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Il cibo "migliorato" Guida ai prodotti che produco
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 MessaggioInviato: Dom Nov 20, 22:12:11  Il cibo "migliorato" Guida ai prodotti che produco
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Il cibo "migliorato"
Guida ai prodotti che producono benessere

Il cibo è uno strumento potente. A seconda di quanto e cosa mangiamo modifichiamo il nostro corpo. Se siamo sani – cioè non abbiamo patologie o allergie particolari, e ci alimentiamo bene, con le giuste dosi di carboidrati, proteine, grassi, vitamine e sali minerali, stiamo bene. Altrimenti rischiamo di ammalarci. Sono ormai accertate le correlazioni tra errori alimentari e alcune patologie piuttosto diffuse. "Sì, l’alimentazione è importantissima – spiega Gianna Ferretti, docente di biochimica all’Università Politecnico delle Marche – e infatti mangiare in modo scorretto può portare a patologie degenerative, tipiche nel nostro tempo. Oggi abbiamo abitudini alimentari molto diverse dai nostri progenitori". Troppo zucchero, troppi grassi animali, poche fibre, poche vitamine... Come correggere uno stile alimentare sbagliato? "Non c’è niente di meglio di una dieta varia ed equilibrata", afferma Graziella Tedeschini, medico specialista in scienze dell’alimentazione. Anche perché nel pesce azzurro, nell’olio extravergine d’oliva, nella frutta e nella verdura, nella frutta secca... insomma, in quello che ci ha messo a disposizione la natura (attraverso il lavoro dell’uomo) c’è tutto quello che ci serve.
Cibo, non farmaco
Tuttavia in certe situazioni può essere utile usare alimenti funzionali. Non hanno niente di dietetico o di terapeutico, tant’è vero che li troviamo tranquillamente al supermercato a fianco dei prodotti tradizionali. Si tratta dunque di cibi, sotto ogni punto di vista, "ma con un valore aggiunto che, oltre al normale apporto nutrizionale, promette effetti benefici su una o più funzioni dell’organismo", spiega ancora Ferretti. Qualche esempio? Biscotti senza zucchero e senza grassi animali; yogurt con l’aggiunta di probiotici; succhi di frutta con un maggiore apporto di vitamine... questi alimenti – aggiunge l’esperta di biochimica - "sono arricchiti con qualcosa di positivo o privi di qualcosa che può essere negativo, oppure modificati chimicamente – ad esempio per rendere maggiormente biodisponibile un micronutriente - o ancora tutte queste cose insieme".
Il concetto di alimenti funzionali è nato in Giappone. Negli anni ‘80, le autorità sanitarie di questo Paese riconobbero la necessità di migliorare la qualità della vita parallelamente all’incremento dell’aspettativa di vita di un numero crescente di anziani. Fu introdotto quindi il concetto di alimenti specificamente sviluppati per favorire la salute o ridurre il rischio di malattie. Il termine "health claims" – letteralmente "messaggio salutistico", fu coniato nel 1990 in Finlandia. "Essenzialmente – prosegue Ferretti – sono nati perché ormai abbiamo conoscenze molto precise dei meccanismi molecolari alla base delle patologie, delle interazioni tra nutrienti e geni e – attraverso anche studi in vitro – sugli effetti fisiologici di certi nutrienti". La gamma di cibi funzionali è andata assai aumentando negli ultimi anni. "Anche se restano ancora un cibo di nicchia – ricorda la dottoressa Ferretti – visto che rappresentano il 2,5% di tutti gli alimentari commercializzati".
Tuttavia per certe tipologie di cibo – come i minidrink di yogurt – l’offerta si è fatta assai affollata. Questo perché – con l’aggiunta di fitosteroli - è stato uno dei primi cibi funzionali a essere immessi in commercio con l’obiettivo di combattere i livelli di colesterolo cattivo nel sangue e le patologie cardiovascolari. "Ma ricordiamo – conclude la biochimica – che anche il cibo convenzionale può essere considerato funzionale per i suoi benefici effetti sul nostro organismo: è il caso certamente dell’olio extravergine di oliva, della frutta secca, dei cereali non raffinati e, in generale, di frutta e verdura. Tant’è vero che la nuova frontiera degli alimenti funzionali sarà quella dei nuovi ortaggi selezionati per contenere una quantità maggiore di sostanze dagli accertati effetti positivi".
