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Rabindranath Tagore
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 MessaggioInviato: Dom Gen 25, 14:58:49  Rabindranath Tagore
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Rabindranath Tagore, chiamato talvolta anche con il titolo di Gurudev, è il nome anglicizzato di Rabíndranáth Thákhur (রবীন্দ্রনাথ ঠাকুর, रवीन्द्रनाथ ठाकुर; IPA: [ɾobin̪d̪ɾonat̪ʰ ʈʰakuɾ]) (Calcutta, 6 maggio 1861 – Santiniketan, 7 agosto 1941), è stato un poeta, drammaturgo, scrittore e filosofo indiano.
Poeta, prosatore, drammaturgo e filosofo indiano di lingua bengalese, nacque a Calcutta nel 1861 e morì a Santi Neketan, nel Bolpur, nel 1941. Mentre Gandhi, con la disobbedienza civile, organizzò il nazionalismo indiano sino a ricacciare in mare gli inglesi, Tagore si impegnò a creare una "nuova India", moderna ed indipendente; egli si proponeva di conciliare la cultura occidentale con quella orientale: era un profondo conoscitore della lingua inglese, e tradusse lui stesso le sue opere in inglese.
Suo nonno nel 1928, fondò il Sodalizio dei credenti in Dio, integrando il monoteismo cristiano ed il politeismo induista.
Figlio di un ricco bramino, studiò nel Regno Unito dove anglicizzò il proprio cognome (Thakhur).
Tornato in patria, egli si dedicò all'amministrazione delle sue terre e ad ogni forma d'arte.
In liriche destinate al canto, che egli stesso musicò e tradusse in inglese (Offerta di canto, 1913), in lavori teatrali ricchi d'intermezzi lirici (La vendetta della natura, 1884), in romanzi (Il naufragio, 1906), in novelle, memorie, saggi e conferenze Tagore affermò il proprio amore per la natura e per Dio, le proprie aspirazioni di fratellanza umana, la propria passione (anche erotica), l'attrattiva della fanciullezza.
Dalla sua canzone Amar Shonar Bangla è stato tratto l'inno nazionale del Bangladesh.
Esercitò un enorme fascino anche sul mondo occidentale, che lo premiò col Premio Nobel per la letteratura nel 1913. Fu il primo nobel letterario non occidentale nella storia del premio. Creò una scuola d'arte e di vita, La Visva Bharati University, che portò avanti fino alla fine della sua vita. Tagore è stato tradotto praticamente in tutte le lingue europee risultando forse l'autore di origini bengalesi più noto in Occidente. Le sue opere sono state pure, quasi tutte, tradotte in italiano. Inoltre fece costruire strade, ospedali e anche una scuola, la quale è a tutt'oggi un'università.
Daniela Frigo
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Rabindranath Tagore, conosciuto anche con il nome di Gurudev, originariamente si chiamava Rabíndranáth Thákhur. Nacque a Calcutta il 6 maggio 1861, da una famiglia nobile e ricca, illustre anche per tradizioni culturali e spirituali.
Da ragazzo aveva studiato in casa il bengali con lezioni di inglese nel pomeriggio. Sin da bambino aveva letto i poeti bengalesi e cominciò a comporre poesie all’età di otto anni e, crescendo, la passione di scrittore e poeta si sviluppò in lui sempre più. La sua straordinaria creatività artistica lo indirizzò anche verso la musica, la danza e la pittura. Compose liriche che musicò lui stesso e tradusse in inglese, e dipinse quadri che l’Occidente conobbe nelle esposizioni che vi fece. Con la sua attività artistica, di poeta musicista scrittore drammaturgo pittore, e la sua visione filosofico-religiosa, nel tempo divenne molto noto e fu apprezzato in tutto il mondo.
Aveva anglicizzato il suo cognome quando, nel 1877, era stato inviato a studiare Diritto nel Regno Unito dal padre, Debendranath Thákhur, un noto riformatore indù e mistico, che lo avrebbe voluto avvocato. Era rimasto in Inghilterra per tre anni e vi aveva conosciuta ed apprezzata la cultura occidentale. Nel 1879 si era iscritto alla University College, a Londra, ma nel 1880 era stato richiamato in India dal padre e, tornato con la convinzione che gli inglesi “sanno ben proteggere un’India bisognosa di protezione”, si era dedicato all’amministrazione delle sue terre e all’arte.
Contrariamente a Gandhi che, con la disobbedienza civile, organizzò il nazionalismo indiano sino a scacciare gli inglesi, Tagore si propose di conciliare e integrare Oriente ed Occidente. Era un’opera difficile, cui però egli era preparato dall'esempio di suo nonno che, nel 1928, fondando il “Sodalizio dei credenti in Dio”, integrò il monoteismo cristiano ed il politeismo induista. Tagore tenne numerose conferenze in Oriente e in Occidente portando la sua filosofia.
Nel 1901 creò a Santiniketan (che significa: asilo di pace) presso Bolpur, a 100 chilometri da Calcutta, una scuola dove attuare concretamente i propri ideali pedagogici: gli alunni vi vivevano liberamente, a immediato contatto con la natura, e le lezioni consistevano in conversazioni all'aperto, secondo l'uso dell'antica India. Lo stesso Tagore vi tenne conferenze di natura filosofica-religiosa. La scuola si fondava sugli antichi ideali dello Ashram (Santuario della foresta), affinché, come diceva, «gli uomini possano riunirsi per il supremo fine della vita, nella pace della natura, dove la vita non sia solo meditativa, ma anche attiva».
Il pensiero religioso-filosofico che sta alla base di tutta l'opera di Tagore è espresso organicamente soprattutto in "Sadhana", ove raccolse una scelta delle conferenze tenute nella sua scuola di Santiniketan. Esso si fonda su un panteismo mistico che ha le sue radici nelle "Upanisad", anche se è aperto ad altre tradizioni culturali. Partendo dalla contemplazione della natura, Tagore vede in ogni sua manifestazione la permanenza immutabile di Dio e quindi l'identità tra l'assoluto e il particolare, tra l'essenza di ogni uomo e quella dell'universo. L'invito a cercare il significato dell'esistenza nella riconciliazione con l'universale e con l'essere supremo percorre tutta la filosofia indiana, e Tagore ne è stato uno dei maggiori maestri nel XX secolo.
Nelle sue liriche, come nella sua vita, espresse la sua ricerca convinta dell’armonia e della bellezza, nonostante ogni cosa, anche il dolore dei numerosi lutti che dovette soffrire.
Nella sua grande produzione letteraria si trova anche l’autobiografia “Ricordi della mia vita” che scrisse nel 1912.
Da ricordare,inoltre, anche la raccolta di racconti brevi intitolata “Lipika”, che significa “biglietto”, “piccolo scritto”, e con questo titolo Tagore la pubblicò nella stesura definitiva nel 1919 a Calcutta. Si invita a leggere la bella ed esauriente postfazione di Brunilde Neroni dal libro LIPIKA edito da Mondatori ed.

Come si è detto, nel 1913 fu insignito del prestigioso premio Nobel per la letteratura ed egli devolse la somma di tale premio a favore della scuola di Santiniketan.
A Santiniketan morì il 7 agosto 1941, lasciando di sé la divulgazione del suo pensiero, l’attività politica, la grande produzione artistica.

