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8 marzo: La Giornata internazionale della donna
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 MessaggioInviato: Mar Mar 07, 23:04:35  8 marzo: La Giornata internazionale della donna
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  nuvolotta

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8 marzo: La Giornata internazionale della donna

La Giornata internazionale della donna ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui sono state oggetto e sono ancora, in tutte le parti del mondo. Questa celebrazione si tiene negli Stati Uniti a partire dal 1909, in alcuni paesi europei dal 1911 e in Italia dal 1922. Specialmente in passato ed ancora oggi, ad esempio dall'UDI, viene anche definita Festa della donna.

Storia

Nel VII Congresso della II Internazionale socialista, tenuto a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907, nel quale erano presenti 884 delegati di 25 nazioni - tra i quali i maggiori dirigenti marxisti del tempo, come i tedeschi Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, August Bebel, i russi Lenin e Martov, il francese Jean Jaurès - vennero discusse tesi sull'atteggiamento da tenere in caso di una guerra europea, sul colonialismo, sulla questione femminile e sulla rivendicazione del voto alle donne.

Su quest'ultimo argomento il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a «lottare energicamente per l'introduzione del suffragio universale delle donne», senza «allearsi con le femministe borghesi che reclamavano il diritto di suffragio, ma con i partiti socialisti che lottano per il suffragio delle donne». Due giorni dopo, dal 26 al 27 agosto, fu tenuta una Conferenza internazionale delle donne socialiste, alla presenza di 58 delegate di 13 paesi, nella quale si decise la creazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste: Clara Zetkin fu eletta segretaria e la rivista da lei redatta, Die Gleichheit (L'uguaglianza), divenne l'organo dell'Internazionale delle donne socialiste.
Non tutti condivisero la decisione di escludere ogni alleanza con le «femministe borghesi»: negli Stati Uniti, la socialista Corinne Brown scrisse, nel febbraio del 1908 sulla rivista The Socialist Woman, che il Congresso non avrebbe avuto «alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione». Fu la stessa Corinne Brown a presiedere, il 3 maggio 1908, causa l'assenza dell'oratore ufficiale designato, la conferenza tenuta ogni domenica dal Partito socialista di Chicago nel Garrick Theater: quella conferenza, a cui tutte le donne erano invitate, fu chiamata «Woman's Day», il giorno della donna. Si discusse infatti dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne.

Quell'iniziativa non ebbe un seguito immediato, ma alla fine dell'anno il Partito socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali «di riservare l'ultima domenica di febbraio 1909 all'organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile». Fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 23 febbraio 1909. Verso la fine dell'anno, il 22 novembre, si vide a New York iniziare un grande sciopero di ventimila camiciaie, che durò fino al 15 febbraio 1910. Il successivo 27 febbraio, domenica, alla Carnegie Hall, tremila donne celebrarono ancora il Woman's Day.
La Conferenza di Copenaghen (1910)

Il Woman's Day tenuto a New York il successivo 28 febbraio venne impostato come manifestazione che unisse le rivendicazioni sindacali a quelle politiche relative al riconoscimento del diritto di voto femminile. Le delegate socialiste americane, forti dell'ormai consolidata manifestazione della giornata della donna, proposero alla seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi nella Folkets Hus (Casa del popolo) di Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910 - due giorni prima dell'apertura dell'VIII Congresso dell'Internazionale socialista - di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne.

Negli ordini del giorno dei lavori e nelle risoluzioni approvate in quella Conferenza non risulta che le 100 donne presenti in rappresentanza di 17 paesi abbiano istituito una giornata dedicata ai diritti delle donne: risulta però nel Die Gleichheit, redatto da Clara Zetkin, che una mozione per l'istituzione della Giornata internazionale della donna fosse «stata assunta come risoluzione».

Mentre negli Stati Uniti continuò a tenersi l'ultima domenica di febbraio, in alcuni paesi europei - Germania, Austria, Svizzera e Danimarca - la giornata della donna si tenne per la prima volta domenica 19 marzo 1911 su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste. Secondo la testimonianza di Aleksandra Kollontaj, quella data fu scelta perché, in Germania, «il 19 marzo 1848, durante la rivoluzione, il re di Prussia dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivolta proletaria. Tra le molte promesse che fece allora e che in seguito dimenticò, figurava il riconoscimento del diritto di voto alle donne». In Francia la manifestazione si tenne il 18 marzo 1911, data in cui cadeva il quarantennale della Comune di Parigi, così come a Vienna, dove alcune manifestanti portarono con sé delle bandiere rosse (simbolo della Comune) per commemorare i caduti di quell'insurrezione. In Svezia si svolse il 1º maggio 1911, in concomitanza con le manifestazioni per la Giornata del lavoro.

