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L'ERBARIO
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 MessaggioInviato: Sab Dic 27, 03:18:39  L'ERBARIO
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L'iperico, pianta dalle mille proprietà

Come curare mente e corpo con infusi, tisane e macerati di iperico, prestando però attenzione ai possibili effetti collaterali.

fiore di ipericoL´iperico deve la sua fama di ottimo fitoterapico ai suoi fiori gialli oro che contengono un particolare pigmento rossastro chiamato ipericina.
Questo pigmento, che può essere evidenziato anche a occhio nudo strofinando i petali freschi, è una sostanza farmacologicamente molto efficace per curare varie patologie.
Vediamo quali:





* l´affaticamento e lo stress epatico. L´iperico è un disintossicante del fegato. Tra i vari effetti farmacologici, studiati e pubblicati in alcune delle più serie riviste scientifiche mediche, agisce anche su un mediatore epatico (il citocromo p450) legato alla disintossicazione delle sostanze chimiche. Va assunto sotto forma di tisana, o macerato glicerico (30 gocce 2 volte al dì)
* la spossatezza e la depressione. La tisana, la tintura madre o il macerato glicemico hanno un´ottima azione antidepressiva e tonificante per i nervi. In Germania è utilizzato dal 50% degli psichiatri. Per momenti di stanchezza mentale o calo dell´umore il macerato si possono assumere 30 gocce di macerato 3 volte al dì. Per situazioni depressive più impegnative ci sono preparati ad hoc, anche iniettivi, ma è meglio farsi seguire da un medico.
* le nevriti, le infiammazioni del trigemino, l´herpes simplex e zooster (fuoco di San Antonio) le sciatiche e le lombalgie. L´iperico, che va utilizzato sotto forma di oleolito, ha una funzione protettiva del sistema nervoso periferico.
* i postumi di traumi, grazie all´azione antinfiammatoria, antinevralgica e ricostruttrice tessutale esercitata dall´olio (oleolito) di iperico.
* il raffreddore, tosse e catarri recidivanti. L´infuso di iperico è ottimo come espettorante dell´apparato respiratorio, ma va assunto regolarmente per almeno 15-20 giorni 2-3 tazze al dì.


Soffrite di una di queste patologie? L´iperico, nelle sue varie forme farmaceutiche che vi ho descritto, è senza dubbio consigliato. Però prima di affrettarvi a utilizzarlo è bene conoscere i suoi effetti collaterali.
Innanzitutto non dovete mai esporre al sole la pelle trattata con l´oleolito di iperico, contenendo sostanze con effetti fotosensibilizzanti. Vanno quindi applicati sulle parti contuse solo dopo aver preso il sole verso sera, altrimenti è facile l´insorgenza di dermatiti o reazioni di fotosensibilizzazione.

L´iperico inoltre riduce sensibilmente l´effetto dei farmaci, agendo come detossicante epatico: aiuta infatti il fegato a smaltire le sostanze tossiche e anche molti prodotti farmaceutici. L´assunzione di iperico in soggetti che assumono per esempio antipiretici o antidiabetici orali va quindi ben ponderato perché l´iperico, essendo un drenante, ne aumenta l´eliminazione. Per problemi impegnativi utile è quindi consultare un medico.

a cura del Dott. Bianchi
22/5/2002

Oleolito di iperico

L´oleolito di iperico, che non va confuso con l´olio essenziale di iperico, è un macerato oleoso: i fiori dell´iperico sono stati sciolti nell´olio extravergine di oliva. Può essere acquistato in farmacia e nelle migliori erboristerie o preparato in casa. Basta raccogliere in giugno e in luglio i fiori freschissimi di iperico e macerarli nell´olio extravergine di oliva: 2 etti di fiori in un litro d´olio. Il contenuto va versato in una bottiglia, saturandola bene e lasciandola esposta al sole per 40 giorni. L´olio assumerà un colore rossastro e diventerà oleolito di iperico.

Iperico, pianta dalle mille proprietà
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Digerire con l'alloro

L´alloro è un piccolo albero sempreverde. Appartiene alla famiglia delle lauracee e il suo nome scientifico è Laurus Nobilis.

alloroAma il clima mediterraneo: nasce spontaneamente soprattutto nell´Italia meridionale e insulare, ma si adatta a crescere anche al centro e al nord della nostra penisola.


Botanica
Ha foglie lunghe, ovali-lanceolate, di colore vedere scuro con nervatura penninervia. I suoi fiori bianco-giallastri, riuniti in piccole fascette ascellari, compaiono in primavera, mentre i suoi frutti (drupe carnose nere, grosse quasi come una ciliegia) sono maturi in autunno.

Proprietà medicinali
Quali sono le proprietà curative di questa pianta?


1. è uno stomachico-digestivo e antispastico
2. ha un´azione espettorante
3. è un diuretico
4. svolge un´azione antisettica
5. è consigliato contro l´affaticamento per la sua azione tonica, ma nello stesso tempo è utile per combattere l´insonnia


Evitare di eccedere nelle dosi perché l´alloro può avere un´azione irritante

I principali principi attivi
Dell´alloro si utilizzano soprattutto foglie e bacche ricche di grassi polinsaturi, di tannini, di amari e di olii essenziali.