Segue la sua Bibliografia:

· Lettere di un viaggiatore in Europa (1881)
· Il genio di Valmiki (dramma musicale, 1882)
· Canti della sera (1882)
· Canti del mattino (1883)
· Il re e la regina (dramma, 1889)
· Manasi (1890)
· Sacrificio (dramma, 1891)
· Citrangada (dramma, 1892)
· Il battello d'oro (1893)
· La luna crescente (1903-1904)
· Gora (1907-1910)
· L’offerta di frutta (1915)
· Il re della camera oscura (dramma, 1919)
· L'ufficio postale (dramma, 1912)
· Ricordi della mia vita (1912)
· Sadhana : la realizzazione della vita (1913)
· Offerta di canti : Gitanjali (1913)
· Il giardiniere (1913)
· La casa e il mondo (1915-1916)
· Balaka (1916)
· Petali sulle ceneri (1917)
· Dono d’amore (1917)
· Passando all’altra riva (1918)
· Canti serali (1924)
· Oleandri rossi (dramma, 1924)
· Variopinto (1932)
· Il flauto (1940)


RABINDRANATH TAGORE

Biografia:
Poeta, prosatore, drammaturgo, musicista e filosofo indiano,
nacque a Calcutta nel 1861 e morì a Santi Niketan, Bolpur nel 1941.
Profondo conoscitore della lingua inglese, tradusse in seguito le opere che prima aveva scritto in bengali. Fu il poeta della nuova India, moderna e indipendente, per la quale lottò non solo con le sue opere e con le sue
iniziative di carattere sociale, ma anche con il suo fiero comportamento politico. Scrittore di brani musicali, si occupò della danza indiana e di
pittura riscotendo notevole successo sia a New York che in Europa.
In questo sito si possono vedere alcuni esempi dei suoi Dipinti.
E’ soprattutto grande come poeta lirico, il cui pensiero, ispirato ad alti concetti filosofici e religiosi, lo pone tra i più grandi poeti mistici del mondo. Le più famose liriche gli valsero l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura nel 1913.

TAGORE - La poesia d’amore orientale e la vita -
La poesia d’amore orientale presenta caratteristiche diverse da quelle con le quali la poesia occidentale esprime il sentimento d’amore. Pervasa di leggerezza, di distacco dalla soggettività, di ritualità ripetuta, evoca i vari momenti della vita nella visione spirituale che fonde sacro e profano, spirito e carne, Dio e uomo.

Mistico, saggio, veggente, per il poeta orientale l’Amore coinvolge tutto l’essere umano ponendolo in relazione a Dio. Amore non solo come sentimento, quindi, ma realtà completa di tutto l’uomo che, permeandolo e avvolgendolo, lo supera e lo trasporta oltre ogni barriera tra l’umano e il divino, in una fusione intensa eppur sottile, energia che muove il cosmo.

Perciò si può ben comprendere come Tagore, il grande maestro bengalese, veda nel rapporto Amato-Amante la più completa esperienza di realizzazione dell’uomo. Esperienza che, anche nel momento più buio di tale rapporto, come l’abbandono, la perdita che nulla può colmare, nella sua poesia viene illuminata dalla visione di fede.

Il dolore nella sua vita - Nella casa del poeta a Jorasanko era vissuta sin dall’età di otto anni, secondo il costume indiano per le spose, Kadambari, la cognata, donna di grande cultura e bellezza. Gli era cresciuta vicino ed era la sua compagna di giochi. Si suicidò quando il poeta, obbedendo all’imposizione del padre, accettò di trasferirsi in un’altra abitazione. Gesto disperato e provocatorio, del tutto incomprensibile per la mentalità e la religiosità induista. Per tutta la vita il poeta porterà il dolore e il rimpianto di questa perdita, sentendosene responsabile.

L’amatissima moglie Mrnalini, pazientemente gli rimane accanto con semplicità donandogli cinque figli. Muore a ventinove anni. Una serie di lutti da questo momento segna profondamente l’esistenza del grande sognatore: muoiono due figli piccoli, il padre ed il segretario, amato come un famigliare.

Dalla personale esperienza d’amore e di dolore Tagore lascia sgorgare le stupende liriche che hanno nutrito la mente ed il cuore di generazioni di lettori, anche occidentali.

Leggendo le poesie di Tagore si trovano continui riferimenti alla cultura, alle tradizioni ed ai costumi orientali, particolarmente indiani. Nelle sue poesie si “odono” tintinnare i braccialetti, si “vedono” le donne attingere acqua al pozzo e il viandante stanco ed assetato venire sulla strada polverosa. In una sinfonia di immagini ecco le tartarughe scaldarsi al sole sulla spiaggia, alberi dai nomi esotici, fiori intrecciati a formare ghirlande posti al collo dell’ospite gradito e desiderato; gli elementi naturali, come le onde del mare e la luce lunare, accarezzare l’essere amato… Si “vivono” i momenti di tempo sospeso in attesa del monsone o in ascolto delle voci della natura e del cuore mentre si sta appoggiati all’uscio di casa. Piccoli grandi momenti della vita quotidiana… soffusi di armonia nella poesia intensamente appassionata eppur così delicata di Rabindranath Tagore.

















TAGORE e la sua visione della Donna -
La visione di Tagore della donna, che nel nostro tempo potrebbe apparire quasi negazione al suo diritto di realizzarsi come persona, è invece rivelazione .
Per Tagore la donna è portatrice dell’energia vitale e creativa che
distribuisce vita ed armonia alla famiglia, portatrice e custode della “luce” lei stessa è luce.
La donna, nella sua capacità precipua di curare, alleviare, consolare,
accudire, amare, svolgendo la sua missione realizza completamente la vita. Non perdendo mai di vista la concretezza e la realtà, dandosi anche fisicamente è, in ogni senso, amore medicina carezza. Essa ama, cura,
accarezza “l’altro”… i suoi cari, le sue piante, i suoi animali con tenerezza e dedizione. Questa immagine di perfezione e di gioia vive nell’animo di
Tagore, grande “sapiente” in questo come in ogni altro aspetto dell’esistenza, per tutta la sua vita come fiaccola viva che lo illumina,
suscita ed alimenta in lui il desiderio di migliorare spingendolo a
perseguire un ideale di verità realizzato nella semplicità della fede vissuta, della devozione illuminata dall’amore.

L’amore, come si è detto, per Tagore non è solo sentimento, ma Persona, è Dio stesso e a Lui, l’Amante eterno, che incessantemente chiama a sé
uomini e donne da ogni sconfinata solitudine, è non solo possibile, ma
giusto chiedere sollievo, è naturale ricevere conforto, è infinita e assoluta
realtà senza la quale la vita non avrebbe alcun senso.
E per questo l’Amore stesso prega e diviene preghiera:

Dammi il supremo conforto dell’amore,
questa è la mia preghiera.
Il conforto che mi permetterà di parlare,
agire, soffrire secondo la tua volontà,
e di abbandonare ogni cosa per non essere
lasciato a me stesso.
Fortificami nei pericoli, onorami con la tua sofferenza
aiutami a percorrere i cammini difficili
del sacrificio quotidiano.

Dammi la suprema confidenza dell’amore,
questa è la mia preghiera.
La confidenza nella vita che sfida la morte,
che cambia la debolezza in forza,
la sconfitta in vittoria.
Innalzami, perché la mia dignità, accettando l’offesa,
disdegni di renderla.
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Per un tuo sospiro
io do sfogo
a viventi note
di gioia
o di dolore.

Sono una sola cosa
col tuo canto,
che sia
mattutino
o notturno,
che entri
tra i raggi del sole
o tra le ombre
della sera..

Se dovessi
perdermi nella fuga
di questa musica,
non ne patirei,
tanto
questa melodia
m’è cara.

- da Petali sulle ceneri -
___________

Lascia il tuo cuore
scoppiare finalmente,
cedi, gemma, cedi.
Lo spirito
della fioritura
s’è abbattuto su di te.
Puoi rimanere
ancora bocciolo?

- da Petali sulle ceneri -
____________
Amor mio,
il tuo poeta una volta
ideò un canto epico
nella sua mente.
Ahimé! Non fu prudente
e andò a cozzare,
facendo naufragio
contro i bracciali
che adornano
i tuoi piedi.
Si ruppe in brani di canti, che si sparpagliarono
ai tuoi piedi.
Tutto il mio carico
di leggende,
d’antiche guerre,
fu preda
delle onde ridenti,
si riempì di lacrime
e affondò.
Devi ricompensarmi
della mia perdita,
amor mio.
Se è svanita
la mia pretesa
di fama immortale
dopo morto,
rendimi immortale
da vivo!
Allora non rimpiangerò
la mia perdita,
né ti farò
altri rimproveri


- da Il Giardiniere -

___________
Casella di testo: Rabindranath Tagore: Poesie d’amore
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I miei occhi ricevono
la tranquillità del cielo,
ed ecco che sento passare
in me ciò che sente
un albero le cui foglie,
semiaperte come coppe,
straripano di luce.

