Back to the index page  
  FAQ   Cerca   Lista degli utenti   Gruppi utenti   Calendario   Registrati   Pannello Utente   Messaggi Privati   Login 
  »Portale  »Blog  »Album  »Guestbook  »FlashChat  »Statistiche  »Links
 »Downloads  »Commenti karma  »TopList  »Topics recenti  »Vota Forum

Green economy, idee per (ri)partire
Utenti che stanno guardando questo topic:0 Registrati,0 Nascosti e 0 Ospiti
Utenti registrati: Nessuno


 
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Criticamente
  PrecedenteInvia Email a un amico.Utenti che hanno visualizzato questo argomentoSalva questo topic come file txtVersione stampabileMessaggi PrivatiSuccessivo
 
 MessaggioInviato: Lun Gen 14, 07:12:51  Green economy, idee per (ri)partire
Descrizione:
Rispondi citando
Messaggio
  nuvolotta

Site Admin


Admin

Sesso: Sesso:Femmina
Età: 57
Registrato: 01/12/05 18:04
Messaggi: 36007
nuvolotta is offline 




Sito web: http://www.nuvolotta.a...


NULL

Green economy, idee per (ri)partire

Gli Stati generali tenuti a Rimini confermano che puntare sulla sostenibilità è una chiave fondamentale per difendere l'ambiente e rilanciare l'economia

