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L'Erba della Madonna (Sedum telephium L.) Erba di San Giovan
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 MessaggioInviato: Gio Ago 09, 10:42:45  L'Erba della Madonna (Sedum telephium L.) Erba di San Giovan
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L'Erba della Madonna (Sedum telephium L.) Erba di San Giovanni o Erba Grassa

Dott. Sergio Balatri - Nuovo Ospedale San Giovanni di Dio Firenze

Nell'ottobre del 1978 ho impiegato per la prima volta l'Erba della Madonna per trattare un paziente che si era presentato all'ambulatorio del Pronto soccorso dell'Ospedale di san Giovanni di Dio di Firenze. Un giovane calzolaio si era ferito, con la lesina al polpastrello del 1? dito della mano sn producendosi una lesione con interessamento dell'osso della falange distale. Il decorso si era successivamente complicato con evoluzione in osteite cronica. Il giovane era stato fino ad allora in cura presso un altro ospedale cittadino ma, dato che era stata prospettata líamputazione della falange distale venne da noi a sentire un altro parere. Non so come sia accaduto, ma mi venne in mente di proporgli l'applicazione dell'Erba della Madonna, che mi ricordavo aver visto applicata da mia madre su me stesso all'età di sette anni su un patereccio di un dito della mano. Prospettai questa possibilità di cura al paziente che acconsentì e quindi mi misi alla ricerca della pianta che comunque mi ricordavo ancora. La trovai da un vivaista, il paziente andò a comprarla e tornò in ospedale con la pianta in un vaso (pianta che volgarmente viene chiamata "erba della Madonna", dalle notevoli proprietà cicatrizzanti).
Gli insegnai come fare a spellare le foglie e applicarle sul dito, feci anche delle foto. Dopo una settimana circa di applicazioni, che il paziente eseguiva da sè, mi sembrò di vedere un certo miglioramento. Infatti dopo una decina di giorni il dito guarí.
Con l'andare del tempo mi sono accorto che la famiglia delle crassulacee, alla quale appartiene la nostra pianta, fornisce non solo il genere Sedum, ma anche Umbilicus, Kalankoe, Bryophyllum, Sempervivum e probabilmente molti altri generi che nelle varie parti del mondo vengono usati in casi simili a quello del nostro calzolaio. Dato che io ero stato curato per un patereccio, che eí una forma di flogosi acuta ascessuale, ho iniziato l'applicazione delle foglie nei foruncoli, nelle cisti sebacee suppuranti e negli ascessi, soprattutto glutei, ma anche dentari, avendo sempre grande successo percheí, come scrive Fulgenzo Vitman (1): "...tumorum suppurationem promovet et dolores mitigat". Spesso nel caso di ascessi glutei, l"applicazione delle foglie (che ora uso congelate dato che in inverno la pianta è in quiescienza avendo perso le foglie in autunno) provoca la maturazione dell'ascesso, oppure (secondo il grado di evoluzione a cui esso si trova) fa talvolta scomparire anche la febbre e calma molto il dolore.
Tutto questo si può vedere bene anche nel corso di ascessi dentari; in capo a 12- 18 ore dall'applicazione del succo, si provoca la formazione dell'ascesso che poi, con un piccolo colpo di bisturi, è possibile evacuare, a meno che non si sia già aperto spontaneamente. Non posso entrare nel merito della composizione della pianta e per questo rimando alle note bibliografiche.(2) Io mi sono limitato essenzialmente allo studio storico, botanico, clinico e colturale. La pianta, secondo Fridestrim, sembrerebbe originare dalla penisola della Kamciatka (3); è descritta da Dioscoride, Galeno, Bauhinio, Linneo (4).
La pianta fu definitivamente chiamata Sedum telephium da Linneo. Attualmente, ai nostri finiterapeutici, si possono considerare ugualmente attivi:
Sedum telephium L. (con subsp.telephium e subsp.fabaria) e Sedum maximum (L.) Suter (S. Pignatti Flora díItalia vol I pag 496).
Nella mia pratica ospedaliera uso Sedum maximum, sia per la maggiore grandezza, che per il maggiore spessore delle foglie.
Il nome pare che si possa senza alcun dubbio ricollegare a quello di Telefo, il figlio di Eracle ed Auge, che divenuto re di Misia partecipò alla spedizione contro Troia. Qui fu ferito dalla lancia di Achille, che gli procurò un'ulcera inguaribile: Telefo fu costretto a peregrinare per ricercare la lancia del suo feritore, l'unica cosa che lo potesse guarire. Gli antichi indicavano con "telefie" proprio delle ulcerazioni difficili da guarire: Galeno (De tumoribus praeter naturam, 7.727.11), parla di queste ferite come di ulcerazioni di natura maligna (vd. inoltre Galeno, De methodo medendi 10.83.11; Paolo, Epitomae medicae 4.46.1; Teofilo Protospatario, Comm. in Hipp. aphorismos 2.510.19 etc.).
Con lo stesso nome indicavano però anche una pianta, che evidentemente era adatta proprio a curare le ulcerazioni particolarmente difficili. Di questa pianta esistono alcune definizioni generiche: ad es. Galeno, Linguarum seu dictionum exoletarum Hippocratis explicatio 19.146 telefio: tipo di pianta sempreviva, selvatica, che chiamano andrachne [porcellana] selvatica, e i Romani chiamano illecebra. Di essa esiste anche una descrizione più accurata in Dioscoride, De materia medica 2.186 telefonio: alcuni lo chiamano semprevivo semvatico, altri bryon [ulva lattuga]. Essa per le foglie e per il fusto assomiglia all'andrachne: ha due cavità che spuntano presso ciascun nodo delle foglie, da cui spuntano sei o sette virgulti; fin dalla radice è piena di foglie spesse, carnose e viscose; i fiori sono bianchi; cresce nei vigneti e nei luoghi coltivati (si veda ancora Oribasio, Collectiuones medicae a 13.2 telefio. Ha foglie più spesse rispette all'andrachne e folte. Spunta fra le pietre; in t 2.1 Oribasio ripete la definizione di Dioscoride, aggiungendo che nasce nei luoghi ocltivati in primavera). Di questa pianta Galeno (De simplicium medicamentorum temperamentis ac facultatibus 12.140) ricorda la proprietà cicatrizzante e ripulente, consigliando anche di fare 2/3 applicazioni, in quanto l'azione disseccante comincia alla seconda; inoltre dice che essa è adatta alle ferite purulente e cura le vitiligini e le leucodermie con l'aceto?. Nello Ps.-Galeno (De remediis parabilibus 14.354) così si consiglia di curare il lichene [sicosi, pemfigo]. Telefio e aglio e aceto triturati: si strofini con lana o garza e si unga il lichene?. Il telefio è già citato come rimedio da Ippocrate (De natura muliebri 32.147). Ancora Paolo (Epitomae medicae) dice che il telefio Çdapprima riscalda, poi alla seconda applicazione fa seccare e ripulisce: perciò è adatto alle ferite purulente e alle vitiligini e cura le leucodermie con l'aceto.
Il Vitman descrive le virtù della nostra pianta in questi 4 punti 1) Ulcera detergit et ad 2) cicatricem perducit, 3) tumorum suppurationem promovet 4) et dolores mitigat.
L'applicazione delle foglie provoca, dopo alcune ore un ammorbidimento delle zone necrotiche e una colliquazione delle croste. Probabilmente líazione di alcune sostanze presenti nella pianta, insieme all'acqua delle grosse cellule del mesofillo, coperte dalla cuticola della pagina superiore funziona come una medicazione occlusiva, a sua volta potenziata dall'applicazione di un cerotto (Fixomull Strech è il più indicato). Alla successiva medicazione le croste vengono facimente rimosse mettendo allo scoperto la superficie spesso granuleggiante del fondo della piaga. Su questa superficie granuleggiante si può distendere finalmente la lamina epiteliale che, nutrita dai vasi sottostanti e probabilmente stimolata da sostanze presenti nel succo della foglia, porta, in un tempo molto breve, alla copertura della superficie: 2) et ad cicatricem perducit.
Nel caso però che la piaga sia una zona di necrosi cutanea (es ustione, abrasione di III grado), l'applicazione della foglia non solo rammollisce líescara, ma provocando un'intensa azione chemiotattica 3) tumorum suppurationem promovet', la fa quasi galleggiare sopra un intenso prodotto essudativo rendendone facile cosií líasportazione chirurgica.
Riguardo alla quarta virtù "dolores mitigat", non ho assolutamente idea di che cosa ci sia dietro e aspetto che qualche studioso si dedichi anche a questo aspetto finora rimasto completamente irrisolto.
Riassumo qui sotto le indicazioni per le quali ho usato ormai da venti anni il Sedum telephium L. detto anche Erba grassa o Erba della Madonna o Erba di san Giovanni (O. Targioni Tozzetti Istituzioni Botaniche Firenze 1813 pag 394-395) :

