid avviato dalla Commis-
sione europea.



RESTAURO SOSTENIBILE,
LA NUOVA FRONTIERA

Svolta sostenibile nelle procedure di
restauro dei beni culturali per ridurre
i fattori di rischio derivanti dall'uso
di materiali e sostanze pericolose, per
tutelare la salute degli operatori e
scongiurare l'inquinamento ambientale.
E' quanto auspica il Centro di ricerca
per le Scienze Applicate alla Prote-
tezione dell'Ambiente e dei Beni Cul-
turali della Sapienza-Università di
Roma, rete integrata di competenze e
servizi, dedicata alla conservazione
dell'ambiente e dell'arte.


RESTAURO SOSTENIBILE,
LA NUOVA FRONTIERA
Una tematica nuova, se avvicinata all'
ambiente, ma quanto mai attuale visto
che il contatto diretto in ambienti
diversi con polimateriali di differente
grado di conservazione, sottopone l'
operatore addetto alla tutela del bene
a rischi multipli: chimici, fisici,
microbiologici. Ancora oggi, per la
mancanza di un'adeguata informazione e
per i vincoli delle leggi di mercato,
gli operatori utilizzano reagenti e
strumenti di vecchia generazione che
non garantiscono la salute e la tutela
dell'ambiente.


RESTAURO SOSTENIBILE,
LA NUOVA FRONTIERA

Nonostante la ricerca abbia fatto passi
avanti nell'innovazione di prodotti e
tecniche, le nuove pratiche faticano a
decollare. Tra le prime cause la man-
canza di una puntuale informazione agli
operatori del settore. Una prima solu-
zione potrebbe essere quella di stimo-
lare gli attori coinvolti nella filiera
dei materiali da restauro (produzione,
utilizzo, smaltimento) a contribuire
con la ricerca, comunicando magari le
informazioni legate agli impatti sia
ambientali che sanitari.


RESTAURO SOSTENIBILE,
LA NUOVA FRONTIERA

La seconda proposta potrebbe essere
quella di superare la precarietà dif-
fusa nel settore, elemento che aggrava
i rischi per la salute dei lavoratori.
In Italia, secondo gli esperti, sono
circa 30.000 gli operatori coinvolti
nell'attività di restauro (l'80% donne)
con un'età media di 33 anni. Il 52%
lavora con contratti di tipo autonomo o
parasubordinato, che spesso si scoprono
essere veri e propri lavori dipendenti.
Il restante 48% lavora prevalentemente
con contratti a tempo determinato.


RESTAURO SOSTENIBILE,
LA NUOVA FRONTIERA

Ultima proposta, ma non meno importan-
te, quella di orientare il mercato
verso l'utilizzo di prodotti meno
pericolosi e metodi e organizzazione
del lavoro adeguati. L'attività di
restauro, dunque, deve guardare sempre
di più alla sostenibilità convertendo
la gestione delle attività di tutela,
così come quella del recupero e della
ristrutturazione dei numerosi centri
storici italiani, verso un sistema che
rispetti l'uomo e l'ambiente.

DEFORESTAZIONE: RIDURLA PER
SALVARE IL CLIMA

Secondo un recente rapporto del WWF de-
dicato alle foreste, entro il 2020 il
nostro Pianeta ne perderà circa 55,5
milioni di ettari. Senza misure neces-
sarie, si arriverà a 124,7 milioni di
ettari d i foreste perse entro il 2030:
una superficie maggiore a quella di
Italia, Germania e Spagna messe insie-
me. Il tutto con gravi ripercussioni
sui cambiamenti climatici globali e
sulla nostra salute.

DEFORESTAZIONE: RIDURLA PER
SALVARE IL CLIMA

Le foreste sono fondamentali per la
vita, forniscono servizi essenziali per
il benessere delle persone e per la
conservazione della biodiversità,svol-
gono un ruolo chiave anche per il clima
globale essendo importanti serbatoi di
gas serra. Ma i processi di deforesta-
zione stanno compromettendo questa loro
fondamentale funzione, liberando in
atmosfera enormi quantità di inquinan-
ti. Nel solo Bacino del Congo, per
esempio, le foreste assorbono fino a
160 milioni di tonnellate di carbonio.