La manifestazione non fu ripetuta tutti gli anni, né celebrata in tutti i paesi: in Russia si tenne per la prima volta a San Pietroburgo solo nel 1913, il 3 marzo, su iniziativa del Partito bolscevico, con una manifestazione nella Borsa Kalašaikovskij, e fu interrotta dalla polizia zarista che operò numerosi arresti; l'anno seguente gli organizzatori vennero arrestati, impedendo di fatto l'organizzazione dell'evento. In Germania, dopo la celebrazione del 1911, fu ripetuta per la prima volta domenica 8 marzo 1914, giorno d'inizio di una «settimana rossa» di agitazioni proclamata dai socialisti tedeschi. Lo stesso giorno vi furono degli scontri a Londra, dove era prevista una marcia di protesta: la giornalista socialista Sylvia Pankhurst, che aveva da poco fondato la East London Federation of Suffragettes, venne arrestata a Charing Cross, mentre si stava dirigendo verso Trafalgar Square, dove avrebbe dovuto tenere un comizio..Sempre nel 1914, in Francia, si tenne con una manifestazione organizzata dal Partito socialista a Parigi il 9 marzo.

L'8 marzo 1917

Le celebrazioni furono interrotte in tutti i paesi belligeranti negli anni seguenti allo scoppio della prima guerra mondiale, avvenuto nel luglio 1914, così come venne cancellato il congresso della Seconda Internazionale previsto a Vienna tra il 23 ed il 29 agosto di quell'anno, in concomitanza del quale si sarebbe dovuta svolgere anche la terza Conferenza internazionale delle donne socialiste. A San Pietroburgo, l'8 marzo 1917 (il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia) le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra: la fiacca reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta incoraggiò successive manifestazioni che portarono al crollo dello zarismo ormai completamente screditato e privo anche dell'appoggio delle forze armate, così che l'8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l'inizio della Rivoluzione russa di febbraio. Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell'apertura del III congresso dell'Internazionale comunista, fissò all'8 marzo la «Giornata internazionale dell'operaia».

In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta soltanto nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d'Italia, che la celebrò il 12 marzo, prima domenica successiva all'ormai fatidico 8 marzo. In quei giorni fu fondato il periodico quindicinale Compagna, che il 1º marzo 1925 riportò un articolo di Lenin, scomparso l'anno precedente, che ricordava l'otto marzo come Giornata internazionale della donna, la quale aveva avuto una parte attiva nelle lotte sociali e nel rovesciamento dello zarismo.

La confusione sulle origini della ricorrenza e l'ufficializzazione dell'ONU
La connotazione fortemente politica della Giornata della donna nelle sue prime incarnazioni, le vicende della seconda guerra mondiale ed infine il successivo isolamento politico della Russia e del movimento comunista nel mondo occidentale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Così, nel secondo dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l'8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l'incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori (123 donne e 23 uomini, in gran parte giovani immigrate di origine italiana ed ebraica). Altre versioni citavano la violenta repressione poliziesca di una presunta manifestazione sindacale di operaie tessili tenutasi a New York nel 1857, mentre altre ancora riferivano di scioperi o incidenti avvenuti a Chicago, a Boston o a New York.

Nonostante le ricerche effettuate da diverse femministe tra la fine degli anni settanta e gli ottanta abbiano dimostrato l'erroneità di queste ricostruzioni, le stesse sono ancora diffuse sia tra i mass media che nella propaganda delle organizzazioni sindacali.

Con la risoluzione 3010 (XXVII) del 18 dicembre 1972, ricordando i 25 anni trascorsi dalla prima sessione della Commissione sulla condizione delle Donne (svolta a Lake Success, nella Contea di Nassau, tra il 10 ed il 24 febbraio 1947), l'ONU proclamò il 1975 "Anno Internazionale delle Donne". Questo venne seguito, il 15 dicembre 1975, dalla proclamazione del "Decennio delle Nazioni Unite per le donne: equità, sviluppo e pace" ("United Nations Decade for Women: Equality, Development and Peace", 1976-1985), tramite la risoluzione 3520 (XXX). Il 16 dicembre 1977, con la risoluzione 32/142 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite propose ad ogni paese, nel rispetto delle tradizioni storiche e dei costumi locali, di dichiarare un giorno all'anno "Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale" ("United Nations Day for Women's Rights and International Peace") e di comunicare la decisione presa al Segretario generale. Adottando questa risoluzione, l'Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l'urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese. L'8 marzo, che già veniva festeggiato in diversi paesi, fu scelta come la data ufficiale da molte nazioni.