Un pensiero torna
frequentemente
nel mio cuore,
come questa bruma
che sfiora i prati,
mescolandosi al mormorare dell’acqua,
agli stanchi sospiri
della brezza.

Immagino d’avere già
vissuto nell’infinito
delle cose di questo mondo
e che, a questo infinito,
ho dato i miei amori
e i miei dolori.

- da Petali sulle ceneri -

_____________


Il pensiero di te m’accompagna senza tregua, Amore,
potresti, tornando,
non pensare solo a me,
avendo possibilità di scelta.
La mia vita trascorre
aspettandoti,
quando tu ricordassi, potresti non venire solo da me!

Nel mio letto, da solo, resto intere notti in attesa.
La luce della mia lampada scompare solo all’alba,
quando i miei occhi sono stanchi d’aver molto
tempo vegliato.

Piena d’ogni bellezza, tu cammini cantando
e trascorrendo ore felici...
Se potessi mescolare a tutto questo i miei passi,
se la sorte mi facesse
ritrovare quel tempo gioioso!

- da Petali sulle ceneri -

_____________


Lei è vicina al mio cuore
come un piccolo fiore
alla terra.
Lei è dolce come il sonno che viene
per il corpo stanco.
L’amore che provo
è la mia vita,
che scorre veloce come
il fiume durante le piene dell’autunno, che scivola
in sereno abbandono.
Le mie canzoni sono
una sola cosa
col mio amore, come l’acqua che mormora
con le sue onde,
le sue correnti.

- da Dono d’amore -

_____________


Amica mia, questa sera
mi sembra che,
attraverso mondi innominabili
dove già siamo vissuti,
abbiamo lasciato
il ricordo della nostra unione,
Tu e Io.
Quando leggo antiche
leggende, ispirate
da passioni spente, oggi,
mi sembra che una volta
eravamo una persona sola,
Tu e Io
e che la memoria ritorni
a quel tempo...

Immagino che il mattino,
che trasfigurava
la terra in secoli annullati,
abbia introdotto
ancora qualche ragione
nel tuo cuore, come nel mio.
Perché il nostro cuore
rimane eternamente giovane
nella vecchiaia delle ere,
e l’universo intero
diventa così testimone
del nostro amore.

- da Petali sulle ceneri -

_____________


Io e la mia donna
giochiamo questa notte
al gioco della morte.
La notte ci circonda scura,
le nuvole in cielo sono
capricciose, le onde
infuriano nel mare.
Abbiamo lasciato il nostro
letto di sogni,
abbiamo spalancato la porta
e siamo usciti,
io e la mia sposa.
Ci mettiamo sull’altalena,
il vento tempestoso
ci spinge.
La mia donna si alza
con gioia e timore,
si stringe al mio petto e trema.
Per lungo tempo l’ho
servita teneramente.
Le feci un letto di fiori
e chiusi le porte
per tener lontano dai suoi
occhi la luce troppo forte.
La baciai dolcemente sulle labbra, mormorando gentile
al suo orecchio, finché quasi
sveniva dal languore.
Lei si perdeva in una nuvola d’infinita dolcezza
non rispondeva alle mie carezze,
i miei canti
non riuscivano a scuoterla.
Questa notte è giunto dalla foresta
il grido della tempesta.
La mia sposa si è alzata tremante, mi ha preso
la mano ed è uscita.
I suoi capelli sono sciolti al vento, il suo velo s’agita,
la ghirlanda di fiori ondeggia
sul suo petto!
Il soffio della morte
l’ha tuffata nella vita.
Siamo faccia a faccia, cuore
a cuore, io e la mia donna.

- da Il Giardiniere -

_____________
Credo d’averti visto in sogno
prima di conoscerti,
tali sono le precognizioni
d’Aprile
prima della pienezza
primaverile.

La visione avuta da te
non è venuta
quando tutto era impregnato
dal profumo del sal fiorito,
quando lo scintillare
del fiume al tramonto
aggiungeva una frangia
al biondeggiare della sabbia,
quando i frastuoni
dei giorni estivi
vagamente s’intrecciavano?

Sì, ironica e sfuggente
è stata la visione
che ho avuto del tuo viso,
in ore evase
da ogni realtà!

- da Petali sulle ceneri -

_____________


Vieni come sei, non indugiare
a farti bella.
Se le trecce dei capelli sono
sciolte, se la riga non è dritta,
se i nastri della veste sono
slacciati, non badarci.
Vieni come sei, non indugiare
a farti bella.

Vieni in fretta, sull’erba,
a passi veloci.
Se la rugiada scioglie la rossa
pittura dei tuoi piedi,
se i bracciali con le campanelle s’allentano alle tue caviglie,
se cadono le perle della tua
collana non badarci.
Vieni in fretta, sull’erba,
a passi veloci!

Non vedi quante nuvole
oscurano il cielo! Stormi di gru
si levano in volo dall’altra
riva del fiume
e raffiche improvvise di vento passano veloci sulla brughiera.
Il gregge impaurito corre verso
gli ovili del villaggio.
Non vedi quante nuvole
oscurano il cielo?
Invano accendi la lampada della tua toilette, il vento la sbatte
e la spegne.
Chi potrebbe dire che le tue
palpebre non sono tinte
di ombretto nero?
I tuoi occhi sono più oscuri delle nuvole minacciose.
Invano accendi la lampada della tua toilette per prepararti.

Vieni come sei, non indugiare
a farti bella.
Se la ghirlanda non è bene
intrecciata, che importa?

- da Il Giardiniere -

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Tu sei la nuvola
della sera
che vaga nel cielo
dei miei sogni.
Io ti dipingo
e ti modello
con i miei desideri d’amore.

Tu sei mia,
solo mia,
l’abitatrice dei miei
sogni infiniti!

I tuoi piedi
sono rosso-rosati
per la vampa
del mio desiderio,
spigolatrice
dei miei canti
al tramonto!
Le tue labbra
sono dolci-amare
del sapore del mio
vino di dolore.

Tu sei mia,
solo mia,
abitatrice dei miei
sogni solitari!

Ho oscurato
i tuoi occhi
con l’ombra
della mia passione,
frequentatrice
della profondità
del mio sguardo!
T’ho presa e ti stringo,
amore mio,
nella rete
della mia musica.

Tu sei mia,
solo mia,
abitatrice dei miei
sogni immortali!

- da Il Giardiniere -

________________


Amore, il mio cuore
desidera giorno e notte
d’incontrarsi con te,
in un incontro simile
alla morte che tutto
consuma.
Abbattimi, come fa
la tempesta;
prendi tutto quello
che possiedo;
invadi il mio sonno
e ruba i miei sogni.
E in quella desolazione, nella nullità dello spirito,
uniamoci nella bellezza.
Ahimè, che vano
desiderio!
Che speranza c’è
d’essere uniti
se non in te, mio Dio?

- da Il Giardiniere -

________________


Chiederei ancora
qualcosa
se possedessi il cielo,
le sue stelle
e il mondo
con le sue infinite
ricchezze.
Sarei però contento
anche d’ogni
piccola cosa
se lei fosse mia.

- da Il Giardiniere -

________________


Tu ti doni a me come il fiore che non si schiude
che all’avvicinarsi
della sera,
la cui presenza è tradita
dal profumo che libera
nell’ombra.
Così viene a passi silenziosi
la primavera,
quando le gemme
gonfiano le cortecce.

Tu t’imponi al mio spirito
come le alte onde
della marea crescente,
il mio cuore si nasconde
sotto canti burrascosi.

Presentivo il tuo arrivo come
la notte affretta l’alba.
Un cielo nuovo mi è stato
rivelato attraverso le nuvole
che diventano rosse.