DEFORESTAZIONE: RIDURLA PER
SALVARE IL CLIMA

Complessivamente il 20% delle emissioni
globali di carbonio deriva dal degrado
forestale e dalla deforestazione.
Ritardare l'azione per arrestarla entro
il 2030 significherebbe sacrificare
almeno altri 69 milioni di ettari di
foreste in tutto il mondo e almeno 24
gigatonnellate di CO2 verrebbero spri-
gionate in atmosfera, senza considerare
la perdita di biodiversità e di altre
risorse dovute al degrado di queste
zone verdi o il rilascio del carbonio
immagazzinato sotto terra.


DEFORESTAZIONE: RIDURLA PER
SALVARE IL CLIMA

Nell'ottica di salvare le foreste va il
progetto REDD Plus (Reducing Emissions
from Deforestation and Forest Degrada-
tion), avviato sempre dal WWF che affi-
da ai Paesi industrializzati un ruolo
fondamentale nel fornire finanziamenti
adeguati, quantificabili e sostenibili
per lo sviluppo del programma. Si stima
che entro il 2020 saranno necessari
fino a cinquanta miliardi di dollari
per raggiungere l'obiettivo "zero emis-
sioni" dovute alla deforestazione e al
degrado forestale.

DEFORESTAZIONE: RIDURLA PER
SALVARE IL CLIMA

Il WWF, con il supporto di Vasto Legno
(distributore internazionale di le-
gname), sta anche promuovendo un dibat-
tito sulla gestione sostenibile delle
foreste attraverso la piattaforma web
"Imprese per le Foreste"
(www.impreseperleforeste.wwf.it)
dedicata al tema della gestione fore-
stale a basso impatto. L'obiettivo è
quello di accrescere le conoscenze e
l'interesse di imprese e stakeholder su
temi quali il mercato del legname e le
normative annesse.


KLIMAHOUSE 2012
Torna a Bolzano dal 26 al 29 gennaio
2012 "Klimahouse", la fiera dedicata al
settore dell'efficienza e della soste-
nibilità in edilizia. L'evento che si
svolge in alto Alto Adige, nasce dall'
esigenza di dare risposte concrete per
costruire in maniera sostenibile,
risparmiando energia e rispettando
l'ambiente. Anche in questa edizione
sono numerosi i partner aderenti alla
rassegna e che faranno conoscere le
ultimissime novità del comparto.

KLIMAHOUSE 2012
L'Alto Adige rappresenta un'eccellenza
nel settore energetico, ambito nel qua-
le la Regione si è posta degli obiet-
tivi ambiziosi. Come quello di ricavare
entro il 2013 tre quarti del consumo di
energia elettrica e di calore da fonti
rinnovabili. Sul lungo periodo, invece,
l'ambizione è quella di ottenere l'
autosufficienza energetica: al momento
le fonti di energia rinnovabile coprono
il 56% del consumo energetico di cor-
rente e calore.

KLIMAHOUSE 2012
In Italia l'Alto Adige ricopre un ruolo
primario nella diffusione di tecnologie
a basso impatto applicate al settore
edile. Numerose le aziende che si sono
posizionate ai primi posti del mercato
grazie a soluzioni innovative, tanti i
comuni altoatesini che grazie a un mix
di fonti alternative riescono a coprire
il 100% del proprio fabbisogno energe-
tico.



KLIMAHOUSE 2012
Klimahouse metterà in contatto buona
parte di queste realtà virtuose, met-
tendo a disposizione di espositori e
visitatori le migliori competenze
sviluppate in Alto Adige. Importante
anche il programma delle conferenze
sviluppato per trasferire le migliori
conoscenze a enti locali e professio-
nisti del settore.
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CIBO A CHILOMETRI ZERO
La definizione "chilometri zero", iden-
tifica quel modo di reperire alimenti e
cibi esclusivamente prodotti nel terri-
torio circostante, evitando dunque
tutti quei prodotti che per arrivare
alla nostra tavola devono percorrere
centinaia e talvolta migliaia di
chilometri. Una pratica che rappresenta
una filosofia di consumo eco-sostenibi-
le, sviluppatasi ancora di più sia in
Italia che nel mondo grazie alla dif-
fusione capillare dei "Farmers market"
definibili mercati dei contadini.


CIBO A CHILOMETRI ZERO
Le aziende agricole, così, stanno
aprendo sempre più spesso le proprie
porte permettendo ai consumatori di
acquistare prodotti senza dover passare
attraverso intermediari. Quella del
Km 0 è una pratica decisamente in con-
trotendenza rispetto alla globalizza-
zione poiché i cibi per definizione non
superare i settanta Km dal luogo in cui
sono stati prodotti.


