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E poi un giorno
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 MessaggioInviato: Ven Nov 07, 07:16:35  E poi un giorno
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  nuvolotta

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E poi un giorno
Com'è l'inferno? Enrico si era posto la domanda diverse volte ed era riuscito a definirne i contorni: una situazione di sofferenza, nel buio, senza speranza. Il naufragio del Titanic rappresentava qualcosa che andava ben vicino al modello. Poi, però, aveva identificato un altro...
di Beltistos

E poi un giorno
Com'è l'inferno? Enrico si era posto la domanda diverse volte ed era riuscito a definirne i contorni: una situazione di sofferenza, nel buio, senza speranza. Il naufragio del Titanic rappresentava qualcosa che andava ben vicino al modello. Poi, però, aveva identificato un altro esempio che meglio descriveva l'idea. Enrico era una persona intelligente e colta, era laureato, leggeva molto e viaggiava spesso. Davanti ad un'opera darte, era in grado di tirare fuori tutte le proprie conoscenze e, combinandole, di dare uninterpretazione critica del soggetto.

Di questo si sentiva forte e su questo basava la convinzione che il suo modo di vedere fosse fondamentalmente corretto, proprio perché fondato su una base solida. E' vero che i gusti sono personali, tuttavia riteneva che l'ampiezza della visuale che era conscio di possedere fosse una garanzia di obiettività di giudizio.

E così di fronte alle basiliche arricciava il naso: le cattedrali come San Pietro erano troppo ricche e sfarzose, la Certosa di Pavia, in cui tutto è il doppio del normale, aveva delle dimensioni esagerate, la posizione di certe chiese, in cima alla collina, col paese che sfangava in basso, era un privilegio immeritato. Si ritrovava, inevitabilmente, a pensare che la Chiesa aveva l'unico obiettivo di dimostrare il proprio potere temporale. Com'era possibile trovare Dio dentro chiese che ti schiacciavano coi loro marmi, circondati da statue di Santi con la mano alzata e la faccia arcigna, non per insegnare la via con tenacia, come sostenevano le guide, ma per puntare l'indice contro il peccatore?

Dio come terrore, non come dolcezza: questo era il sentimento che provava ogni volta. Che fastidio! Indubbiamente il suo amore per la Chiesa non era dei più profondi. I monasteri sperduti tra i monti, come la Sacra di San Michele, le abbazie di Montserrat e di Sénanque, lo conducevano ad altre considerazioni: Italia, Spagna o Francia che fosse, dov'era Dio in un convento fuori del mondo, in mezzo a frati finiti lì non per convinzione ma perché obbligati dalla famiglia, bambini col destino già scritto prima ancora di nascere?

La letteratura era piena di episodi e lui immaginava come doveva essere la vita tra quelle mura.

E poi un giorno
Una sera d'inverno, con la neve e il vento, nel buio, figure in cammino verso l'uffizio, lente, scure, nella luce debolissima di candele tremolanti, nel freddo, salmodiando canti senza musica, dettati dall'abitudine più che dalla fede, nella coscienza che il giorno dopo sarebbe stato uguale a quello appena trascorso.

E così per tutta la vita. C'era davvero posto per la felicità? Ecco il vero inferno, gli elementi cerano tutti, con uno nuovo in aggiunta: il tempo. La mancanza di speranza, indefinita nel tempo. Oh, mio Dio, a pensarci c'è da impazzire. I naufraghi del Titanic avevano vissuto una pessima situazione che però si era esaurita in breve, ma qui. E poi un giorno mentre si trovava nell'abbazia di Montecassino, di fronte al dipinto dell'Annigoni che raffigurava il papa che l'aveva commissionato, immerso nei soliti pensieri ad ulteriore conferma della verità delle sue teorie, dall'altare si era alzato un suono d'organo, accompagnato a breve da un canto in latino.

I canti gregoriani - aveva detto la guida - Dobbiamo spostarci, durante la funzione non sono ammesse le visite. Le voci continuavano nella loro melodia: ad una solista rispondeva un coro e di sottofondo la musica dell'organo. Enrico si era fermato un istante ad ascoltare e aveva provato delle sensazioni nuove. Quell'armonia era dolcissima, in quella musica era riuscito a scoprire delle cose che non aveva mai toccato in precedenza. Aveva lasciato sfilare il gruppo.

Resto qui - aveva bisbigliato alla moglie - Vi raggiungo fuori, più tardi. Si era seduto nell'ultimo banco ed era rimasto lì, immerso nelle voci che si rincorrevano e lasciando che quell'aria sottile gli fluisse dentro. In quella musica aveva riconosciuto tutta la sincerità e la spontaneità che si aspettava di incontrare nella religione, ma che fino allora aveva faticato a trovare.

Bisogna essere convinti per cantare così, bisogna credere e amare veramente per scrivere una musica del genere. Non è possibile far finta. Era rimasto seduto tutto il tempo, con la pelle d'oca sulle braccia, in silenzio per non perdere una nota. Gli occhi lucidi, le guance segnate dalle lacrime. La moglie era venuta a chiamarlo perché non lo trovavano più. Quando l'aveva visto, stupita, gli aveva chiesto: «Ma cosa fai, piangi?».
_________________
Una morbida nuvolotta.... di zucchero filato alla fragola e limone
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