- da Petali sulle ceneri -

______________
Dimmi se tutto questo è vero,
amore mio,
dimmi se questo è vero.
Quando i miei occhi lampeggiano,
le oscure nuvole,
nel tuo petto,
danno risposte tempestose.
E vero che le mie labbra
sono dolci
come l’inizio del primo amore?
Che i ricordi di svaniti
mesi di maggio
indugiano nelle mie membra?
Che la terra, come un’arpa,
vibra di canzoni
al tocco dei miei piedi?
E poi vero che al mio apparire
la rugiada
cade dagli occhi della notte
e la luce del giorno
è felice quando avvolge con gioia
il mio corpo?
E vero, proprio vero
che il tuo amore vagò solitario
attraverso epoche e mondi
in cerca di me?
E che quando finalmente
mi hai trovato
il tuo vecchio desiderio
trovò una pace perfetta
nel mio parlare gentile,
nei miei occhi, nelle mie labbra
e nei miei capelli fluenti?
E vero, dunque, che il mistero
dell’infinito
è scritto sulla mia piccola fronte?
Dimmi, amore mio,
se tutto questo è vero.

- da Il Giardiniere -

________________


Smetti di lavorare, sposa.
Ascolta, l’ospite è arrivato.
Senti? Scuote piano piano la catena
che chiude la porta.
Guarda che i tuoi bracciali
non facciano rumore,
non affrettare i tuoi passi
quando gli vai incontro.
Smetti di lavorare, sposa.
E sera, ascolta,
l’ospite è arrivato.

No, sposa, non aver paura,
non soffia il vento degli spettri.
C’è luna piena nella notte d’aprile;
le ombre sono pallide nel cortile,
in alto il cielo brilla luminoso.
Se credi, abbassa il velo sul tuo viso,
se hai paura, metti la lampada
sulla porta.
No, sposa, non aver paura,
non soffia il vento degli spettri.

Se hai vergogna, non dirgli
una parola;
resta al lato della porta quando
vai ad aprirgli.
Se ti fa delle richieste
e se vuoi accettare
abbassa gli occhi in silenzio.
Guarda che i tuoi bracciali
non tintinnino
quando con la lampada in mano,
lo farai entrare.
Se hai vergogna, non dirgli
una parola.

Sposa, non hai ancora finito il tuo lavoro? Ascolta,
l’ospite è arrivato.
Non hai acceso la lampada
nella stalla?
Non hai preparato
il cesto dell’offerta
per la preghiera serale?
Non hai messo il segno rosso
della fortuna
nella riga dei tuoi capelli,
e ancora per la notte
non ti sei preparata?
Sposa, non senti che l’ospite
è arrivato?
Smetti di lavorare!

- da Il Giardiniere -

________________


Il tuo volto affettuoso
s’illuminò sorridendo.
All’alba, nel giardino dei fiori, chiuso in me stesso,
non ho parole.
I primi raggi del sole vanno
in ogni direzione,
come un cespuglio
di loti bianchi,
dimmi chi sei, misericordiosa!
Sta guardando con occhi
pieni di dolcezza,
l’anima della terra rinfresca,
inebria di gioia i fiori.
Che lingua parli?
Che speranza mi dai?
Solo con gli occhi
mi fai sussultare.
Da tutte le parti i fiori
si alzano dicendo:
“Prendimi, prendimi
nel tuo seno!”
Chi chiami vicino a te?
Dove sei seduta?
Tu sei ovunque.
Donando te stessa
riempi la terra
dando la tua pace col sorriso.
Vicino a te tutti aspettano,
sono la mia gente,
come me attenti al tuo affetto,
al tempo dei gelsomini
e degli oleandri.
Per te essere circondata
dai fiori,
unita ai fiori del giardino,
è un gran piacere.
Da ogni parte arriva profumo
e alla luminosità dei tuoi occhi
il mio animo riposa.
L’aroma dei fiori più delicati
è il tocco del tuo corpo,
dolce brezza del mattino.
Donami quello sguardo
di miele,
guardami, sorge nell’animo l’amore!

- da Luna crescente -

________________


Un giorno con sorpresa
sei penetrata nella mia vita
che respirava felice nel primo
amore, primavera.
Da allora la tenera timidezza di quell’infinita gioia
giunge inesauribile, nascosta
nelle prime verdi gemme
dei cedri in fiore.
La tue rose rosse portano
nel loro silenzioso ardere
tutto quanto c’era in me d’ineffabile,
il ricordo di quelle ore e di quei giorni di maggio
palpita nel frusciare delle tue
foglie freschissime;
sempre e per sempre nuove.

- da Dono d’amore -

________________


Questa nostalgia dei giochi
amorosi, tesoro,
non è solo mia,
ma anche tua.

La tua bocca sorride,
il tuo zufolo canta,
ispirato dal mio amore.

Il tuo desiderio non ha pazienza,
ha tanto vigore quanto il mio.

- da Petali sulle ceneri -

________________

Il mio cuore,
uccello del deserto,
ha trovato il suo cielo nei tuoi occhi.
Essi sono la culla
del mattino, essi sono
il regno delle stelle.
I miei canti si
perdono nella loro profondità.
Lascia che io spazi
in quel cielo,
nella sua solitaria
immensità.
Lascia che io squarci
le sue nuvole
e stenda le ali
al suo sole.

- da Il Giardiniere -

______________


Tutta la mattina
tento d’intrecciare
una ghirlanda,
ma i fiori cadono
e si sfogliano.
Tu sei seduta lì e mi guardi in segreto
con l’angolo dei tuoi occhi curiosi.
Domanda a quegli
occhi che tramano
nell’oscurità chi è
il colpevole.

Invano tento di
cantare una canzone.
Un sorriso trema
sulle tue labbra;
domandagli
la ragione del mio insuccesso.
Domanda alle tue
labbra sorridenti
come la mia voce
si smarrì nel silenzio, simile a un’ape
ubriaca in un fiore di loto.

E sera, è l’ora in cui
i fiori chiudono le
loro corolle.
Permettimi di restare
al tuo fianco
e chiedi alle mie
labbra di fare ciò che si può fare in silenzio
e alla debole luce
delle stelle.

- da Il Giardiniere -

______________


Amore, metti da
parte la tua lira,
lascia alle tue braccia la libertà
di stringermi.
Che il mio cuore
al tocco delle tue dita
raggiunga l’estremo
limite dei sentimenti!
Non inclinare il capo, non voltarlo,
ma dammi il tuo
bacio come un
profumo
a lungo tenuto
in un calice.
Non attutire questo
momento con parole vane, ma lascia che un’onda silenziosa
ci trascini verso gioie senza limiti.

- da Petali sulle ceneri -

______________


Vedendo i tuoi piedi nudi e fragili
penso che i fiori siano le orme
dei passi dell’estate.

I tuoi tracciano leggermente
sulla sabbia
la storia delle loro avventure,
una storia che, passando,
la brezza cancella.

Vieni, fai scivolare sul mio cuore
questi teneri piedi!

Lascia un’impronta duratura
sulla via
del paese dei miei sogni.

- da Petali sulle ceneri -

_______________
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NULL

Quest’autunno è mio,
fu cullato
nel mio cuore.
I campanelli luccicanti
alle caviglie
mi tintinnavano
nel sangue
e il suo san di velo
ondeggiava
nel mio respiro.

Io riconosco il contatto
dei suoi capelli ondulati
in tutti i miei sogni.
Intorno c’è sempre lei,
anche nei tremuli rami
che danzano
al mio ritmo,
e i suoi occhi,
che dal cielo azzurro
sorridono,
presero luce da me.


- da Dono d’amore -

___________


Stavo per lasciarla.
Lei non parlava,
ma io capivo dal suo
languore che avrebbe
desiderato trattenermi.

Più volte avevo creduto d’indovinare
la supplica delle sue mani,
sebbene ne fosse incosciente.
Le sue braccia esitanti
avrebbero potuto diventare
una ghirlanda di giovinezza
attorno al mio collo...

Tanti gesti impauriti
ritornano alla mia memoria
e mi rivelano cose tenute
segrete finora.