In Italia

La mimosa

Nel settembre del 1944, si creò a Roma l'UDI, Unione Donne in Italia, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d'Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro e fu l'UDI a prendere l'iniziativa di celebrare, l'8 marzo 1945, la prima giornata della donna nelle zone dell'Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all'ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l'8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l'Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, secondo un'idea di Teresa Noce, di Rita Montagnana e di Teresa Mattei.
Nei primi anni cinquanta, anni di guerra fredda e del ministero Scelba, distribuire in quel giorno la mimosa o diffondere Noi donne, il mensile dell'Unione Donne Italiane (UDI), divenne un gesto «atto a turbare l'ordine pubblico», mentre tenere un banchetto per strada diveniva «occupazione abusiva di suolo pubblico». Nel 1959 le senatrici Luisa Balboni, comunista, Giuseppina Palumbo e Giuliana Nenni, socialiste, presentarono una proposta di legge per rendere la giornata della donna una festa nazionale, ma l'iniziativa cadde nel vuoto.

Il clima politico migliorò nel decennio successivo, ma la ricorrenza continuò a non ottenere udienza nell'opinione pubblica finché, con gli anni settanta, in Italia apparve un fenomeno nuovo: il movimento femminista.

Il femminismo

L'8 marzo 1972 la giornata della donna a Roma si tenne in piazza Campo de' Fiori: vi partecipò anche l'attrice statunitense Jane Fonda, che pronunciò un breve discorso di adesione, mentre un folto reparto di polizia era schierato intorno alla piazza nella quale poche decine di donne manifestanti inalberavano cartelli con scritte inconsuete e «scandalose»: «Legalizzazione dell'aborto», «Liberazione omosessuale», «Matrimonio = prostituzione legalizzata», e veniva fatto circolare un volantino che chiedeva che non fossero «lo Stato e la Chiesa ma la donna ad avere il diritto di amministrare l'intero processo della maternità». Quelle scritte sembrarono intollerabili, così che la polizia, senza il consueto e di legge squillo di tromba e caricò, manganellò e disperse le pacifiche manifestanti. -in molte città d'Italia sono state intitolati all'8 marzo strade e giardini.

da
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L'8 MARZO, LE DONNE SI FERMANO: SCIOPERANO

Mercoledì 8 marzo, Giornata internazionale della donna. In più di trenta Paesi del mondo ci sarò uno sciopero delle donne organizzato da Women's March, il movimento americano responsabile delle proteste contro il presidente Donald Trump dello scorso 21 gennaio, e da tanti altri gruppi di tutto il mondo, tra cui l'italiano "Non una di meno".

Manifestazioni in tutta Italia per protestare contro le forme di disuguaglianza tra uomini e donne tuttora presenti nel mondo.Le donne non lavoreranno per un giorno, neppure in casa e non faranno acquisti, in modo da rendere evidente il valore del loro lavoro e anche quello del loro ruolo di consumatrici.

CENSIS: DONNE ACROBATE TRA FAMIGLIA E LAVORO

Ultime in Europa per accesso al mercato del lavoro, guadagnano meno dei maschi (-19, 6% in media, -38, 7% le manager), hanno impieghi meno qualificati e dedicano alle attività familiari il triplo del tempo. "Acrobate tra lavoro e famiglia", sono le donne fotografate dal Censis alla vigilia dell'8 marzo.

Sfatato il mito del part time come scelta libera (32, 6% delle occupate), per piů della metà (58, 5%) si tratta di un part time involontario che dal 2008 registra un incremento del 91, 6%. Siamo al terz'ultimo posto in Europa, seguiti solo da Cipro e Grecia. Il 27% delle occupate integra il reddito con un secondo lavoro o con qualche lavoretto.

FORTE GENDER GAP NELL' ACCESSO AL MERCATO

Con un tasso di attività femminile fermo al 55% (donne occupate + quelle in cerca di lavoro), l'Italia è all'ultimo posto nella graduatoria dei Paesi Ue. Maglia rosa la Svezia, con l'80, 5%. In Germania il tasso arriva al 73, 5%, nel Regno Unito al 72, 2%, in Spagna al 69, 2%, in Francia al 67, 6% e la media europea si attesta al 67, 3%.