Green e brown: verde e marrone. Anche i colori aiutano a capire e a distinguere. A segnalare che c'è un'economia nuova che sta facendosi strada in Italia e nel mondo.
È l'economia verde, la cosiddetta green economy. Un'economia più democratica, egualitaria e rispettosa; più evoluta e intelligente. Destinata a trasformare e sostituire la vecchia economia brown basata sul massimo sfruttamento delle risorse naturali e sulla scarsa attenzione agli impatti delle attività dell'uomo sull'ambiente, sulla società e sulla qualità della vita di ognuno di noi. La green economy, quella vera, è infatti qualcosa di più di una riverniciata di verde. È un cambiamento quasi antropologico che può modificare la nostra società dalle sue fondamenta e che richiede una prospettiva diversa anche rispetto ai concetti di profitto e di lavoro. Una prospettiva che coinvolge tutti, dalle imprese ai cittadini chiamati a interpretare un nuovo ruolo e a prendersi nuove responsabilità. In questo senso la green economy non è solo un orizzonte necessario verso cui guardare, ma un vero e proprio cambiamento epocale che, in quanto tale, ha richiesto un importante momento fondativo realizzatosi a Rimini il 7 e l'8 novembre scorsi nel corso dell'ultima edizione di Ecomondo. Ci riferiamo agli Stati Generali della Green Economy che hanno messo in campo il meglio dell'Italia che vuole cambiare rotta e coniugare rilancio dell'economia e tutela dell'ambiente.
Gli Stati Generali
Promossi dal Ministero dell'Ambiente e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile presieduta da Edo Ronchi (vedi l'intervista nella pagina a fianco), gli Stati Generali sono approdati a Rimini dopo un percorso durato alcuni mesi e che ha visto coinvolte 39 organizzazioni di imprese in rappresentanza di tutti i settori dell'economia verde italiana riunitesi in 8 assemblee nazionali programmatiche. Un lavoro ciclopico che ha visto 193 componenti dei gruppi di lavoro, 1120 consultazioni effettuate e oltre 100 contributi scritti giunti dopo le assemblee.
Un momento consultivo così ampio probabilmente non si era mai visto in Italia negli ultimi anni, a riprova di quanto sia alta la posta in gioco.
Ambiente ed economia
Il risultato di tanto lavoro è stato riassunto nel “Programma di sviluppo di una green economy”(vedi il box nella pagina qui a fianco) diffuso alla fine delle due giornate riminesi che hanno visto intervenire ben due ministri dell'attuale governo: quello dell'ambiente Corrado Clini e quello dello sviluppo economico Corrado Passera. Due ministri che evidentemente hanno in comune non solo il nome di battesimo, ma una strategia di rilancio del Paese che vede economia e ambiente come facce della stessa moneta pronta per essere spesa sullo scacchiere della competizione mondiale.
È come se l'ambientalismo uscisse dalla sua fase mitologica e cominciasse a innervare le politiche economiche. Uno dei messaggi emersi chiaramente dagli Stati Generali è che la partita che si sta giocando attorno alla green economy non riguarda solo la sostenibilità ambientale ma anche quella sociale e economica che ha sul versante occupazionale il cuore del problema.
In altre parole la green economy non è faccenda di questo o quel settore – ad esempio agro-alimentare piuttosto che energia - ma è una cultura produttiva complessiva che riguarda, e può investire, l'intero sistema economico del nostro Paese. Con un obiettivo chiaro: saldare in un'unica grande risposta strategica la sostenibilità economica, sociale e ambientale del nostro sistema industriale per non ritrovarsi in un'impasse lacerante come l'Ilva di Taranto.
Si può uscire dalla doppia crisi economico-finanziaria e ecologico-climatica che rischia di far smottare il nostro Paese. Lo dimostrano tante aziende che da tempo hanno compreso che la sostenibilità è un ottimo investimento.
I nuovi occupati
Come dimostra il rapporto Green Italy 2012 realizzato da Symbola e Unioncamere c'è ormai un quarto delle imprese italiane che investe in tecnologia e ricerca green.
Sono imprese che per prime hanno capito che sostenibilità fa rima con competitività. E i risultati si vedono: il 40% dei nuovi occupati arrivano grazie a investimenti fatti da queste aziende che tra l'altro mostrano un'attitudine all'export di gran lunga superiore alla media.
Ormai l'economia verde non è più utopia ambientalista, ma realtà misurabile con i suoi alfieri, le sue eccellenze, i suoi fatturati.
Sono filiere e produzioni che fanno rinverdire il nostro Made in Italy. Aziende che hanno fatto della qualità green un valore assoluto come quelle insignite negli ultimi 4 anni col premio per lo Sviluppo sostenibile assegnato anche quest'anno nel corso di Ecomondo. Per la cronaca, prima azienda classificata nella sezione Energia e mobilità, è risultata Poste Italiane che dispone ormai della più grande flotta di mezzi elettrici del nostro Paese e della più articolata rete di colonnine di ricarica d'Italia: oltre 400 stazioni realizzate in collaborazione con Enel.
Altro settore d'eccellenza italiana è l'agricoltura di alta qualità ecologica che perlopiù coincide con il biologico le cui vendite sono in crescita costante anche in questi anni di contrazione generale dei consumi. Ma non solo.
Risultati concreti
“Bisogna smentire alcune vulgate come quella ad esempio che riguarda le rinnovabili: non è vero che in questo settore importiamo tecnologia e basta” dice Ronchi snocciolando dati incontrovertibili. Nel solare ad esempio abbiamo una quota mondiale degli inverter del 16% e attualmente siamo il 3° Paese esportatore del mondo.
Per quanto riguarda la filiera dell'eolico ormai ci stiamo sviluppando abbastanza bene visto che il 60% degli impianti è realizzato in Italia e così nelle turbine idrauliche e nella geotermia dove produciamo pompe di calore vendute più all'estero che nel nostro Paese.
Ma se la rotta è tracciata non mancano gli ostacoli. Innanzitutto l'inerzia dei vecchi e consolidati modelli di produzione e consumo che fa da sponda alla resistenza altrettanto marcata di larga parte del ceto politico molto più legato, anche per ragioni anagrafiche a una visione tradizionale dell'economia. Il risultato è una sottovalutazione delle potenzialità green del nostro sistema industriale, aggravata dalla complessiva crisi economica che ostacola l'impiego di risorse pubbliche. C'è poi il cronico ritardo italiano nel concepire come strategica la ricerca e la formazione per mettere in moto l'innovazione necessaria per lo sviluppo sostenibile.
Secondo l’ultima rilevazione dell’Eco-innovation Scoreboard del 2011, l'Italia in tema di eco-innovazione è al sedicesimo posto nell’Europa dei 27 e sotto la media europea.
Una visione condivisa
Al di là di tutti questi aspetti, forse quello che più nuoce alla via italiana della green economy è la mancanza di una chiara e solida visione condivisa che consenta di realizzare politiche integrate di tipo economico, sociale ed ambientale che mandino in soffitta quelle soluzioni parcellizzate e settoriali capaci solo di favorire interessi particolari.
Magari di coloro che pensano al green come l'ennesima tendenza: quasi fosse una moda come un'altra, l'occasione del momento da cogliere con furbizia. Ma è poco probabile che i furbi possano avere un futuro. Perché la green economy chiede competenza e saperi, salda i destini del produttore e del consumatore che dovranno non solo ascoltarsi reciprocamente, ma arrivare addirittura a prendersi cura l'uno dell'altro. Onestamente. Fino a fidarsi.
La strada è tracciata ma richiede il coraggio di avviare una grande rivoluzione culturale capace di superare le profonde e radicate convinzioni che hanno indirizzato lo sviluppo industriale e tecnologico sino ad oggi. Se c'è una speranza di uscire da quella che tutti concordano nel definire come una delle peggiori crisi della nostra storia recente, questa speranza ha un colore: il verde.
_________________
Una morbida nuvolotta.... di zucchero filato alla fragola e limone
Profilo Messaggio privato HomePage
 