Modo di utilizzo
Può essere assunto sotto forma di


* Decotto: in mezzo litro d´acqua bollente sminuzzate 5 foglie, fatele bollire 5 minuti e poi lasciare in posa per 10 minuti. Filtrate.

* Macerato oleoso: si acquista in erboristeria o nelle migliori farmacie, ma può anche essere preparata in casa. Basta cogliere 20 grammi di drupe (i frutti dell´alloro che maturano in ottobre e novembre) e lasciarle per 25 giorni in 100 ml di olio di semi. Va utilizzato per uso esterno.


Una ricetta toscana per sconfiggere l´indigestione
Versate in un recipiente 0,7 l di acqua e unitevi 5 foglie d´alloro, 2 cucchiai di zucchero o di miele e un limone tagliato a metà.
Fate bollire per quindici o venti minuti finché il limone non è appassito.
Filtrate e bevete caldo.
Questa bevanda vi aiuterà a vincere le indigestioni legate a pasti copiosi o a situazioni di stress.

a cura del Dott. Bianchi
28/8/2002
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Eucalipto: la pianta delle regge e delle paludi

Nella stagione autunnale suffumigi, inalazioni e tisane a base di eucalipto sono un vero toccasana.

pianta eucaliptoL´hanno scoperto per caso in un´isola vicino all´Australia alla fine del ´700 durante un viaggio d´esplorazione e l´hanno chiamato Eucalyptus, combinando due vocaboli greci: éu ("bene") e kalypto ("nascosto"). Letteralmente quest´albero si chiama quindi "bene nascosto". Eppure non è, come altre piante, difficile da individuare: è un vero gigante. Può raggiungere anche i 150 metri d´altezza. Perché dargli allora quel nome? Colpa del botanico francese Hèritier che si è ispirato al peculiare opercolo che racchiude fino alla maturazione il fiore.
Importato nel vecchio continente, l´eucalipto, albero maestoso dalle foglie profumatissime, diventò una ricercata pianta da giardino. In Italia adornava la villa reale di Caserta e altre splendide dimore patrizie. Ma non solo. Anche l´intero Agro Romano, a quel tempo zona paludosa, ne era ricoperto. Il motivo è presto detto. Si riteneva che questa pianta potesse, con i suoi effluvi aromatici, risanare l´aria e far scomparire la malaria. Di qui l´invito del governo ai proprietari terrieri del luogo affinché piantassero eucalipti. In realtà la regressione della malaria non era tanto da attribuirsi alle essenze aromatiche di questa pianta, quanto piuttosto alla sua capacità di assorbire notevoli quantitativi d´acqua. Questa non è che una delle proprietà dell´eucalipto.
Il dott. Bianchi ci svela ora le altre sue caratteristiche che ne fanno un ottimo fitoterapico per la stagione autunnale.
L´eucalipto è una pianta d´alto fusto, originaria della Tasmania, molto diffusa anche nelle nostre regioni mediterranee. Se ne contano ben 600 specie diverse. Appartiene alla famiglia delle Mirtacee.

Botanica
L´eucalipto ha foglie dalla forma lanceolata. I suoi fiori di colore biancastro si compongono di due parti: la parte inferiore che corrisponde al calice e quella superiore detta opercolo. Il frutto, la cui maturazione avviene a un anno e mezzo dalla fioritura, è una capsula legnosa racchiusa nel tubo del calice.

I principi attivi
L´eucalipto è molto ricco di essenze. In particolare contiene l´eucaliptolo, composto base per molte preparazioni farmacologiche contro la tosse, il raffreddore e le sinusiti.

Proprietà medicinali
Per la sua azione antiflogistica ed espettorante è utile in caso di bronchiti, sinusiti, faringiti, malattie catarrali e raffreddori. Aiuta a sciogliere catarro e muco, facilitandone l´espulsione. Disinfiamma e calma le irritazioni delle mucose. Possiede una blanda azione antispastica.

Modo di utilizzo
Potete assumere l´eucalipto sotto forma di

1. Tisana. Si sminuzzano alcune foglie. La quantità di solito è di 3 grammi per ogni 100 ml di acqua (1/2 cucchiaino da minestra per tazza d?acqua). Le foglie triturate vanno fatte bollire a fuoco lento per 10-20 minuti in un recipiente con coperchio. Trascorso il tempo necessario si filtra il preparato. Questa tisana è indicata sia in caso di raffreddamento (va bevuta quotidianamente tre volte al dì per una settimana o per dieci giorni) sia come cura preventiva.
2. Sciroppo. In 700 cl di acqua fate bollire per 20 minuti 15 foglie di eucalipto con 5 o 6 cucchiai di miele. Di questo sciroppo, che va conservato in frigorifero, prendetene un cucchiaino al giorno come cura preventiva o due in caso di raffreddamento.
3. Suffumigi: spezzettate alcune foglie, fatele sobbollire con mezzo litro d´acqua. Inalate quindi il contenuto per dieci minuti per due volte al giorno.
4. Olio essenziale: aggiungete una o due gocce quando fate le inalazioni. Non utilizzatelo però nei bambini al di sotto dei 4 anni perché, essendo molto concentrato, può essere irritante.