CIBO A CHILOMETRI ZERO
C'è poi un interessante aspetto cultu-
rale da tenere in considerazione: l'
avvicinamento del consumatore alla
realtà contadina permette un contatto
diretto con la natura, gli animali, la
terra e le conoscenza dei prodotti che
quest'ultima offre, dando più senso
allo scorrere delle stagioni che ci
offrono frutta e ortaggi sempre dif-
ferenti. Ovviamente malgrado la buona
volontà, l'etica e l'attenzione per
l'ambiente non è sempre possibile fare
una spesa "completa".



CIBO A CHILOMETRI ZERO
In Italia il Veneto (in collaborazione
con Coldiretti) è stata la prima Regio-
ne, nel 2010, ad approvare una Legge
sui cibi a km 0. Il testo ha introdotto
per la prima volta la definizione di
"prodotti agricoli a km zero" indivi-
duando caratteristiche precise ed
essenziali quali: stagionalità, soste-
nibilità ambientale, qualità organolet-
tiche e legame con la tradizione culi-
naria.


CIBO A CHILOMETRI ZERO
Tra gli obiettivi della legge vi è la
promozione del patrimonio agroalimen-
tare regionale nei pasti di scuole
elementari, istituti scolastici supe-
riori, università, ospedali e caserme
nella misura del 50%, una percentuale
che non discrimina il prodotto di
origine extraregionale o straniera ma
valorizza le tipicità locali consen-
tendo ai consumatori di fare scelte
consapevoli, sostenibili in termini di
prezzo e meno impattanti sull'ambiente
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ecoturismo e benessere 1/3

Regali ecocompatibili e fai da te
Natale, in tempo di crisi economica,
porta la voglia di acquisti utili, for-
se regali più semplici e perché no, e-
cocompatibili e autoprodotti.

Ecco allora qualche consiglio per ad-
dobbi e doni senza sprechi. Iniziamo
dalle tipiche candele natalizie: perché
comprarne di nuove? Tutti abbiamo in
casa pezzi di candele avanzate o troppo
corte da riutilizzare. Si possono scio-
gliere e ricomporre utilizzando una
lattina per bibite.


Carta e giornali non vanno buttati: ba-
sta tagliarli e preparare lunghe stri-
sce, poi intrecciarle (per esempio 10
strisce alla volta). Dopo saranno rese
più solide spennellando un misto di
colla vinicola e acqua. E' un modo per
creare delle pratiche tovagliette per
la colazione.

Un viaggio virtuale su Internet permet-
te di trovare mille soluzioni per rici-
clare materiali o utilizzare le carte
dei regali dell'anno scorso. Ci sono
tanti siti che danno idee per pensare
ad un Natale di benessere anche senza
grandi spese. Segue



Per i bambini,veri protagonisti del Na-
tale,ci sono tante possibilità: giochi
realizzati in legno provenienti da fo-
reste sostenibili, quaderni in carta
riciclata, oggetti equo solidali.

Per esempio,sulla rete si trovano for-
mine in fibra di cocco per addobbare l'
albero che poi si possono interrare per
far crescere fiori attira farfalle.

Regali ecosostenibili anche per gli a-
dulti, come i telefonini ad energia so-
lare o quelli costruiti con materiale
riciclato. Anche il Natale può essere
eco-friendly.
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Cercasi lavoratori "green"
Se cercate lavoro, puntate sul green.
Secondo un'analisi di Unioncamere, nel
nostro Paese più di un terzo delle as-
sunzioni previste dalle imprese è di
lavoratori esperti di ambiente, ecoso-
stenibilità e responsabilità sociale.

Le professioni più ricercate nel pros-
simo futuro saranno sempre più "verdi".

In particolare legate all'efficienza e-
nergetica e alle rinnovabili, alla ge-
stione delle acque e dei rifiuti.

A confermarlo, il Rapporto GreenItaly,
secondo il quale il 23,9% delle imprese
italiane (sia industriali che di servi-
zi) dal 2008 ha investito o investirà
in tecnologie e prodotti green.

Tra le figure più richieste: auditor e-
sperto in emissioni di gas serra, sta-
tistico ambientale, operatore marketing
delle produzioni agroalimentari biolo-
giche e ancora nel settore mobilità ed
edilizia sostenibile.

Figure non facili da trovare, visto che
le imprese segnalano difficoltà a re-
perire il 30,3% dei green jobs e il
28,1% delle figure della green economy.
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