- da Petali sulle ceneri -

___________


Ho desiderato tracciare
le parole dell’amore
nel proprio colore...
Ma come si nascondono
in fondo al mio essere
e come sono deboli
le lacrime.

Amica mia, queste parole
senza colore
tu le riconosceresti?

Ho desiderato esprimere
le parole dell’amore
nella loro propria musica...
Ma questa melodia
non risuona che nel mio
cuore e i miei occhi
sono pieni di silenzio.

Amica mia, queste parole
senza musica
tu le riconosceresti?


- da Petali sulle ceneri -

___________


Mi chiami di nuovo?
La sera è giunta.
La stanchezza mi circonda
come le braccia d’un amore supplicante.
E tu mi chiami?

Ti diedi tutta la mia giornata, crudele padrona,
vuoi togliermi anche
la notte?
Ogni cosa deve avere un
termine, la solitudine della notte ci appartiene.
Deve la tua voce
interromperla e colpirmi?

La sera non reca alla tua
porta la musica del sonno? Le stelle, con le ali
silenziose, non volano mai nel cielo, al di sopra della
tua torre spietata?
I fiori non cadono mai,
con dolce morte, fra la
polvere del tuo giardino?

Devi proprio chiamarmi,
anima irrequieta? Allora
veglino e piangano invano gli occhi tristi dell’amore.
Arda la lampada nella casa solitaria. Porti il traghetto a casa gli stanchi lavoratori. Mi lascio dietro i miei sogni e corro al tuo richiamo.


- da Il Giardiniere -

___________

Vaghe parole m’assillano,
ma lascerò il silenzio e la notte
esprimersi lentamente in musica.

Oggi la mia vita è come un eremo,
dove la primavera esita ad agitarsi
e a mormorare.

Non è l’ora per te, Amore mio,
di superare l’ostacolo della mia porta.
Alla sola paura di sentire il tintinnare
dei tuoi braccialetti,
si svegliano echi in giardino.

Le rose, per profumare, devono ancora
aver pazienza;
non dare alle corolle chiuse l’inquietudine
di aprirsi prima del tempo.


- da Petali sulle ceneri -

_____________


Ho incontrato numerose ragazze in paesi lontani.
Alcune mi affrontavano per chiedere il mio nome,
altre abbassavano gli occhi e restavano mute.
Ho visto sorrisi aguzzi come spade,
e sorrisi evocanti un abisso di lacrime.
Io andavo sempre, attirato dalla distanza
che rinnova le sue incerte promesse
come i suoi differenti paesaggi.

È nei giorni di primavera, con le foglie nuove,
che aspetto il reame incantato del Sonno.
Attraverso una processione di servitori
addormentati, supero la porta d’un palazzo.
Lungo i corridoi vuoti, passo davanti alla
camera del Re e alla camera della Regina,
poi arrivo a quella dove, addormentata
sotto le luci addolcite del crepuscolo,
dorme la figlia del Re.

Il suo letto è morbido e bianco come
un petalo di loto, le sue trecce sparse vicino
al cuscino assomigliano a una scura
cascata immobile, il suo braccio sinistro
era gettato sul disordine dei suoi veli e,
quello destro, riposava sul suo petto
agitato da un respiro regolare.
In questo strano dominio del Sonno
sembrava la vera immagine del Sogno!

In ginocchio, davanti a Lei, ho avvicinato
il mio viso al suo, finché il suo respiro
ha fatto fremere il mio sangue.
Ho fissato a lungo le sue palpebre chiuse
e le ho baciate perché il mio bacio
penetrasse fino ai suoi sogni...
Su una foglia di betulla ho tracciato
il mio nome e aggiunto queste parole:
«A te che dormi, abbandono il mio cuore».
Poi, dopo aver annodato la foglia
di betulla alla mia collana di perle e averla
gettata sui suoi capelli sparsi, sono fuggito.

L’incantesimo però si dilegua.
Il reame che dormiva, piano piano
si sveglia dal torpore. Dal fondo
del silenzio vibrano voci umane:
il Re e la Regina si sono risvegliati
e i giovani principi si meravigliano di vedere
la terrazza nuda invasa dalle erbe già alte.
Nella camera, dove le lampade si sono spente,
dove l’incenso dei portaprofumi non è più
che un mucchietto di cenere, la figlia del Re,
seduta sul suo letto, contempla, una alla volta,
la foglia di betulla e la collana di perle.

Pudicamente, Lei copre la sua gola nuda
con una tunica; fremendo. Lei spia, cerca
e non scopre nessun visitatore misterioso.
Legge e rilegge il messaggio tracciato sulla
foglia di betulla: prende la sua fronte
tra le mani e s’interroga, s’interroga ancora.
E, a lungo, resta incerta.

Vicino a Lei i segreti della natura sono
mormorati dal fogliame del giardino,
pur sentendo che simili segreti
accompagnano i battiti precipitosi
del suo cuore. Il soffiare del vento
viene a imporre lo stesso interrogativo
che ossessiona il suo spirito turbato.
La figlia del Re s’interroga:
«Chi dunque ha deposto sui miei capelli
un messaggio d’amore e una collana di perle?»

Così passavano i giorni. Spariva
la primavera, facendo posto all’estate
piovosa, in seguito arrivava
l’autunno nella calda luce
che indora le messi mature,
e l’inverno, con le nebbie mattutine,
con le sue notti ostili, gli succedeva.
Ed ecco che una primavera nuova
rinasceva dalle morte stagioni.
La figlia del Re è alla sua finestra,
fra i suoi capelli spettinati brilla
sempre una collana di perle.


- da Petali sulle ceneri -

___________

Hai colorato
i miei pensieri
e i miei sogni,
con gli ultimi riflessi
della tua gloria,
Amore,
trasfigurando la mia vita
per la prossima bellezza
della morte.
Come il sole,
al tramonto,
ci lascia intravedere
un angolo di cielo,
hai mutato il mio dolore
in gioia immensa.

Per incanto, Amore,
vita e morte
sono diventate
per me
la stessa grande
meraviglia.


- da Petali sulle ceneri -

___________


Non lasciarmi,
non andartene,
perché scende la notte.

La strada è deserta e buia,
si perde tortuosa.
La terra stanca è tranquilla,
come un cieco senza bastone.

Sembra che io abbia
aspettato nel tempo
questo momento con te
così accendo la lampada
dopo averti donato fiori.

Con il mio amore
ho raggiunto stasera
il limite del mare
senza spiaggia,
per nuotarci dentro
e perdermi in eterno.


- da Passando all’altra riva -

___________


Come il pietoso tramonto
annulla l’impronta del
giorno, lascia così che il mio dolore d’averti perso, Amore, getti su di me il velo perfetto
del silenzio.

Lascia mescolare rovine
e naufragi, nell’immensità d’una sera confortata
dal tuo ricordo,
piena di serena armonia,
di pace triste.


- da Petali sulle ceneri -

___________


Nel tuo sonno, al limite
dei sogni, aspetto guardando in silenzio il tuo viso,
come la stella del mattino che appare per prima
alla tua finestra.
Con i miei occhi berrò
il primo sorriso che, come
un germoglio, sboccerà sulle tue labbra semiaperte.
Il mio desiderio
è solo questo.

- da Pùràvi -

___________


Qualcuno mi ha
segretamente lasciato
in mano un fiore d’amore. Qualcuno mi ha rubato il cuore e l’ha sfogliato
in cielo.
Io non so se l’ho trovato
o se vado a cercarlo ovunque e se c’è un tremore di gioia
o di pena.


- da Dono d’amore -

___________


Il mio cuore è un flauto
col quale ha suonato
il mio Amore.
Se qualche volta dovesse
cadere in mani estranee,
che lo gettino via lontano!

Il flauto al mio Amore
è molto caro.
Se mai un altro fiato
lo volesse suonare
in un altro modo, che la terra sia cosparsa dei suoi rottami!