Patereccio periungueale, foruncoli, idroadenite (ascellare), complicazioni di ferite, ustioni di II grado profondo e III grado, difetti di cicatrizzazione, seno pilonidale, ascessi, osteiti piccole ossa, fistole sottocutanee, cisti sebacee suppuranti, corpi estranei sottocutanei, ulcere trofiche flebostatiche delle gambe ipercheratosi (ipercheratosi plantare psoriasica), mastiti, calli

Bibliografia
S. Balatri - Impiego del Sedum telephium L. nella pratica chirurgica minore. Boll. e Mem. della Societa' Tosco-Umbra di Chirurgia, XLII, (1), 337-341, 1981-1982
Fulgenzo Vitman ì De medicatis herbarum facultatibusä Vol 2 pag 262, Faventiae 1770
A.Sendl, N. Mulinacci, F.F. Vincieri and H. Wagner. Anti inflammatory and immunolagically active polysaccarides of Sedum telephium. Phytochemistry 34,(5), 1357-1362, 1993
N.Mulinacci, F.F. Vincieri, A. Baldi, M. Bambagiotti-Alberti, A. Sendl, and H.Wagner. Flavonol glycosides from Sedum telephium maximum leaves. Phytochemistry, 38 (2), 531-533, 1995
N. Mulinacci, F.F. Vincieri, A. Baldi, A. Romani, D. Favretto, P. Traldi. Mass spectometric methodologies in plant analysis: the case of flavonols in Sedum telephium L. Juice. Report Commun. Mass. Spectrom. (9) 963-967, 1995
Friderstrim H. Acta Horti Gotheburgensis Vol V-X 1929-1935
Dioscoridis Cap CCXVI
Georg Olms Verlagsbuchhandlung Hildesheim 1965 Tomus XII pag 140
Bauhinius Lib.VII. Sect. VI
C.A. Linneí "Materia Medica" Vidobonae 1773 pag. 117 ì Usus: Varix ani, Paronychia, Hemorrhoisä

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