L´olio essenziale di eucalipto è indicato anche come coadiuvante in caso di allergia respiratoria o di asma per la sua leggera azione antispastica e sedativa. Può essere utilizzato per le inalazioni oppure per frizioni tra le due scapole.


Come si praticano le inalazioni?
Serve un inalatore, reperibile in farmacia (è possibile anche noleggiarlo) e una bottiglia di vetro. In questa bottiglia versate dell´acqua e una o due gocce di olio essenziale di eucalipto. L´inalatore è dotato di un tubicino esterno che va infilato nella bottiglia. Il calore farà vaporizzare l´acqua e l´olio essenziale in essa contenuta. E´ bene fare un ciclo di 12 inalazioni a cadenza quotidiana. Ogni inalazione deve durare almeno dodici minuti.

a cura del Dott. Bianchi
6/11/2002
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Rosa canina: la ricca fonte di vitamina C

Avreste mai pensato di curarvi con una rosa? Una specie in particolare, quella canina, è davvero ottima per lenire i nostri acciacchi invernali.

rosa caninaIl merito è tutto del dio Bacco. Se possiamo ammirare la soavità e la bellezza della rosa e attingere alle sue innumerevoli proprietà è lui che dobbiamo ringraziare. La leggenda narra infatti che il dio del vino, invaghitosi di una ninfa, tentò di conquistarla, ma lei fuggì finché non inciampò in un cespuglio. Cespuglio che per riconoscenza Bacco trasformò in rosa, facendogli spuntare splendidi fiori di un delicato color rosato, il colore delle guance della sua ninfa.
Lasciando però la mitologia per la scienza veniamo a sapere che la rosa è nata in realtà più di quaranta milioni di anni fa. A quel tempo datano infatti i reperti fossili di questo fiore ritrovati nel Colorado e nell´Oregon. Un fiore resistente, non c´è che dire, che ha passato indenne secoli e secoli, differenziandosi in varie specie.
Tra le tante oggi conosciute anche la rosa canina. Rosa canina? Che c´entra, vi chiederete, il cane con la rosa? Ancora una volta è la leggenda a venirci in aiuto. Si narra che in tempi antichi la radice di questa pianta venisse utilizzata contro la rabbia trasmessa dai morsi dei cani. Per questo nel 1700 Linneo, il naturalista svedese fondatore della moderna sistematica botanica e zoologica, attribuì a questa rosa l´appellativo 'canina'.
In realtà però le attuali conoscenze farmacologiche hanno escluso che la rosa canina abbia qualche effetto sulla malattia trasmessa dei cani. Ben altre sono invece le sue proprietà che ne fanno un fitoterapico utilissimo nella stagione invernale. A illustrarcelo in dettaglio, il dott. Bianchi. A lui la parola.

La rosa canina, la cui altezza può raggiungere anche i 3 metri, è un arbusto della famiglia delle rosacee. Cresce in climi temperati e freddi e nel nostro paese è diffusa soprattutto sugli Appennini e sulle Alpi lungo le siepi, nei boschi e in luoghi cespugliosi..

Botanica
Camminando in collina e in montagna la rosa canina è facilmente distinguibile. Il suo fusto verdastro e i suoi rami (eretti nella parte inferiore e ricadenti in quella superiore) sono ricoperti di aculei. Le foglie impari-pennate a 5-7 foglioline sono ovali, dentellate e allungate.
In primavera quando fiorisce l´individuerete senza problemi. Basta prestare attenzione ai suoi fiori: sono a 5 petali e di un bel rosa vivace. Di color intenso (rosso scarlatto) anche i suoi frutti, o meglio i suoi falsi frutti chiamati cinorrodonti. All´interno sono ricchi di semi e di peluria mentre all´esterno presentano una sottile scorza. Sono proprio loro, i falsi frutti della rosa canina a rappresentare la parte erboristicamente più interessante di questa pianta, perché ricchi di vari principi attivi.

Principi attivi
Una volta giunti a maturazione, i cinorrodonti vengono raccolti e utilizzati nella stagione invernale vista la loro altissima concentrazione di vitamina C. Ne possiedono più di qualsiasi altro frutto. Se l´arancia contiene mediamente 50 mg per etto di acido ascorbico (vitamina C) la rosa canina ne possiede addirittura 2250 mg.
È dunque la sorgente naturale più ricca di vitamina C. Ma sono anche altri i principi attivi che si trovano nei suoi frutti: tannini, pectine, carotenoidi e soprattutto bioflavonoidi, pigmenti naturali dall´importante azione antiossidante.

Proprietà medicinali
Contenendo un elevato quantitativo di acido ascorbico, la rosa canina (o meglio i suoi falsi frutti) è indicata per combattere le infezioni alle vie respiratore (orecchie, naso e gola) in quanto rafforza le difese dell´organismo. Svolge quindi un´azione immunostimolante nel prevenire influenze e raffreddori, in particolare nei bambini.
Ha inoltre un´azione antinfiammatoria e antiallergica. Secondo studi condotti dal premio Nobel Linus Pauling e da ricercatori statunitensi, la rosa canina assunta in forti dosi preverrebbe anche la crescita cancerogena.
I cinorrodonti hanno inoltre proprietà astringenti (grazie alla presenza di tannini sono efficaci nella cura delle diarree) e diuretiche (stimolano l´eliminazione delle tossine tramite l´urina).

