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Io e il cacciatore che beveva
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 MessaggioInviato: Ven Nov 07, 07:01:01  Io e il cacciatore che beveva
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  nuvolotta

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Io e il cacciatore che beveva
Questa è una storia vera che sa di favola. Ci troviamo in un paese nel cuore della bassa dove, seduto su una panchina, una volta a destra e una volta a sinistra del viale principale, fa sempre bella mostra un barbone nel senso che ha la barba lunga e bianca, ma è una persona curiosa, simpatica, un po' cocciuto, deciso nelle sue cose, furbetto, buono se lo tratti bene, violento se lo critichi e soprattutto una mandorla se ha bevuto.

E il famoso Cacciatore conosciuto in tutte le famiglie perch raccoglie tutto e ricicla, insomma va a caccia ad ogni ora, per questo è un cacciatore. Adesso lavora il rame, cioè lo sfila dai fili della luce o tronconi di impianti nuovi. Un modo per passare il tempo e prendere qualcosa. Ha scelto un posto strategico, dove molti lo salutano e lui è contento ma lo di più quando sono i bambini a farlo.

Quando sente Ciao Cacciatore, li guarda e li osserva con gli occhi pieni di simpatia e nostalgia. Sì perché gli viene in mente la sua vita e la sua storia, triste e povera come le storie delle persone sole, senza una famiglia, avvelenati dal vizio del bere. Sì perché nella sua vita ha preso tante di quelle volte la balla che solo lui sa, ha litigato con tutti, ha offeso e picchiato Medici, Suore, Carabinieri, Poliziotti, Infermieri/e, insomma le persone che lo volevano aiutare.

Classe 1946, nato in Ospedale a Mantova, la mamma è sepolta a Formigosa di Mantova ma il papà non sa dov'è perché quando aveva 5 anni se ne andò da casa, scegliendo la strada dell'alcool.
E il terzo di 4 fratelli. Gli ho chiesto di raccontare la sua vita e lo fa volentieri. Parlo dei miei fratelli, perchè ho voglia di vederli. Quando penso a loro mi riesce facile ricordare la mia infanzia. A 5 anni sono stato messo in collegio dalle suore a Mompiano di Brescia dove ho frequentato le scuole. A 14 anni sono stato in manicomio perché avevo picchiato una suora. Ci sono rimasto per 3 anni circa, poi i frati mi hanno fatto lavorare presso una famiglia trentina ma sono scappato via e sono andato a lavorare per alcuni anni alla Ditta L., fabbrica di carri armati nel reparto di fonderia.

Poi arriva il servizio militare e sono andato a San Candido di Bolzano dove ho fatto 18 mesi. Ma il vizio di bere non l'ho perso e ho continuato procurandomi dei guai. Per questo motivo sono ritornato in manicomio a Pergine di Trento per 2-3 mesi. Poi sono scappato e sono venuto qui a Mantova, a Dosso del Corso, per alcuni anni. Ma anche qui, ho fatto dei periodi buoni e altri meno, dove stavo dentro o fuori a secondo del mio comportamento. In seguito vado a lavorare presso la Ditta B. per un paio d'anni come manovale. Sono anni difficili, il bere era l'unico mio compagno di vita e anche il modo per dimenticare. Bevevo perché quando si sta male, non si ragiona, si vive in un altro mondo. Si soffre.

Non avevo casa, dormivo sulle panchine della stazione ferroviaria di Mantova. Qui mi comportavo male e litigavo con la Polizia che faceva il suo lavoro di ordine pubblico, e questi mi hanno portato in carcere più di una volta.
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Io e il cacciatore che beveva
La vita in carcere è durata una quindicina di anni e sono stato nelle carceri di diverse città d'Italia, da Mantova a Milano, L'Asinara, Montelupo, Brescia, Cremona, Genova e Mantova. A Mantova sono stato fortunato perché ho conosciuto Don M. C. che mi ha messo nella comunità alla Casa del Po, dove E., A. e G. mi hanno aiutato. Ci sono rimasto per 2-3 anni e lì ho lavorato per l'edilizia F. E. P.

Poi vengo a P. dove il parroco Don D. L. mi ha trovato una vecchia casa vicino alla Chiesa in attesa che l'assistente sociale mi sistemi presso l'H.V. dove ci sono stato per 3 anni. Poi altri 5 anni presso un garage della caserma dei Carabinieri che era vuota e abbandonata. Per alcuni anni continuavo ad andare a Mantova ad ubriacarmi. Il Comune, il sindaco, l'assessore e le assistenti sociali mi avevano dato, dopo tante peripezie, un appartamento al macello del paese dove abito, ma scoppiarono le tubature dal freddo. Da 14 anni abito in una casa, da solo ma è come una porcillaia.

Vado spesso alla Caritas e faccio la doccia e ricevo un cambio di indumenti. Lì c'è il caro Don C. che è un carissimo amico. Ma torniamo a casa. Percepisco 758 euro al mese e spero di trovare un monolocale perché dove vivo è come stare in una stalla. Da 5-6 anni non bevo più alcolici, ma il peso degli anni si fa sentire. Ho 62 anni, qualche disturbo di salute, da alcuni anni sono calmo perché non bevo più, chiedo di vedere i miei fratelli, una sola volta, prima di morire, per spegnere i ricordi della mia infanzia e dimenticare tutti i guai che ho combinato nella vita.

La mia vera storia di vita, la conoscono in pochi, ma per i bambini vorrei che questa storia vera, venisse raccontata e diventasse una favola, nel senso di non seguire il mio esempio. Oppure di capire perché esistono i barboni, le persone che prendono la balla, che vanno in prigione e scopriranno che dietro c'è sempre una storia triste, un'infanzia difficile proprio come la mia. Facile da criticare, difficile da capire e impossibile da aiutare. I bambini hanno una famiglia. Io non ho nessuno, per colpa mia. Se mi danno una casa pulita la trasformo in una stalla. La mia unica famiglia è la Caritas di Mantova dove mi vogliono bene e li ringrazio con tutto il cuore, perché mi aiutano sempre, con stima e affetto..
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di Riccio 09
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