 MessaggioInviato: Lun Gen 14, 07:12:51 Adv
Messaggio
  Adv









 
 MessaggioInviato: Lun Gen 14, 07:13:06  
Descrizione:
Rispondi citando
Messaggio
  nuvolotta

Site Admin


Admin

Sesso: Sesso:Femmina
Età: 57
Registrato: 01/12/05 18:04
Messaggi: 36007
nuvolotta is offline 




Sito web: http://www.nuvolotta.a...


NULL

Una strada per uscire dalla crisi"

Intervista a Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile

A Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile abbiamo chiesto cosa sono gli Stati Generali della Green economy?
Sono un momento di riunione generale tra tutte le organizzazioni e le imprese interessate all'economia verde con lo scopo di definire una piattaforma nazionale e aiutare in questo modo l'Italia a uscire dalla crisi.
Come avete articolato questa partecipazione?
Trattandosi di Stati Generali non è stato semplice far confluire su un'unica piattaforma istanze diverse provenienti da settori diversi della nostra economia. Non esistendo un'organizzazione a rete della green economy abbiamo dovuto fare di necessità virtù cercando contemporaneamente di affinare i contenuti della proposta e il metodo. La riflessione condotta attraverso gli Stati Generali è stata infatti intersettoriale e ha messo a confronto per la prima volta ambiti che non avevano mai avuto l'occasione di parlarsi.
Ci sono stati dei conflitti tra settori?
Certo e a volte anche all'interno della stessa filiera. Ad esempio gli elettrici e termici nelle rinnovabili di fatto non si parlavano. Frizioni erano palpabili anche tra i rappresentanti del solare e quelli dell'eolico. Ma i conflitti non sono un problema se si ha la forza e il buon senso di convergere sulle cose che accomunano.
La propensione al bello dell'Italia come si coniuga con il green?
Il green ormai è una precondizione del bello e della qualità. Probabilmente proprio il connubio tra qualità e processo produttivo green che renderà credibili e vendibili i prodotti di domani. L'Italia grazie al dinamismo delle sue piccole e medie imprese e alla tradizionale associazione del made in Italy alla bellezza e alla qualità, può utilizzare le chiavi della green economy per aprire le porte a una nuova prospettiva di sviluppo.
Quanta riconversione industriale occorrerà fare nel nostro Paese prima di uscire dal guado?
Servirà uno studio accurato in proposito. Certo è che non esiste la green economy fatta di sole nuove aziende ma anche di quella “in transizione”, di aziende della vecchia economia che stanno riconvertendosi rapidamente. Si può continuare a produrre piastrelle ma farlo in un'ottica green, così come si può produrre pasta e promuovere l'adozione di un disciplinare per la coltivazione sostenibile del grano duro. E così via.
In Italia dove c'è il più alto potenziale green?
Sicuramente nel turismo si potrebbe fare molto di più migliorando la qualità green della proposta complessiva e comunicandola in maniera adeguata. Poi c'è la gestione forestale sostenibile che andrebbe incentivata perché riguarda circa il 34% del territorio e non lo si può lasciare in stato di completo abbandono.
Cosa manca ancora per lanciare la green economy italiana?
Oggi il cambio di paradigma passa anche e forse soprattutto attraverso un'offensiva comunicativa capace di incidere profondamente sugli stili di vita. Cultura, educazione, comunicazione, formazione (anche dei formatori e giornalisti), sono ormai ambiti intrecciati che richiedono una strategia e su questo lavoreremo.
Dopo Rimini cosa c'è da auspicarsi?
Mi auspico che il mondo della green economy si identifichi almeno in alcuni tratti comuni e continui a fare rete. E che incalzi i candidati e le forze politiche già dalle prossime elezioni, affinché questi temi possano entrare nei programmi di tutti gli schieramenti che si contenderanno la guida del Paese.
_________________
Una morbida nuvolotta.... di zucchero filato alla fragola e limone
Profilo Messaggio privato HomePage
 