Il caso degli integratori
Gli alimenti funzionali non hanno nulla a che vedere con gli integratori, che non sono propriamente alimenti ma "una fonte concentrata di sostanze nutritive predosate", spiega Giacomo Mugani, farmacista. Anche questo genere di prodotti "non vanno intesi come sostitutivi di una dieta varia ed equilibrata – aggiunge Tedeschini - ma come un aiuto ad integrare la dieta in casi particolari quando è difficile alimentarsi normalmente: a seguito di interventi chirurgici, dopo cicli di chemioterapie, o nelle forme di tossicodipendenza e alcolismo". Non solo: ogni età – ricorda la nutrizionista può aver bisogno di qualche integrazione. "Durante il periodo dell’accrescimento, folati e calcio; nella maturazione puberale, ferro; in caso di gravidanza, acido folico; in menopausa fitoestrogeni e calcio; durante la vecchiaia, vitamine e calcio. In sostanza – prosegue - gli integratori buoni sono quelli che dichiarano con precisione a cosa servono, perché se li assumo senza averne bisogno potrei anche ricavarne dei danni. Per questo bisogna essere molto chiari sul fatto che gli integratori non vanno bene per tutti, anzi: se usati a sproposito possono anche causare gravi effetti collaterali. È il caso della vitamina C: se si esagera, può sottoporre i reni a un grave sforzo e danneggiarli". In sintesi, occorre estrema cautela.
Intanto il mercato degli integratori continua a crescere a ritmi vertiginosi. Nel 2010 ne sono state vendute 132 milioni di confezioni, per 1.700 milioni di euro di fatturato totale. La crescita è del 10%. "Il consumo degli integratori – spiega Massimiliano Carnassale, segretario di Federsalus – è ormai percepito nella prospettiva di un più sano stile di vita. È qualcosa che ha a che vedere con l’impegno nei confronti della propria salute. Anche se non sostituisce un corretto stile di vita".
Proprio perché abusarne può condurre a effetti collaterali pericolosi, gli integratori sono predosati (in fiale, capsule, compresse, bustine), ma nonostante a volte ne abbiano l’aspetto, non sono farmaci e non hanno funzioni curative. "Infatti l’informazione ai consumatori, quando è corretta, è molto differente nel caso si parli di farmaco e di integratore. Il farmaco cura, previene, tratta, ripristina e corregge. L’integratore – spiega Carnassale – aiuta, coadiuva, favorisce. Può contenere vitamine e minerali, estratti vegetali, acidi grassi e aminoacidi. Parlando di un integratore non potrò mai vantarne le proprietà medicamentose, ma potrò dire, al massimo, che le sostanze in esso contenute svolgono una riduzione dei fattori di rischio di un disturbo. Ai consumatori va dunque raccomandato di leggere molto bene le indicazioni e le avvertenze contenute nelle confezioni". Potrà essere utile anche consultare il Registro degli integratori alimentari, pubblicato sul sito del Ministero della Salute.



Silvia Fabbri
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Messaggi salutistici passati al setaccio dall'Efsa
L'autorità europea ne boccia 4 su 5

"Protegge dal rischio cardiovascolare", "Aiuta a controllare il peso", "Rinforza il sistema immunitario"... Farmaci? No, cibo. Normalmente presente al supermercato. Ma se fino a poco tempo fa nessuno controllava se questi slogan di presentazione dei prodotti corrispondessero a qualità scientificamente provate, ora l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, assistendo la Commissione Europa e gli stati membri nello stabilire un elenco di indicazioni autorizzate sui cibi, ha valutato tutte queste indicazioni in etichetta, dette "funzionali generiche" per stabilire se davvero sono in grado di mantenere quanto promettono. Un lavoro mastodontico, durato tre anni, in cui sono state analizzate oltre 2.000 indicazioni funzionali generiche che ha portato alla conclusione che – si legge in una nota diffusa dall’Autorità alimentare – "un numero considerevole di indicazioni fornite sui prodotti alimentari hanno alla loro base solidi fondamenti scientifici, comprese quelle relative a una vasta gamma di benefici per la salute". Un numero considerevole, sì, ma non la maggioranza: soltanto una su cinque ha superato la difficile prova dell’autorità per la sicurezza.
I claims approvati, ad esempio, sono: specifiche fibre alimentari e il colesterolo nel sangue; fibre di cereali e funzione intestinale; bevande contenenti carboidrati-elettroliti e resistenza alla fatica; basso contenuto di sodio e pressione sanguigna; fibre alimentari e ridotto aumento del glucosio nel sangue dopo i pasti; melatonina e insorgenza del sonno; dieta ipocalorica in relazione al peso corporeo.