- da Petali sulle ceneri -
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Non chiesi nulla,
solo mi fermai al limite
del bosco, dietro un albero.
Gli occhi dell’alba
erano languidi,
e la rugiada era ancora nell’aria.
Il delicato profumo
dell’erba bagnata
indugiava nella nebbia
sottile che avvolgeva
la terra. Sotto un banano
mungevi la mucca
con le tue mani tenere,
fresche come il burro.
Io me ne stavo immobile.
Non dissi una parola.
Fu l’uccello che cantò,
nascosto, dal cespuglio.
L’albero di mango
lasciava cadere i suoi fiori
sulla strada del villaggio
e le api venivano ronzando,
a una a una.
Dalla parte dello stagno
il cancello del tempio
di Shiva era aperto
e un fedele aveva iniziato
il suo canto.
Con il secchio
sulle ginocchia
tu mungevi la mucca.
Io rimasi con il mio secchio vuoto.
Non ti venni vicino.
Il cielo si destò al suono
del gong del tempio.
Gli zoccoli delle bestie
che andavano al pascolo
sollevavano la polvere
della strada.
Con le brocche piene
posate sull’anca,
le donne venivano dal fiume.
I tuoi bracciali
tintinnavano e la schiuma
traboccava dal secchio.
La mattina passò e io
non ti venni vicino.

- da Il Giardiniere -

___________


Perché siedi là, facendo
tintinnare i braccialetti,
così, solo per gioco?
Riempi la tua brocca.
E’ ora che torni a casa.

Perché muovi l’acqua
con le mani
e ogni tanto guardi nella via
se qualcuno arriva,
così, solo per gioco?
Riempi la brocca
e vieni a casa.
Le ore del mattino passano, l’acqua scura scorre.
Le onde ridono e sussurrano tra loro,
così, solo per gioco.
Le nuvole vagabonde
si sono raccolte
all’estremo orizzonte,
sopra e dietro la collina.
Indugiano, ti guardano in viso, sorridono, così,
solo per gioco.
Riempi la tua brocca
e vieni a casa.

- da Il Giardiniere -

___________


Camminavi lungo la riva
del fiume con la brocca piena, appoggiata sul fianco.
Perché a un tratto girasti
il capo e mi guardasti
attraverso il velo svolazzante? Quello sguardo splendente
nel buio mi colpì come la brezza, che dà un fremito all’acqua increspandola
e corre via, verso la riva
piena d’ombra. Giunse fino a me come l’uccello della sera, che vola attraverso la stanza senza lampada, da un balcone all’altro, e poi scompare
nella notte buia.
Tu ti nascondi come una stella dietro i monti e io sono un viandante nella strada. Ma perché ti fermasti un momento e mi guardasti in viso,
attraverso il tuo velo, mentre camminavi lungo la riva del fiume con la brocca piena
posata sul fianco?

- da Il Giardiniere -

___________


Questa notte t’ho offerto
il vino spumeggiante
della mia giovinezza,
in giardino.
Hai alzato il bicchiere
fino alla bocca,
hai chiuso gli occhi e
hai sorriso,
mentre io ti liberavo del velo,
ti scioglievo le trecce, tenendo
sul mio petto
il tuo viso dolce e silenzioso.
Questa notte, quando
il sogno della luna
inondava il mondo notturno!

Oggi, all’alba calma
e rugiadosa,
tu t’avvii vestita di bianco
verso il tempio,
con l’offerta dei fiori
tra le mani.
Io me ne sto in disparte, all’ombra d’un albero,
il capo chino,
sulla strada
solitaria di quel tempio.

- da Dono d’amore -

___________
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Abitava sul fianco del monte, vicino
a un campo di grano
dove scorre la sorgente in
gioiosi ruscelli,
sotto l’ombra solenne d’alberi secolari.
Le donne vi andavano a riempire
le brocche e i viandanti vi andavano
per riposare e conversare.
Lei lavorava e sognava ogni giorno,
al mormorio del torrente chiassoso.

Una sera uno straniero scese
dall’alto del monte,
nascosto tra le nuvole;
i suoi capelli erano arruffati
come serpenti sonnolenti.
Domandammo meravigliati: “Chi sei?”
Ma non rispose e sedette in disparte,
presso il torrente rumoroso,
guardando in silenzio
la capanna dove lei viveva.
I nostri cuori si riempirono di spavento
e tornammo pensierosi a casa
al calare della notte.

La mattina dopo, quando le donne
andarono ad attingere acqua
al ruscello all’ombra degli alberi
di deodar, trovarono aperta
la porta della capanna, ma la sua voce
non si sentiva.
Dov’era il suo volto sorridente?
La brocca vuota era in terra
e la lampada consumata era spenta,
in un angolo.
Nessuno sapeva dov’era fuggita,
prima dell’alba; anche lo straniero
era sparito.
In maggio il sole divenne cocente
e la neve si sciolse.

Ci sedemmo vicino al ruscello,
e piangemmo. Pensavamo:
“Vi sarà nella terra dove lei è andata
un ruscello, dove potrà riempire
la brocca per dissetarsi in queste
giornate riarse?”
E ci chiedevamo l’un l’altro sgomenti:
“Vi sarà una terra al di là di questi
monti dove viviamo?”

Era una notte d’estate, la brezza
soffiava da sud; io sedevo
nella sua stanza deserta, dove
la lampada era ancora spenta.
A un tratto i monti sparirono, come
tende tirate da parte.
“Ah, ecco che lei viene! Come stai,
figlia mia? Sei felice?
Dove puoi trovare riparo sotto
questo cielo scoperto?
Ahimé, il nostro ruscello non è qui
per dissetarti!”
“Qui c’è lo stesso cielo.” Lei rispose:
“Soltanto è libero dai monti
che gli fanno corona.
Qui c’è lo stesso ruscello, allargato
in un grande fiume.
Qui c’è la stessa terra, ingrandita
in pianura”.
Sospirai: “C’è già tutto da te, ma noi
non ci siamo”.
Lei sorrise tristemente e rispose:
“Voi siete qui nel mio cuore!”
Mi destai e udii solo il mormorio
del ruscello, il fruscio dei deodars,
nella notte.

- da Il Giardiniere -

___________


Mi sono fermato sul bordo della strada. Se la mia presenza non t’è dolce,
non andrò più avanti.
Se non hai bisogno del mio amore
lascia che ti abbandoni qui.
Non mendicherò più uno solo
dei tuoi sguardi,
se i miei ti importunano.
La polvere e la luce cruda
del mezzogiorno m’accecano ma,
lungo la strada, aspetterò
che il tuo cuore, forse,
torni a cercare il mio.


- da Petali sulle ceneri -

___________


Quando arrivò il momento
in cui dovevamo salutarci,
come una nuvola che
solennemente scenda,
ebbi solo il tempo di legarti
il polso con una cordicella rossa,
mentre le mie mani tremavano.
Ora, mentre sbocciano i fiori di mahua
siedo da solo nell’erba
e mi vibra dentro una domanda:
«Hai ancora la mia cordicella rossa?»

- da Dono d’amore -

___________
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Tengo le sue mani
e le stringo al mio petto.
Tento di riempire
le mie braccia
della sua bellezza,
di rubare con i baci
il suo dolce sorriso,
di bere
i suoi neri sguardi
con i miei occhi.
Ah, ma dov’è?
Chi può appropriarsi
dell’azzurro del cielo?
Cerco d’afferrare
tanta bellezza,
ma mi sfugge,
lasciando solo il corpo
nelle mie mani.
Stanco e deluso
io me ne vado.
Come può il corpo
toccare il fiore
che solo lo spirito
riesce a sfiorare?

- da Il Giardiniere -

_____________


Credevo di doverle
dire qualcosa,
quando i nostri sguardi s’incrociarono oltre la siepe.
Ma lei non si fermò.
Le parole che dovevo dire, notte e giorno,
scivolano come barche
sopra l’acqua,
o sembrano alzarsi nelle
nuvole autunnali
perennemente ansiose,
o cercano l’attimo perduto
nel tramonto, perdendosi
nei fiori tardivi.
Come una lucciola,
mi trema in fondo al cuore
il discorso che dovevo fare, per trovare il giusto
significato nella sua
fine disperata.