 MessaggioInviato: Lun Gen 14, 07:13:21  
Descrizione:
Rispondi citando
Messaggio
  nuvolotta

Site Admin


Admin

Sesso: Sesso:Femmina
Età: 57
Registrato: 01/12/05 18:04
Messaggi: 36007
nuvolotta is offline 




Sito web: http://www.nuvolotta.a...


NULL

Settanta idee per un programma di sviluppo sostenibile

Secondo il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, i 70 punti indicati dal “Programma di sviluppo di una green economy" possono costituire una road map verso lo sviluppo sostenibile e la green economy in Italia". Vediamoli:
1 Misure generali per una green economy
È il pacchetto più nutrito di proposte che spazia dall'adozione della fiscalità ecologica, alla necessità di definire un quadro normativo coerente, stabile, efficace. Dalla richiesta di introdurre nei bilanci aziendali anche gli indicatori di impatto ambientale fino alla diffusione della nuova visione della green economy presso cittadini, mondo economico e politico.
2 Sviluppo dell'eco-innovazione
Si tratta di azioni in grado di sviluppare l'economia della conoscenza e favorire così la più ampia innovazione di prodotto e di processo principalmente attraverso partenariati tra università enti di ricerca e imprese.
3 Sviluppo dell'ecoefficienza, del riciclo e della rinnovabilità dei materiali
Tra le proposte contenute in questo gruppo, quelle volte a ridurre la produzione di rifiuti, sviluppare il riciclo e quindi il mercato delle cosiddette materie prime seconde. Una serie di sfide importanti considerata la dipendenza da materie prime del nostro Paese.
4 Sviluppo dell'efficienza e del risparmio energetico
Altro pacchetto di proposte strategiche riguardanti l'efficienza energetica nella pubblica amministrazione e nell'illuminazione pubblica. Promuovere la formazione di energy manager; fissare per gli edifici di nuova costruzione standard di consumi energetici del 30% inferiori agli attuali, confermare l'IVA al 10% sui lavori di efficientamento energetico sono alcune delle altre proposte.
5 Sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili
Per ridurre la dipendenza del nostro Paese dalle importazioni energetiche il Programma prevede un ricco pacchetto di proposte che partono dal varo di una Strategia energetica nazionale, alla semplificazione delle procedure per attivare impianti per le rinnovabili, fino alla predisposizione di una strategia per il rilancio della filiera delle biomasse e di quella delle rinnovabili termiche.
6 Tutela e valorizzazione dei servizi degli ecosistemi
Tutta protesa a tutelare il ruolo del capitale naturale e dei servizi ecosistemici è la proposta contenuta in questo gruppo. Si va dalla valorizzazione del territorio, alla tutela delle aree naturali, delle risorse idriche, fino alla gestione sostenibile del patrimonio forestale. Senza dimenticare un programma di riqualificazione delle città.
7 Sviluppo delle filiere agricole di qualità ecologica
Preservare la destinazione d'uso e arrestare il consumo del suolo agricolo, promuovere l'agricoltura biologica e le buone pratiche agronomiche; migliorare la risorsa idrica e favorire l'occupazione giovanile in filiere agricole di qualità ecologica. Queste le principali proposte contenute in questo gruppo.
8 Sviluppo di una mobilità sostenibile
Puntare su una mobilità urbana sostenibile significa potenziare il trasporto pubblico locale e incrementare la modalità ciclopedonale puntando al 15% degli spostamenti in bicicletta. Raddoppiare al 2030 la quota passeggeri e merci su ferrovia regionale, sviluppare infrastrutture digitali al servizio dei trasporti e far decollare il telelavoro per ridurre la domanda di trasporto. Queste le principali proposte contenute elaborate dal gruppo mobilità e riassunte nel programma.
_________________
Una morbida nuvolotta.... di zucchero filato alla fragola e limone
Profilo Messaggio privato HomePage
 