Forte il "gender gap" nell'accesso al mercato del lavoro: la differenza uomo-donna è di 18, 4 punti. Il tasso di disoccupazione femminile in Italia è del 12, 6%, lontano dalla media Ue (8, 8%). Solo il 23% pensa di poter far carriera Le dieci province più
virtuose sono nel centro-nord. Al primo posto Bolzano.

Le donne, una festa e ciò che non si può tacere
Simona Vinci

Marzo è il mese che apre alla stagione più amata da molti, la primavera. Il mese dei narcisi, dei tulipani, degli iris e naturalmente delle mimose, fiore simbolo della Festa della Donna. Marzo è infatti il mese in cui da circa cento anni si celebra la Giornata Internazionale della donna, con qualche pausa, assestamenti e un contorno di leggende e imprecisioni sulla sua origine (su cui rimando a una puntata de Il Tempo e la storia, trasmissione di Rai 3 che si trova in streaming con il titolo: “8 marzo”).

Ogni anno, in occasione di questa giornata, assistiamo a polemiche e prese di posizione contrarie: che senso ha festeggiare la donna un giorno all’anno quando ancora nella nostra società il sesso femminile non ha raggiunto la piena parità e ci ritroviamo immersi in un clima di misoginia diffusa? Bullismo, cyberbullisimo, violenze domestiche, disparità di trattamento economico sul posto di lavoro, sessismo, oltre che omo e transfobia?

Perciò quest’anno, la Giornata Internazionale della Donna cerca di riacquistare tutta la sua valenza politica: il Movimento Nonunadimeno, dopo due straordinarie giornate di assemblea nazionale del 4 e 5 febbraio scorsi, ha deciso di aderire allo sciopero generale delle donne lanciato dalle donne argentine e al quale parteciperanno oltre venti Paesi nel mondo: 24 ore di sciopero globale e riproduttivo. Quale occasione migliore dunque per riproporre la questione di una parola capace di far storcere il naso e di scatenare dibattiti incarogniti: femminicidio.

Partiamo dalla parola. La definizione data sul sito della Zanichelli Dizionari più è stringatissima: «Femminicidio: uccisione o violenza compiuta nei confronti di una donna, spec. quando il fatto di essere donna costituisce l’elemento scatenante dell’azione criminosa». Più lunga, articolata ed esaustiva quella che si può trovare sul portale della Treccani e che illustra la nascita della parola ormai utilizzata in tutto il mondo occidentale e la fa risalire al 1801, Inghilterra, dove già veniva utilizzato il termine femicide.

Ora, non stiamo qui a snocciolare numeri e dati, cerchiamo invece di guardarci attorno e guardare anche le nostre vite, e quelle di amiche, sorelle, madri e figlie. Sappiamo che il 35 per cento delle donne italiane ha subito e subisce nel corso della vita un qualche tipo di violenza di genere: fisica e/o psicologica.

Siamo noi le prime a doverci rendere conto che non è giusto e che possiamo e dobbiamo reagire individuando delle pratiche condivisibili che abbiano un impatto sociale capace di trascendere le singole vicende.
La grande poetessa americana Sylvia Plath, nella straziante Daddy, (Papà) scrive, nel 1965, tre versi di formidabile potenza: Ogni donna adora un fascista/ La scarpa in faccia, il brutale/ Cuore di un bruto a te uguale. Ogni volta che una donna difende, nasconde, occulta, sminuisce (per vergogna, umiliazione, paura, incerto senso del proprio valore) comportamenti violenti, denigratori e/o di sufficienza da parte degli uomini (ma anche delle altre donne!), siano essi amici, datori di lavoro, amanti, mariti, compagni o figli, mi fa venire in mente questa poesia e mi fa pensare all’errore imperdonabile che si può compiere negando o minimizzando.

Un errore che è destinato a riverberare sulla propria vita ma anche su quella di tutti gli altri. L’esercizio della dignità, e dell’orgoglio di sé, oltre che essere un diritto è un dovere. E soprattutto va insegnato ai più giovani, con ferma convinzione e con l’esempio quotidiano: dai massimi sistemi a chi rifà il letto.

Fonte: Le donne, una festa e ciò che non si può tacere - Consumatori rivista Coop

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