- da Dono d’amore -

_____________


Lontano da me
quest’amore illimitato!
E’ come il vino
che spumeggia
e che, rotta la giara,
subito è aceto.

Portami, invece, l’amore
fresco e pulito
come pioggia che disseta la terra arida
e i vasi di terra della casa riempie.

Dammi l’amore che arriva fino in fondo,
diffondendosi come linfa
misteriosa e invisibile,
nei rami dell’albero
della vita,
l’amore che fa crescere
fiori e frutti.

L’amore che tranquillizza
il cuore
in pace piena, regalami.


- da L’offerta di frutta -

______________
Casella di testo: Rabindranath Tagore: Poesie d’amore
Corro come
un cervo muschiato che,
pazzo del suo stesso profumo,
si lancia nell’ombra
della foresta.
E’ una notte di maggio
e il vento
è la brezza del sud.
Smarrisco la strada e cammino,
cerco ciò che
non posso ottenere,
ottengo quel che non cerco.

Dal mio cuore esce e danza
l’immagine del mio desiderio.
La folgorante visione
corre via fuggendo.
Provo a stringerla forte,
ma mi sfugge
e mi fa smarrire la strada.
Cerco ciò che
non posso ottenere,
ottengo quel che non cerco.

- da Il Giardiniere -

______________




Svegliandomi, un mattino,
la sua lettera ho trovato.
Non so leggere, non so
cosa dica.
Ai suoi libri lascerò il saggio,
per non disturbarlo.
Saprebbe forse spiegarmi
il contenuto del messaggio?
La premerò nella mia fronte,
la stringerò al cuore, e quando
tacita e serena
diventerà la notte
io l’aprirò sulle mia ginocchia,
in silenzio, finché sorgeranno
a una a una le stelle.

Frusciando, le foglie, ad alta
voce, me la leggeranno,
la corrente del ruscello
scorrendo la ripeterà, dal cielo
me la narreranno
le sette stelle del Carro.

Non riesco a trovare quel che
cerco, quello che vorrei sapere
non lo posso capire, ma queste
parole non dette
hanno addolcito il mio dolore,
il mio pensiero in canto
han trasformato.

- da L’offerta di frutta -

______________

In un momento d’incoscienza
sono venuto.
E tu, alza quegli occhi
e lasciami indovinare
se i fantasmi possano
attardarsi ancora,
simili a certe nuvole
che giocano allo zenit.
Poi sono qui, tollera
la mia presenza.

Le rose del giardino
già hanno i boccioli,
ignorano che trascureremo
di coglierle
quando saranno fiorite...
Palpita la stella
del mattino,
una luce si mescola ai rami che ombreggiano
la sua finestra, come
nei giorni passati.

Ma che quei giorni
siano passati
io lo dimentico durante quel
momento d’incoscienza.

Dimentico pure se
m’hai umiliato,
voltandoti da un’altra parte quando io t’aprivo
il mio cuore.
Non ricordo altro che
parole fermate
sulle tue labbra che
tremavano mentre
nel tuo sguardo
passava l’ombra
della passione.

Proprio dimentico
che hai scordato tutto!

- da Petali sulle ceneri -

______________


La sera è buia, il sonno tuo profondo nel silenzio
del mio essere.
Svegliati, pena d’amore,
non so aprire la porta,
rimarrò fuori.
Lente scorrono le ore,
vegliano le stelle, il vento tace, pesante cala il silenzio
nel mio cuore.
Svegliati, amore, svegliati!
Il mio bicchiere è vuoto,
riempilo, smuovi la notte
col respiro d’un canto
per cose al di là della
speranza.
Ci basta ciò che diamo
e quello che riceviamo.
Non abbiamo schiacciato
la gioia per spremerne
il vino del dolore.
Quest’amore tra me e te
è semplice come un canto.

- da Il Giardiniere -

______________
Un tempo, ogni
mattina, quando
la rugiada splendeva nell’erba,
venivi a dondolare
la mia amaca.
Slittando dai sorrisi
alle lacrime,
io però non
ti riconoscevo.

Durante i sontuosi
mezzogiorni d’Aprile
Tu mi parlavi,
credo, di seguirti.
Cercavo però
il Tuo viso ed ecco
che tra noi passavano
processioni fiorite,
uomini e donne
che spargevano le
loro canzoni al vento del Sud.

T’ho incrociato,
senza riconoscerti,
sulla strada.
Poi, certi giorni, pieno
di indefinito profumo
d’oleandri e di vento
che s’ostina
fra le palme gementi,
t’ho lungamente
considerato...
E io non so
se Tu mi sei mai
stata sconosciuta.

- da Petali sulle ceneri -

______________


Se mai, per caso,
rivolgi a me il pensiero,
immagina che io scriva un canto quando la sera
piovosa diffonde ombra sul fiume, trascinando lenta
la sua luce offuscata,
quando lo spazio del
giorno è troppo breve per
il lavoro e l’ozio.
Sarai sola e seduta nella terrazza a oriente,
io canterò dalla stanza
semibuia. L’umido
profumo delle foglie
entrerà dalle finestre
avvicinandosi il
crepuscolo, mentre il vento urlerà la sua ira nel
boschetto dei cocchi.
Quando nella stanza sarà portata la lampada accesa io andrò via.
Tu forse allora ascolterai
la notte, e, anche se io
tacerò, sentirai
la mia canzone.


- da Dono d’amore -

______________


Il tempo in cui potevo
ricompensarti d’ogni
tuo regalo è finito.
La tua notte
ha trovato l’alba.
A chi t’ha preso
tra le braccia
porto la gratitudine e i doni
che avevo preparato per te,
con il perdono per tutte
le ferite e le offese
che ti ho procurato.
I fiori del mio amore,
che non sbocciarono allora,
io offro adesso a te
perché hai aspettato
che si aprissero.

- da L’offerta di frutta -
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Una morbida nuvolotta.... di zucchero filato alla fragola e limone
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Mi fermerò,
senza dubbio stupito,
se mai ci ritroveremo
in una vita futura,
nel cammino e alla luce
d’un altro mondo
lontano.
Capirò che i tuoi occhi,
simili alle stelle dell’alba,
sono appartenuti
a questo cielo notturno,
e dimenticato,
d’una vita passata.
Sì, comprenderò
che la magia del tuo viso
è pronta ancora
al balenare appassionato
del mio sguardo in un
incontro immemorabile,
e che al mio amore
tu devi un mistero
di cui non conosci
più l’origine.

- da Petali sulle ceneri -

_____________


Quando sei sparita,
tu moristi a tutto quello
che m’era estraneo,
svanendo dalle mille
cose del mondo
per rimanere
completamente
nel mio dolore.
Io sentii allora che la vita
era diventata amore perfetto,
uomo e donna diventati
in me una sola persona,
per sempre.

- da Dono d’amore -

______________


Come in un sogno,
l’amore viene con
passi silenziosi.

Quando lei partì,
la porta cigolò,
mi affrettai per
richiamarla indietro,
ma il sogno diventò
impalpabile,
dileguandosi nel buio.
Un tremare di luce
da lontano,
un miraggio,
come sangue, rosso!

- da Sanai -

______________


Ho sognato che lei, seduta
vicino al mio letto,
mi sollevava dolcemente
con le mani i capelli,
facendomi sentire
la gentilezza delle sue dita.
Guardavo il suo viso,
lottando con le lacrime
che mi offuscavano
lo sguardo,
finché il languore delle sue
dolci parole mi fermò il sogno,
come una luce iridescente.

Mi sono alzato e ho visto
sopra la mia finestra il mondo
silenzioso e palpitante della
Via Lattea, chiedendomi
se anche lei avesse avuto
un sogno simile al mio.

- da Dono d’amore -


_____________


La coppa della mia vita
trabocca del miele con cui
l’hai riempita.

Tu non lo sai, tu non lo sai.

Come il fiore che, nascosto,
inonda la notte di profumo,
hai colmato il mio cuore.

Tu non lo sai, tu non lo sai.