Modo d´utilizzo
Se nella stagione autunnale volete darvi alla raccolta di cinorrodonti ricordate di raccoglierli quando sono ben maturi e non dimenticate di privarli dei semi e dei peluzzi. Potete poi utilizzarli in decotti, efficaci in caso di diarree e di problemi diuretici. I decotti così come le tisane sono inoltre molto indicati come cura preventiva e curativa contro l´influenza. Vi consiglio di assumere 1 tazza di tisana 3 volte al dì.

I frutti della rosa canina sono ottimi anche per preparare conserve e marmellate, molto indicate per i bambini: facendosene una scorpacciata a merenda si rinforzeranno le difese immunitarie. Al posto della marmellata che trovate anche nei negozi di prodotti naturali, potete dar loro anche lo sciroppo di rosa canina: 2/3 cucchiai per 40 giorni.

a cura del dott. Bianchi
4/12/2002
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Cervicale? Ribes nigrum e artiglio del diavolo

GLI ANTIDOLORIFICI NATURALI
Per contrastare la cervicale in modo naturale ci sono piante amiche.

Il nome potrebbe trarvi in inganno. Ma non fatevi spaventare. L´Artiglio del diavolo non è così chiamato per i suoi infernali poteri. Pensate che in Namibia gli indigeni lo considerano addirittura un aiuto prezioso per curare febbri e disturbi digestivi. Certo è che il suo appellativo è un po´ infelice. La colpa è dei suoi frutti dotati di artigli in cui spesso i roditori rimangono impigliati. Da qui il nome Artiglio del diavolo.
Decisamente più fortunato il Ribes Nigrum: nessun riferimento a diavoli o streghe. Il suo nome sembra derivi dall´arabo ribas, un particolare rabarbaro del Libano simile a questo frutto di sottobosco, conosciuto anche come uva spina, piperella o uva rama. In Francia lo chiamano invece groseille o cassis ed è con questo nome che Gauillaume Apollinaire lo cita in alcuni suoi versi:
Il sole declinando imporporava la
Montagna e il nostro amore
Sanguinava come ribes

Del Ribes Nigrum e dell´artiglio del diavolo ci parla qui di seguito il dottor Roberto Bianchi, illustrandoci come assumere queste piante in caso di cervicale.

L´elevato tasso di umidità e il clima sempre più rigido favoriscono il peggioramento di disturbi artrosici come la cervicale. L´artrosi è una malattia cronica che tende a usurare progressivamente le strutture e le giunzioni articolari. Spesso l´artrosi colpisce la zona nucale provocando l´insorgere della cervicale che può dipendere però anche da contratture muscolari o da un´infiammazione dei muscoli del collo o della schiena.
La cervicale si manifesta con dolori acuti localizzati nella zona nucale, con una modica infiammazione e con un irrigidimento o una minore mobilità articolare. Questa patologia è diffusa soprattutto nella fascia d´età tra i 40 e 60 anni e colpisce soprattutto le donne.
Come combatterla?
La terapia classica si avvale di anti-infiammatori chimici che possono essere utili usati per pochi giorni nei casi più acuti. Se assunti invece cronicamente possono manifestare effetti collaterali come gastriti e ulcere addominali. L´alternativa è rivolgersi ad anti-infiammatori naturali come
l´artiglio del diavolo: 2 compresse per 2 volte al giorno
il ribes nigrum 30g. due volte al dì

artiglio del diavoloL´artiglio del diavolo appartiene alla famiglia delle Pedaliacee (Scrofulariacee) ed è originario dell´africa tropicale e sud-tropicale. È particolarmente diffuso nel deserto del Kalahari, nella Namibia e nel Madagascar. La sua radice è di grande interesse farmacologico, e molto indicata per chi soffre di dolori artrosici. L´efficacia antireumatica e antiinfiammatoria dell´artiglio del diavolo è in alcuni casi paragonabile a quella degli antiinfiammatori di sintesi non steroidei, ma solo se lo si assume regolarmente per alcune settimane o mesi. L´assoluta mancanza di tossicità e l´ottima tollerabilità gastrica rendono l´artiglio del diavolo largamente utilizzato come fitoterapico delle affezioni reumatiche.

ribes nigrumIl ribes nigrum appartiene invece alla famiglia delle Sassifragacee ed è originario dell´Europa e dell´Asia centro-settentrionale. È un arbusto alto non più di mezzo metro che fa parte del tipico sottobosco collinare e alpino, sino ai duemila metri di altitudine. Le sue foglie sono palmate con cinque lobi, i suoi fiori invece a grappoli penduli e di colore giallo verde. Li potete ammirare in aprile e in maggio. Ma certamente il ribes nigrum attirerà più la vostra attenzione quando i suoi frutti neri a bacca sono maturi. Sembrano perle nere cosparse da una pruina che imita un velo di cipria.

Il ribes è ricco di flavonoidi, tannini, cariofillene, cadinene, sabinolo, terpineolo, sesquiterpeni e vari fenoli.

