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Finale
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 MessaggioInviato: Ven Nov 07, 07:30:51  Finale
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  nuvolotta

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Finale
Mai mollare, quello mai. Fino a novembre Ivan si era battuto come un leone, o meglio, un animale selvatico contro quella bestia che gli era cresciuta nel petto come un alieno. Ripensai alla prima telefonata in ambulatorio, quando avevo riconosciuto a fatica la sua voce...
di Docjohn

Mai mollare, quello mai.
Fino a novembre Ivan si era battuto come un leone, o meglio, un animale selvatico contro quella bestia che gli era cresciuta nel petto come un alieno. Ripensai alla prima telefonata in ambulatorio, quando avevo riconosciuto a fatica la sua voce fra i colpi di tosse.
Quanto tempo era passato? Avevamo ancora il gruppo quindi, a occhio e croce, una ventina d'anni, almeno.
Lui, il nostro antico 'roadie' per vocazione, mi stava dicendo in poche, asciutte parole che qualcosa non andava con la salute: Ho qualcosa qui dentro, lo sento che spinge, vieni a vedere le lastre, vuoi? Se poi vi fermate a cena ho qui un salame che, guarda.

Nei mesi successivi tutti noi, i suoi amici, avevamo dragato in lungo e in largo internet, consultato chirurghi, oncologi, radioterapisti, mandato i vetrini in America, portato Ivan a vari consulti: niente da fare, la diagnosi era sempre uguale. Sarcoma mediastinico indifferenziato, rarissimo, nessuna operabilita.
Un sei al contrario nel superenalotto della sua vita.
Ma Ivan, un po' Alverman, un po' Ian Anderson si era messo in testa una idea meravigliosa, oltre alla bandana sgargiante per coprire la pelata da chemio.
Sfoggiando una inedita barbetta da Mefistofele, aveva deciso di misurarsi con limpossibile impresa.
Vivere.
Ancora un giorno, poi un altro ancora.
Ma la bici aveva smesso di usarla quasi subito.
Guardavo fuori, oltre la pioggia.

In mezzo alla golena c'era quella specie di oasi che Ivan aveva creato negli anni con le sue mani-pezzo dopo pezzo- vicino alla casa ereditata dal padre: uno stagno, delle felci, un pergolato, parecchi gatti e naturalmente Lienin, una specie di spinone, compagno di caccia da sempre.
Come un quadro di Dali, una coppia di struzzi zompettava libera in cortile, felicemente fuori contesto.
Quando era sotto talwin, e il dolore gli dava tregua, mi mostrava con orgoglio quella specie di incubatrice autocostruita coi fari all'infrarosso.

- Martedi si sono schiuse le prime uova, sai? Se continua cosi, a primavera.
Non aveva proseguito.
- Sai, ho chiesto a George, il mio amico ghanese, se viene qui qualche ora al giorno in slip e col bastone, a far compagnia agli struzzi.
Cosi si sentono a casa no? - E lui cosa ha detto? - Mi ha mandato a cagare.
E sghignazzava, Ivan, senza piu denti.
Quella mattina c'era sua sorella.

Ha sudato tutta la notte, puvret, credevo che non ce la facesse ad arrivare a mattina.
Qualcosa era impercettibilmente cambiato dal giorno prima.
Nel letto non c'era piu Ivan come lo avevo conosciuto, ma una specie di sua versione stilizzata.
Piu sottile, piu diafana.
Il corpo sollevava appena il lenzuolo per la magrezza spettrale.
Gli animali tacevano ora, arrivava solo, ogni tanto, qualche cinguettio lontano.
Tanto per far qualcosa regolai la flebo e mi sedetti a fianco del letto.
Ivan apri gli occhi e sorrise.
Un sorriso dal paese delle nebbie.
Disse qualcosa, non capii.
Mi avvinghio.
- Siedi piu vicino, disse, in un soffio.
Mi avvicinai.
Sentivo le dita, adunche e leggere sul braccio, anche se la sua presa era scivolata via subito.

Degluti e si sforzo di articolare: - Gionni, tutte quelle medicine ayurvediche, omeopatiche e non so cos'altro mi avete preso, lo so, voi siete stati gentili e mi son na bestia, ma ieri a sera dispra.
Scusami, le ho buttate tutte via.
Quelle sono medicine per i sani, non per quelli come me.

Sorrisi, ecco sistemata in due parole tutta la medicina alternativa.
- Guarda questa mano, Gionni: ti ricordi quando portavo un Montarbo a spalla da solo? Ma lo vedi cosa sono diventato adesso? Ieri mi hanno fatto il bagno e mi sono visto nello specchio.
Che bruta roba.
Bon, basta con la commiserazione, scusa.
Volevo solo dirti una cosa.
L'ultima, at giuri.
Dai, Gina, non fare cosi adesso.
Va dadla! La sorella scappo via, la faccia affondata nel grembiule.
- Ascolta me, finche posso parlare e non dimenticare quello che ti dico, dottore, che ti servira.
Lo so che avete fatto tutto il possibile, ma io stanotte - mi punto addosso lo sguardo, terso e azzurro come un cielo di montagna - stanotte ho capito che forse non ce la faccio. No, no, lascia stare, lo so che non si deve dire, ma per favore, dai, almeno tu. Basta con le ipocrisie, le bugie. Credi che non le veda le facce che fanno quando mi vengono a trovare? Poveretti. Ma io ce la faccio, secondo te? Gionni, guardami in faccia, tu che hai studiato. Ce la faccio?
Appunto. Io con questa bestia che c'ho addosso ho finito. Che faccia quel che vuole. Ma noi - questo ci tenevo a dirti - noi la nostra partita l'abbiamo giocata tutta, Gionni, io dico una gran bella partita. Davvero. Pero, quando l'altro e piu forte, ghe nient da far, vince. Bisogna ammetterlo. Ma mollare, ricordati, fino alla fine, quello mai.
Chiuse gli occhi.
Li chiusi anch'io..
_________________
Una morbida nuvolotta.... di zucchero filato alla fragola e limone
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