E’ giunto il momento
di separarci. Solleva il tuo
bel viso e guardami;
morendo a me stesso offrirò
ai tuoi piedi la mia vita che
non hai conosciuto.

Possa la silenziosa sera
di segreto dolore,
finire in quest’ora notturna!


- da Passando all’altra riva -


_____________


Risuoni il tuo amore
nella mia voce, riposi il mio
silenzio, in ogni movimento
che tu sia in me.
Splendi come una stella
nel buio del mio sonno,
il primo pensiero
al mio risveglio.
Ardi nel mio desiderio
e scorri in tutte le correnti
del mio amore.
Voglio portarti nella vita
per sempre come l’arpa
porta la musica.

- da Passando all’altra riva -

_____________


Sei solo un’immagine,
e non vera
come quelle stelle
e questa polvere
che fremono
d’un brivido vitale?
Mentre tu sei
immensamente lontana,
nella tua calma,
forma dipinta.
Un tempo camminavi
con me, caldo era
il tuo respiro,
il tuo corpo
cantava la vita.
Il mio mondo parlava
con la tua voce
e mi toccò il cuore
con il tuo viso.
Ti sei fermata all’improvviso nel
tuo cammino,
all’ombra dell’Eterno,
io ho continuato solo.
La vita ride come
un bimbo,
scuotendo nella corsa
il suo sonaglio di morte
mi chiama, e io seguo l’invisibile;
ma tu sei là,
dove ti sei fermata,
dietro quella polvere
e quelle stelle,
e sei solo un’immagine.
No, non può essere.
Se il movimento
della vita
si fosse concluso
per sempre con te,
fermerebbe il fiume
nella sua corrente,
e il procedere del giorno
nel suo ritmo di colori.
Se il luminoso tramonto
dei tuoi capelli
fosse sparito nel buio
della disperazione,
l’ombra estiva della
foresta morirebbe con
i suoi sogni.
Può essere vero che
t’ho dimenticato?
Disattenti proseguiamo,
dimenticando
fiori della siepe che
fiancheggia la strada.
Tuttavia essi profumano,
incoscienti della nostra dimenticanza,
riempendola di musica.
Tu sei partita da
questo mio mondo
per prenderti lo spazio
alle radici della mia
vita, perciò quest’oblio
è una memoria sparita
nella sua profondità.
Non sei più davanti
ai miei canti
ma una cosa sola
con essi.
Sei venuta con la prima luce dell’alba,
t’ho preso con l’ultimo
raggio di sole
del tramonto.
Da allora sempre
ti trovo
attraversando il buio.
No, tu non sei solo un’immagine!

- da Dono d’amore -

______________


Io so che lei è stata
la stella del mio mattino
e che è tornata per me
nel cielo della sera,
perché riconoscessi
il suo sorriso.

L’avevo perduta
durante le ore stanche
del giorno, ma lei
s’è imbarcata
per un viaggio solitario
che doveva riunirci
all’inizio della notte.

La sua voce, un tempo,
turbava il mio sangue
di tentazioni audaci;
fra le ombre ora
lei mormora cose
che non capisco.

Io so però che lei
è sempre la stessa,
che sotto veli cangianti
mi chiede ancora
una parola d’amore.

- da Petali sulle cenrti -

_____________


Al rumore del monsone
trema il cuore, si stringe,
guarda, senza trovare
speranza, verso l’alto, mentre la paura
invade la notte.

Tornano in mente
tante volte
i suoi due occhi teneri.
Fuori infuria il temporale,
rimbombano i tuoni,
il cielo si lamenta.
Tornano in mente
i suoi occhi...


- da La Barca d’oro -


_____________
Casella di testo: Rabindranath Tagore: Poesie d’amore
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Donna fuggita, sei scivolata nel buio,
ma la tua presenza immateriale ha lasciato
dietro di sé una scia luminosa!
Il tuo cuore è smarrito per l’amante
che ti chiama attraverso solitudini infinite?
E’ la rapidità della tua fuga che ha sparso così
sulle tue spalle il disordine arruffato delle tue trecce?
I tuoi piedi, toccando la polvere di questo mondo,
hanno lasciato un’impronta di dolcezza.
Tu strappi dal fondo dell’abisso della morte
tutta la vita e ogni luce, e se qualche stanchezza
ti fermasse improvvisamente,
l’universo cesserebbe d’esistere.

Il ritmo di questi invisibili passi m’incalza!
La canzone delle onde attraversate vibra in me.
Mi trascini di mondo in mondo, d’apparenza
in apparenza, mentre imparo gioie, dolori, canzoni.
La marea è alta, il vento soffia, la barca balla come
il desiderio stesso del mio cuore…
Abbandonerò sulla riva il mio tesoro
e viaggerò per notti insondabili
fino alla trasparenza infinita!

- da Petali sulle ceneri -

______________


Il nostro destino viaggia su un mare mai attraversato,
dove le onde si susseguono in un gioco
incessante di rimpiattino.
E’ l’inquieto mare del mutamento,
perde e perde ancora gli armenti e batte le mani
contro il cielo costante.
Al centro di questo mare travolgente, tra l’alba
e la notte, Amore, tu sei l’isola verdeggiante
dove il sole bacia l’ombra vaporosa, dove
gli uccelli sono amanti che cantano il silenzio.


- da Petali sulle ceneri -


______________


Già s’appannava la fine del giorno.
Apparve la prima stella, indecisa, ai confini
delle solitudini tristi del cielo.
Mi voltai per contemplare dietro me la strada tracciata,
riflettendo come lungo i giorni Lei non fosse servita
che per un viaggio unico, da non potersi
mai più percorrere di nuovo...
Al mio arrivo qui, dove Lei giace così muta in questa
striscia di sabbia, percorro la collina del mattino,
fino all’imperscrutabile notte.
Seduto in disparte, sogno ancora.
La strada percorsa è forse simile a un’arpa che,
può darsi, attenda Lei per cantare ciò che è stato,
aspetta le dita divine del Maestro
e l’ombra più densa del crepuscolo.

- da Petali sulle ceneri -

______________


Sei sprofondata nell’oscuro mare…
Vestita con l’abito del fidanzamento, hai attraversato
l’arco della morte e attendi il matrimonio dell’anima.
Nessuno tocchi i liuti addormentati, né muova
i tamburelli.
La gente è assente, sulla porta non ci sono
ghirlande appese.
Lontano dalle lampade accese, in un rituale nuovo
le parole che non pronunci precedono le mie.

- da Petali sulle ceneri -

_____________


Nascoste bene in una scatola alcune mie lettere
d’un tempo ho ritrovato, con piccoli oggetti che mi
servono per giocare, nel ricordo, con lei.
Cercava di rubare, con cuore timido, queste briciole,
alla devastante corsa del tempo, dicendo:
«Sono mie, solo mie, quelle lettere!»

Adesso non c’è più nessuno che le richieda,
che voglia assumersene il possesso per affetto,
eppure son sempre qui. Sicuramente c’è ancora
In questo mondo il suo amore, quello che salvò
queste lettere, con l’impeto della passione.


- da L’offerta di frutta -

_____________


Siamo venuti qui tutti e due, amica, ed ecco che
a questo bivio mi fermo per dirti addio.
La strada s’apre larga e dritta davanti a te.
Il mio traguardo invece non può essere raggiunto
che per sentieri sconosciuti o scorciatoie.
Seguirò il vento e le nuvole, seguirò le stelle fino
in cima alla collina, dove si vede sorgere l’alba,
seguirò gli amanti che intrecciano con le loro
numerose parole una stessa ghirlanda.


- da Petali sulle ceneri -

_____________


Nuova ospite!
Sei nuova, sei eterna!
Per tanto tempo dov’eri nascosta? Quanti oggetti ho
portato con amore per preparare la casa!
Dimmi, chi ti ha invitato? Nascosta nel profumo
del cuore quante speranze e amore, ho trattenuto,
chiudendo nel cuore pianti, lacrime e risa.
Senza parlare sei arrivata come una vera regina,
di nascosto hai posato i piedi dentro l’anima.

- da Luna crescente -
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