Lo consiglio non solo per la sua azione anti infiammatoria in caso di dolori reumatici, ma anche per un´azione ipotensiva,
diuretica,
analgesica,
antiossidante e
angioprotettiva
Il ribes nigrum protegge infatti il sistema vascolare.
Si ritiene inoltre che abbia anche un´azione simile al cortisone (cortison-like), ma senza manifestare i relativi effetti collaterali. Agisce però in tempi decisamente più lunghi.


In caso di cervicale, ottimi anche gli impacchi di fiori di fieno e le terapie fisiche di massaggio decontratturanti e rilassanti, volte a creare un rilassamento e una de-tensione muscolare per sfiammare la zona nucale.
Ve ne parlerò nel prossimo appuntamento.

Elisabetta D'Agostino
29/1/2003
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Il fieno: prezioso antireumatico e non solo

Il dott. Bianchi ci spiega come, e dove, sfruttare tutte le sue qualità

donna nel bagno di fienoImmaginatevi distesi su un prato di alta montagna. Occhi al cielo e un piacevole aroma di fieno che culla i vostri sensi fino a indurvi una leggera sonnolenza. Ma guai a toccare l´erba lasciata dai contadini ad asciugare al sole! Vi è solo concesso di respirarne profondamente il gradevole profumo. Trovate il divieto un po´ eccessivo? Ebbene dovete sapere che il fieno, una volta lasciato al sole e prima di essere rivoltato, ha la capacità di sviluppare un calore eccezionale, tanto da dover essere maneggiato coi guanti per evitare di scottarsi. Nessun pericolo di scottature invece se vi date ai da bagni di fieno o agli impacchi caldi coi fiori di fieno, a patto che vi rivolgiate a centri di cura specializzati. Più rischioso il fai da te. Ma perch´ è utile darsi al fieno? Ce lo spiega il dott. Roberto Bianchi.

Il fieno ha varie proprietà terapeutiche. Le più importanti sono senza dubbio l´azione antidolorifica e antispastica. Il fieno riscaldato viene usato in caso di reumatismi cronici: artrosi, lombalgie, lombosciatalgie, rigidità muscolari. Anche in caso di cervicalgie si ottengono buoni risultati. Gli impacchi di fieno a livello cervicale hanno infatti un´azione miorilassante, decontratturante e vasodilatatrice. Favorendo la vasodilatazione periferica, evitano che si crei il solito circolo vizioso tra contratture e acidosi lattica (formazione di acido lattico per mancanza di ossigeno).
L´azione del caldo umido infatti, unita alla liberazione sotto vapore degli oli essenziali assorbiti a livello cutaneo, spiega l´effetto antispastico e decontratturante nei casi di lombalgia, nevralgia sciatica, torcicollo, spasmi muscolari.

L´impacco di fiori di fieno è anche un´ottima terapia antispastica in caso di coliche epatiche e renali. Utile per crampi allo stomaco, dolori mestruali e dolenze in genere.
Da non dimenticare inoltre la straordinaria azione rivitalizzante del fieno:


* rinforza i reni
* stimola la diuresi
* stimola le difese immunitarie
* favorisce la secrezione delle strutture ghiandolari
* favorisce la sudorazione.


Il fieno riequilibra anche il sistema nervoso, favorendo il sonno e il rilassamento.
I fieni maggiormente curativi sono quelli provenienti da alcune zone delle Dolomiti sia per fattori climatici che per la particolarità dei terreni calcarei. Non è dunque un caso che proprio in queste zone sopravviva l´antica terapia dei "bagni di fieno", che consiste nell´immersione di tutto il corpo nel fieno riscaldato.

Oltre ai bagni di fieno, sono utili anche gli impacchi caldi di fiori di fieno. Con i fiori vengono riempiti dei sacchetti che, una volta riscaldati a vapore, vengono applicati in varie zone del corpo: dalla zona cervicale a quella renale, dalle spalle alle ginocchia, dal fegato all´addome. La tecnica non è tra le più semplici: bisogna evitare che i fiori di fieno svolgano un´azione troppo blanda perché poco riscaldati. Non devono però risultare nemmeno troppo caldi, onde evitare un´ustione. Piuttosto complicata anche la fase di applicazione del sacchetto sulla parte da trattare: il sacchetto ben caldo va avvolto in un asciugamano e pian piano appoggiato nel punto stabilito. Quando il calore diventa sopportabile l´impacco va avvolto ben stretto con un asciugamano e una coperta. Un avvolgimento non corretto potrebbe portare a un raffreddamento repentino, vanificando la terapia.

Eseguire a casa questa terapia non è consigliabile viste tutte le precauzioni da prendere nella fase di riscaldamento del sacchetto e nella sua successiva fase di applicazione. Meglio rivolgersi a centri di cura specializzati.