 MessaggioInviato: Lun Gen 14, 07:13:35  
Descrizione:
Rispondi citando
Messaggio
  nuvolotta

Site Admin


Admin

Sesso: Sesso:Femmina
Età: 57
Registrato: 01/12/05 18:04
Messaggi: 36007
nuvolotta is offline 




Sito web: http://www.nuvolotta.a...


NULL

Ridurre le emissioni, da Coop un impegno col Ministero

"Produrre con metodi “puliti”. È questa la sfida che il ministero dell’Ambiente propone alle aziende italiane, attraverso accordi volontari e un bando pubblico. Più di settanta quelle che hanno accettato. Tra queste Coop. Se ne è parlato durante la fiera Ecomondo a Rimini. Al centro del dibattito, proprio il programma del ministero dell’Ambiente per la valutazione dell’impronta ambientale ("environmental footprint") che ha coinvolto le aziende che operano in diversi settori produttivi. Nel corso del dibattito, il ministro Corrado Clini ha sottolineato l’ambizione del programma: “È una grande opportunità per le nostre aziende perché nei mercati internazionali esiste una forte richiesta di certificazione di qualità ambientale, soprattutto per i prodotti di alto livello. Il nostro obiettivo comune deve essere fare del made in Italy un modello eco-sostenibile”.
I vertici delle aziende coinvolte nel programma hanno spiegato il loro impegno. Tra questi, Vincenzo Tassinari, presidente Coop Italia, ha dichiarato: “Coop ha deciso di sottoporre all’analisi del ciclo di vita quattro prodotti di larghissimo consumo, ovvero il pomodoro ciliegino a marchio Coop (una referenza che da sola vale oltre 14,6 milioni di euro di fatturato e circa 63.000 quintali all’anno, pari al 65% del quantitativo totale pomodorino venduto), due prodotti di pasta di semola e una referenza non alimentare, lo shampoo a marchio Coop.
Sono già terminati gli studi di impatto ambientale e stiamo analizzando le aree di miglioramento e le strategie possibili (ed i relativi costi) per un eventuale compensazione delle emissioni prodotte di CO2. L’impegno che riserviamo a questo progetto - ha concluso Tassinari - è d’altronde assolutamente in linea con quanto Coop fa dal 1984 con la campagna ‘Bianco il bucato, azzurro il mare’ per la riduzione dei fosfati nei detersivi fino alle ultime campagne per un consumo consapevole dell’acqua e contro la deforestazione”.
_________________
Una morbida nuvolotta.... di zucchero filato alla fragola e limone
Profilo Messaggio privato HomePage
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum » Criticamente

Pagina 1 di 1
Tutti i fusi orari sono GMT + 1 ora

Mostra prima i messaggi di:

  

Vai a:  
Non puoi inserire nuovi Topic in questo forum
Non puoi rispondere ai Topic in questo forum
Non puoi modificare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi cancellare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi votare nei sondaggi in questo forum
Puoi segnalare post ai moderatori in questo forum
Non puoi allegare files in questo forum
Non puoi downloadare files da questo forum


Agire


Amici...di... topic RSS feed 
Powered by MasterTopForum.com with phpBB © 2003 - 2009
Macinscott 2 by Scott Stubblefield