In tutti i casi, però, non si può mai parlare di cibi curativi. "Anche se l’Efsa - spiega Lucia De Luca dell’Efsa - ammette un’etichetta in cui si reclamizza, ad esempio, un effetto anticolesterolo, ciò non significa affatto che quel cibo curi il colesterolo, perché non ha nulla a che vedere con un prodotto farmaceutico. Si può solo dire che ha un effetto di riduzione del rischio di insorgenza di quel disturbo. Non solo nessun prodotto che rechi indicazioni funzionali specifiche, può sostituire un’adeguata e equilibrata alimentazione". Insomma è più facile ottenere la riduzione del rischio del colesterolo alimentandosi correttamente – secondo i dettami di una dieta poveri di grassi animali – piuttosto che affidarsi fideisticamente a un alimento che promette il controllo del colesterolo. Fatte queste necessarie premesse, però, l’Efsa ammette dunque le diciture in etichetta (nonché le pubblicità) che decantano talune qualità "salutistiche" di certi prodotti alimentari che in questi anni hanno conosciuto un vero e proprio boom, al pari degli integratori. Ovvio che l’Europa abbia voluto regolamentarlo, dicendo anche dei no.
Quali? Gli esperti dell’Efsa hanno espresso pareri sfavorevoli a molti "claims". Sono state anche accantonate le etichette che vantavano effetti la cui positività è ancora tutta da provare. Ad esempio, la maggior parte degli alimenti, ma anche degli integratori che promettono di favorire la crescita del capello sono stati bocciati. Per non parlare delle genericità di etichette o slogan che fanno riferimento alla vitalità o all’energia... In sostanza, i consumatori possono essere oggi più tranquilli perché l’autorità della sicurezza alimentare vaglia con molta attenzione la veridicità di tutti i claims che descrivono benefici sulla salute. Senza dimenticare mai che non c’è niente di meglio, per la nostra salute, che uno stile di vita sano ed una alimentazione equilibrata.
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"Per Coop la parola d'ordine è cautela"
Intervista a Maurizio Zucchi, direttore qualità di Coop Italia

"Un’adeguata alimentazione e un corretto stile di vita sono fondamentali per migliorare e soprattutto prolungare la qualità della vita. Non bisogna cadere nella falsa illusione che esistano rimedi miracolosi che possano riequilibrare gli effetti negativi di uno stile di vita sregolato. In generale il mondo scientifico guarda con estrema prudenza prodotti arricchiti o privati di macro e micronutrienti che vantano proprietà positive per il consumatore. Tuttavia, Coop riconosce l’utilità degli integratori alimentari in particolari condizioni di carenza (non ascrivibile a quadri patologici) e per limitati periodi di tempo o di alimenti funzionali che possono apportare un effettivo beneficio alla salute".
A parlare è Maurizio Zucchi, direttore qualità di Coop Italia, cui abbiamo chiesto di spiegare come Coop, per l’appunto, affronta le novità legate al rapporto tra alimentazione e salute.
"Per la progettazione di prodotti a marchio Coop, arricchiti o privati di nutrienti – spiega Zucchi - deve essere, di volta in volta, effettuata preventivamente una indagine approfondita sulla validità scientifica della proposta. Per quanto riguarda invece i prodotti arricchiti di vitamine la politica sui prodotti a marchio Coop stabilisce quanto segue: il ruolo positivo delle vitamine per l’organismo è innegabile, e, in alcuni stadi della vita, la loro integrazione è addirittura essenziale. Tuttavia, la loro aggiunta indiscriminata può arrecare problemi di accumulo o di interferenze nell’assorbimento ancora da studiare, sulle quali il mondo scientifico è scettico o contrario. Inoltre, le diverse modalità tecnologiche di dosaggio nel processo produttivo non sempre garantiscono l’omogeneità dei valori dichiarati in etichetta e la stabilità degli stessi per tutta la shelf life dei prodotti".
"Visto anche il quadro normativo – prosegue Zucchi - che stabilisce come requisiti per l’aggiunta di vitamine gli stati carenziali accertati nella popolazione (o in gruppi specifici di popolazione) ed i benefici che le vitamine stesse apporterebbero allo stato nutrizionale della popolazione (o a gruppi specifici della stessa), riteniamo utile adottare politiche di estrema cautela nel percorrere la strada dell’aggiunta di vitamine. Esse, infatti, non si devono sostituire né alle buone pratiche di produzione né alla corretta alimentazione. Meno problematica dal punto di vista nutrizionale è l’ipotesi del reintegro, strada già intrapresa sulle bevande Coop alla frutta".
"Complessivamente – conclude Zucchi - con il boom dei functional foods e dei più disparati integratori, il mercato risulta ricco di alimenti che vantano proprietà benefiche, a volte in maniera equivoca o non supportata da sufficienti elementi scientifici. Da qui nasce l’intervento della Commissione Europea e di Efsa, volto appunto a ‘fare ordine’ tra la moltitudine di prodotti e di claims. Con il progressivo recepimento da parte della Commissione Europea dei pareri emessi da Efsa, viene ulteriormente rafforzata l’esigenza di supportare quanto dichiarato in etichetta con specifici studi e di documentare scientificamente gli effetti salutistici vantati. E questo è a totale vantaggio dei consumatori".
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