In casa potete però sfruttare le proprietà dei fiori di fieno in altro modo. Se soffrite di insonnia o di cefalea potete prepararvi un cuscino al fieno. Procuratevi 3 h di fieno morbido (il fieno, meglio se di montagna, non deve essere stato trattato chimicamente) e riempite con questo composto un sacchetto e infilatelo tra la federa e il cuscino. Dormendo, il calore del vostro corpo riscalderà il cuscino ripieno e voi respirerete gli effluvi che il fieno libererà.

a cura del D
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Ultima modifica di nuvolotta il Sab Dic 27, 03:30:29, modificato 1 volta in totale
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Ortica amica

State beatamente passeggiando lungo un sentiero di campagna o di collina. Ad un tratto accusate un leggero pizzichio alla gamba e poi a poco a poco il prurito aumenta e diventa insopportabile. Non temete: i serpenti non c´entrano. Tutta colpa di una semplice ortica che inavvertitamente avete sfiorato. In realtà il bruciore provocato dall´ortica è curativo. Ce lo spiega il dottor Roberto Bianchi

orticaE sì, da quella pianta apparentemente innocua, dal fusto ben eretto e dalle foglie dentellate, è proprio bene stare alla larga se non si vuole patire il suo effetto orticante. Il suo nome non mente: Urtica deriva dal latino urere che significa "bruciare". Però, come ben sapevano gli antichi, questo bruciore è in realtà curativo. Petronio e i suoi contemporanei consigliavano di fustigare reni e natiche con ortiche a chi difettava di salute e virilità.
Anche oggi faremmo bene a sopportare stoicamente la sensazione sgradevole dell´ortica sulla nostra pelle, perché, come ci spiega il dottor Roberto Bianchi, ne otterremo benefici effetti.

L´urtica dioica, comunemente chiamata ortica, viene considerata una pianta infestante. Cresce infatti dovunque, in particolare in zone incolte o tra i ruderi, perché predilige terreni ricchi di sostanze azotate.

Botanica:
È una pianta perenne, appartenente alla famiglia delle Urticacee, dal fusto eretto che può raggiungere talvolta i 2 metri d´altezza. Nasce da un rizoma ramificato nel terreno. Ha fiori in spighe apicali e un frutto piccolo, ovale, con un ciuffo di peli all´apice.
Ma tutta l´attenzione va rivolta alle sue foglie. Sono ovali con margini seghettati e un dente apicale più lungo. Nella pagina inferiore si trovano i peli urticanti responsabili dell´azione urticante dell´ortica.

Principi attivi:
È una pianta ricchissima di sali minerali (ferro,magnesio,fosforo e potassio) e di clorofilla. In essa sono presenti anche vitamine A, B2, B5 e K.

Proprietà curative:
Ha un´azione remineralizzante, diuretica e antireumatica

Modalità d´assunzione
L´efficacia dell´ortica per uso esterno è legata ai peli urticanti presenti sulla pagina inferiore delle foglie. Quando tali peli vengono appena strofinati o anche solo delicatamente sfiorati si aprono e liberano l´istamina, una sostanza basica vasoattiva urticante che provoca una reazione solo apparentemente negativa. In realtà il bruciore e il rossore causati dall´ortica aiutano a riattivare la nostra pelle, una pelle statica, poco attiva, che respira poco perché sempre coperta da indumenti. L´ortica consente infatti una maggiore ossigenazione con una vasodilatazione locale.
Strofinamenti con ortiche fresche sono particolarmente indicati per chi soffre di reumatismi e di fenomeni artrosici. Bisogna strofinare delicatamente la parte infiammata: i polsi, le mani, i lombi, le ginocchia o la colonna vertebrale. Si attiva in questo modo un riflesso scientificamente provato chiamato ´inibizione sensitiva laterale´: lo stimolo sensitivo del prurito provoca a livello centrale una inibizione del dolore artrosico nel distretto profondo corrispondente al segmento cutaneo. Tale azione antidolorifica agisce a lungo anche quando il prurito non viene più avvertito.

L´ortica è molto efficace anche per uso interno, da assumere sotto forma di tisana. Per la sua azione diuretica, remineralizzante e alcalinizzante è indicata per chi soffre di malattie reumatiche, per chi ha problemi di caduta di capelli e di fragilità delle unghie. Essendo ricca di ferro e clorofilla la sua assunzione è consigliata inoltre per anemici e depressi. Potete utilizzare l´ortica non solo in tisane, ma anche in svariate ricette.
Nelle forme allergiche, come per esempio nelle orticarie, si può utilizzare un prodotto omeopatico a base d´ortica: l´urtica urens 5CH: 3 granuli 3 volte al dì salvo reazione.

Un ultimo consiglio: una notte con le ortiche.
Potete preparare un sacchetto con ortiche fresche da mettere tutta la notte nella zona lombare soggetta a reumatismi. State tranquilli: non passerete una notte insonne! L´effetto orticante dura solo pochi miniti. Poi le ortiche appassiranno e non sentirete più il fastidioso prurito. Ma questa pianta amica continuerà a curarvi con le sue preziosi doti, esercitando un´azione osmotica e drenante.

a cura del Dott. Bianchi
12/3/2003
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Il ginseng, la radice della vitalità

Il segreto della leggendaria resistenza dei tartari, il popolo nomade che compiva incredibili scorribande nel continente asiatico? Per Marco Polo tutto merito del ginseng, di questa strana radice dalla forma umana che fortifica e dà un´incredibile vitalità. Il dottor Roberto Bianchi ci spiega come assumerla.

ginsengNe raccontò al ritorno dei suoi viaggi nel Milione e i suoi concittadini veneziani non persero certo l´occasione di arricchirsi importandola dall´oriente. Patria d´origine del ginseng è la Cina, ma da millenni è coltivato anche in Corea, Giappone e Russia. Da sempre infatti i popoli orientali utilizzano questa radice per le sue eccezionali proprietà. Era così preziosa da essere addirittura utilizzata per pagare i tributi del governo. Del Panax ginseng, il ginseng asiatico, da distinguere dal Panax quinquefolia nativo del Nord America, ci parla il dottor Roberto Bianchi.

