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Il ladro
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 MessaggioInviato: Ven Nov 07, 07:14:56  Il ladro
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  nuvolotta

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Il ladro
Spesso le cose non sono come sembrano. Ormai aveva deciso che era il momento di cambiare aria. Aveva capito che tentare di ripetere il colpo negli stessi posti dove era già stato, poteva rappresentare un rischio troppo alto; del resto di librerie se ne potevano trovare ...
di Paolo Leali


Il ladro
Spesso le cose non sono come sembrano. Ormai aveva deciso che era il momento di cambiare aria. Aveva capito che tentare di ripetere il colpo negli stessi posti dove era già stato, poteva rappresentare un rischio troppo alto; del resto di librerie se ne potevano trovare facilmente in tutte le città, bastava avere un po' di tempo per girare, e lui del tempo ne aveva a volontà. E così, almeno una volta alla settimana, prendeva il treno e si recava in una città per mettere a segno uno o più colpi.

Per nascondere i libri portava una borsa nera a tracolla, come quelle dei postini che si potevano aprire e chiudere facilmente con un movimento veloce della mano. Ultimamente aveva acquisito una naturalezza di movimenti ed una padronanza delle emozioni per cui era diventato bravissimo nel portare a compimento i suoi propositi. A dire il vero, non è che la cosa si presentasse particolarmente difficile; le librerie non hanno gli stessi sistemi di sicurezza delle banche o delle gioiellerie, ma il rischio di essere scoperti c'era ugualmente e l'imbarazzo di essere smascherato in pubblico sarebbe stato per lui un'umiliazione insopportabile; e poi, per quello che gli veniva in tasca!

Ma ormai era diventato un gioco, un rito che gli procurava una strana emozione, Tutta la giornata ruotava attorno a quei pochi istanti in cui metteva a segno il colpo: la preparazione della borsa, il viaggio in treno, l'arrivo in libreria, la scelta del posto e del momento in cui agire. Ma tutto questo era niente in confronto all'emozione che provava in quei pochi secondi in cui esercitava la manualità del gesto. Sentiva aumentare l'eccitazione dentro di sé, il ritmo cardiaco accelerava fino a sentire il flusso del sangue nelle orecchie, poi respirava forte, ricacciava indietro ogni pensiero e come in uno stato ipnotico, agiva.

Era come una specie di trance, un istante in cui non era presente con se stesso, come se si osservasse da fuori. Quando, a casa, ripensava a quei momenti, vedeva sempre la stessa scena: lui era davanti allo scaffale, di spalle in modo che non si vedesse il volto, cappello nero per togliere ogni possibile riferimento ad una eventuale ripresa a circuito chiuso. Preferiva agire in mezzo alla gente, piuttosto che in angoli solitari dove poteva attirare l'attenzione di qualche zelante commesso, per cui si dirigeva spesso dove erano in visione gli ultimi volumi appena usciti, quelli con le firme importanti, tanto per lui che fosse il banco di Bruno Vespa o l'angolo di Platone, era la stessa cosa.

La storia andava avanti da circa due mesi ed ormai aveva già visitato tutte le librerie delle città più vicine; adesso era il momento di cambiare aria. Prima di prendere in considerazione città lontane, volle ritornare dove aveva fatto il suo primo colpo, sotto i portici a Mantova. La cosa si presentava di una facilità estrema, visto che la libreria teneva una bancarella fuori dal negozio senza apparente controllo. Fu per questo che commise l'errore di attardarsi troppo, fingendo un interesse che insospettì il commesso

Il ladro


Aveva ancora la mano dentro la borsa quando:- Mi scusi, le dispiacerebbe seguirmi allinterno del negozio?
- Lui guardò il commesso senza dire nulla
- O preferisce che chiami i vigili?
Il ragazzo chiamò il proprietario e disse: - Ho visto questo signore che faceva movimenti sospetti davanti alla bancarella dei libri sotto i portici. Credo che ne abbia qualcuno nascosto nella borsa.
Il titolare, un omone con una bella pancia rotonda, aveva la vita dei pantaloni all'ombelico e le bretelle alte due dita.
- E vero? - chiese mentre si sistemava gli occhiali cerchiati in oro - Le dispiacerebbe aprire la sua borsa?
- Lui appoggiò la borsa sul banco ed il padrone tirò fuori tre libri tutti uguali
- Paolo Leali
- Sono io
- Ventisette Blu
- E' il titolo
- Cosa significa?
- Bisogna leggerlo, c'è scritto. Sono dei racconti
- Da dove vengono?
- Li ho portati da casa.
- Allora lei non ha rubato uno dei miei libri?
- No. Io non ho mai rubato niente.
Il padrone gettò un'occhiataccia al commesso che diventò tutto rosso in volto.
- Veramente io credevo che... - tentò di giustificarsi il ragazzo - ho visto il signore che armeggiava davanti la bancarella e metteva la mano nella borsa, ho creduto che...
- Il ragazzo ha ragione - disse lui - non lo rimproveri. In effetti ho combinato qualcosa di poco chiaro, solo che invece di prendere uno dei suoi, ho messo uno dei miei.
Il ragazzo uscì e tornò con la copia del libro che era sulla bancarella la porse al padrone che l'aprì. Nella prima pagina cera una dedica scritta di pugno.
Il padrone lesse: Questo libro non ha prezzo, nel vero senso della parola. Chiunque leggerà queste parole può ritenersi autorizzato a sentirsene proprietario. L'autore.
Si guardarono in faccia per alcuni secondi senza dire nulla.
- Perché fa questo?
- Così - rispose l'altro - non c'è nulla di male, credo.
- Che interesse ha? Non ci guadagna nulla.
- L'altro alzò le spalle e disse: Cosa ci guadagna il vento a muovere le pale del mulino o l'acqua a bagnare la terra? Che interesse hanno le farfalle a fecondare i fiori?
Il padrone accennò ad un sorriso, si fece più dolce in volto, chiuse il libro e disse: - Questo è mio perché la frase l'ho letta io - poi prese uno dei tre che erano dentro la borsa lo diede al commesso - Questo portalo fuori dove c'era quell'altro. Lei permette, vero?
- Certamente, ma sappia che lei diventa mio complice.
- Se dovessero arrestarmi - disse - negherei tutto; io non la conosco, non so neppure chi sia lei.
- Ha ragione, talvolta non lo so neppure i
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