Il ginseng è l´erba medicinale orientale forse più famosa al mondo. Recenti studi in laboratorio hanno confermato le ottime proprietà farmacologiche di questa pianta tradizionalmente utilizzata nella medicina cinese come tonico generale.

Botanica
Il panax ginseng, appartenente alla famiglia delle Araliacee, è una pianta erbacea perenne di quaranta-cinquanta centimetri d´altezza. Dal suo fusto si dipartono da una a tre foglie, composte a loro volta da foglioline picciolate, ellittiche e seghettate ai margini. Quando fiorisce, il ginseng presenta fiori color verde-biancastro. I suoi frutti sono invece piccole bacche rosse. Ma tutta l´attenzione va rivolta alla radice, che, in una pianta di dieci anni, può raggiungere anche un metro di lunghezza. È infatti nella radice che si trovano i principi attivi che rendono il ginseng così curativo.

Principi attivi
Le principali sostanze farmacologiche contenute nella radice di ginseng sono:
saponine
sali minerali (tra cui rame, zinco, manganese, ferro, alluminio)
steroli
vitamine del gruppo B

Proprietà medicinali
il ginseng è


* Un ricostituente (rinvigorisce e rafforza tutti i sistemi e gli organi)
* Un tonico ormonale (stimola le ghiandole endocrine e le surrenali) e un tonicardiaco (tonifica il cuore)
* Un antistress (dà resistenza al caldo, al freddo, alle intossicazioni chimiche)
* Un antiastenico e antifatica (dà resistenza alla fatica)
* Un afrodisiaco (stimola il desiderio e le funzioni sessuali)


Ha insomma un´azione energetica sul metabolismo. È molto indicato per le persone anziane come tonificante ormonale e rivitalizzante. Dona vitalità.

Precauzioni
Il ginseng può essere eccitante se assunto in dosi massicce e in concomitanza con bevande a base di caffeina.
L´assunzione di ginseng è sconsigliata: prima dei 16 anni, nelle donne in gravidanza e nel periodo dell´allattamento.

a cura del Dott. Bianchi
26/3/2003
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L'eleuterococco, il ginseng siberiano

Il dottor Bianchi ci illustra le proprietà di questa pianta che è un ottimo tonificante come il ginseng anche se meno noto.

eleuterococcoLo chiamano "bevanda del diavolo" o "ginseng siberiano" perché appartiene alla stessa famiglia del ginseng cinese e coreano, ma cresce spontaneo soprattutto nel nord della Russia, sua patria d´origine. E come il ginseng anche l´eleuterococco, in virtù delle sue ottime proprietà energetiche e antifatica, è stato utilizzato nella tradizionale medicina cinese. L´eleuterococco, sia ben chiaro, non è però un semplice surrogato del famoso ginseng. È una pianta con caratteristiche proprie che qui di seguito il dottor Bianchi ci illustrerà.

L´eleuterococco, nome scientifico Eleutherococcus senticosus, appartiene alla famiglia delle Araliacee e cresce selvatico nelle zone freddo-temperate dell´estremo oriente.
È un arbusto alto 2-3 metri, spinoso e dalle foglie palmate. I suoi fiori sono piccoli e riuniti in ombrelle. Tutta l´attenzione va rivolta, come nel caso del ginseng, alla radice, un grosso rizoma bruno chiaro con filamenti cilindrici, che contiene importanti principi attivi.

Principi attivi:
Glucosidi
Polisaccaridi
Composti fenolici

Proprietà medicinali
L´eleuterococco è un adattogeno, favorisce cioè l´adattamento dell´organismo alle aggressioni esterne e interne, migliorando quindi la capacità di reazione a stimoli stressanti. Agisce sul sistema immunitario e in particolar modo sulle ghiandole surrenali, che uno stress prolungato tende a sovraffaticare.
L´eleuterococco aiuta il sistema nervoso e l´apparato muscolare sia durante la fase di massimo impegno, aumentando le performance psico-fisiche, sia nella fase di recupero delle energie a seguito di sforzi fisici e mentali.
È indicato, per la sua azione tonica e l´ottima tollerabilità, per i convalescenti, gli affaticati, gli astemici, gli sportivi, gli studenti sotto esame e le persone debilitate.

Modalità d´assunzione
Potete prendere l´euterococco in capsule (2 al mattino), ma io vi consiglio, soprattutto in questo periodo primaverile, un´ottima cura a base di tintura madre di eleuterococco, pappa reale e succo di mela.
Prendete 100g. di succo di mela concentrato, aggiungetevi 10g. di pappa reale e 10g. di tintura madre di eleuteroccocco e mescolate bene. Assumete per 20 giorni 2 cucchiai al mattino dello sciroppo così ottenuto (che potete anche far preparare dal farmacista).

Avvertenze
È controindicato in gravidanza e non va somministrato ai bambini sotto gli otto anni

a cura del Dott. Bianchi
9/4/2003
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infrescarsi con la menta

Il dottor Roberto Bianchi ci dà utili informazioni sulla menta, una pianta conosciuta fin dall'antichità per le sue proprietà curative.

mentaDella menta parla addirittura il grande poeta latino Ovidio (43 a.C.- 17 d.C.) nelle sue Metaforfosi. Sì perché la menta, nella tradizione mitologica, era una ninfa, amata da Plutone e trasformata in vegetale dalla gelosa Proserpina. C´è però anche un´altra leggenda greca secondo la quale la menta sarebbe opera di Giove. Questo, vistosi rifiutare dalla ninfa Mintha, decise di castigarla trasformandola in una pianta. Una pianta "fredda", così come fredda era stata la ninfa nei suoi confronti. Se provate a masticarne una fogliolina la prima sensazione che proverete sarà di freschezza. Della menta non si occupò però solo la mitologia.
Questa pianta era molto apprezzata dagli antichi per le sue proprietà curative tanto che nel papiro Ebers viene annoverata tra le erbe più preziose. Non è quindi un caso che per gli egizi la menta fosse sacra a Iside e al dio della medicina Thot: solo ai sacerdoti veniva concesso di utilizzarla. Anche presso greci e romani era tenuta in grande considerazione. E la sua fama di pianta preziosa si protrasse nei secoli spingendo addirittura Carlo Magno a emettere editti per tutelarne la specie. Perché tanta apprensione per le sorti della menta? Ha effettivamente importanti proprietà curative? A risponderci è il dottor Roberto Bianchi di Cremona.

In Italia esistono numerosissime varietà di menta (nome scientifico mentha sp. pl.) poiché è una pianta recente con molti incroci. Quella più conosciuta e di uso più comune è senz´altro la menta piperita, che si ritiene sia originaria dell´Europa. Un ibrido naturale fra la Mentha acquatica e la Mentha viridis. Ci sono però anche altre varietà come per esempio la menta romana, la mentuccia e il mentastro. Le foglie della menta si raccolgono in giugno-luglio. Vanno essiccate all´ombra e conservate in recipienti di vetro o porcellana.

Botanica
La menta appartiene alla famiglia delle Labiate. È una pianta erbacea perenne a rizoma legnoso. I suoi fusti, eretti, ramificati e di color viola-verde spesso quadrangolari, sono alti circa 50-60 cm. Ha foglie opposte, ellittiche e seghettate. I fiori, che si trovano all´attaccatura delle foglie superiori, sono raggruppati su brevi spighe.

Principi attivi
le foglie di menta sono ricche di mentolo, eucaliptolo, tannini, mucillagini.
Proprietà curative
La menta ha un´azione:

Digestiva

Stimolante

Tonica

Antispastica

Espettorante


Regola il flusso mestruale e attenua la cefalea.
È rilassante per il corpo e tonifica la mente. Secondo vari autori svolge inoltre un´azione afrodisiaca.

Modalità d´assunzione
Tisana. Vi consiglio di farne abbondate uso soprattutto in questa stagione per il suo effetto rinfrescante. Evitate però di assumerla la sera in caso di insonnia.

Ottimi sono anche i ghiaccioli alla menta che potete preparare in casa seguendo questo semplice procedimento: preparate un infuso molto concentrato con menta fresca e un abbondante quantità di zucchero di canna. Lasciate raffreddare, colate negli stampi e mettete in freezer.

Consulta la scheda sulla preparazione della tisana e dell´infuso.

La menta si può inoltre utilizzare sotto forma di olio essenziale. È molto utile per chi soffre di mal di testa, indipendentemente dalla causa scatenante (fattori neurovegetativi, digestivi, da stress): agisce infatti come vasodilatatore e rinfrescante. Mettete due gocce di olio essenziale sulle tempie e quindi massaggiate delicatamente da una tempia all´altra passando per la fronte.
La menta è un ottimo rimedio contro l´alito cattivo: mettete 2 gocce di olio essenziale in un bicchiere d´acqua e fate dei risciacqui oppure fate gargarismi utilizzando l´infuso. Potete anche masticare una foglia fresca, pulendovi prima bene la superficie della lingua con un cucchiaino.

a cura del Dott. Bianchi
16/7/2003
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La liquirizia: radice amica

Il dr. Roberto Bianchi ci illustra le proprietà curative di quest'antica radice

liquirizia Sebbene non siano menzionati nei libri di storia, si dice che bastoncini di liquirizia siano stati ritrovati nella tomba di Tutankamon. Certo, se confrontate con le magnificenze del corredo funebre del grande faraone, le radici di liquirizia passano naturalmente in secondo piano. Leggenda o realtà certo è che già nell’antichità la liquirizia veniva utilizzata grazie alle sue ottime proprietà teraputiche.
Il suo nome scientifico, Glycyrrhiza glabra, si deve ai Greci: Glykys significa dolce e rhiza radice. Risulta che presso quella civiltà due illustri medici (Ippocrate e Galeno) la prescrivessero per la cura della tosse, delle coliche renali ed epatiche, dei bruciori allo stomaco. Ma ne facevano anche uso i medici indiani e cinesi.
Sebbene nei secoli la liquirizia abbia continuato a essere utilizzata sono senz’altro gli studi degli anni ‘50 ad averla fatta ritornare agli onori dei medici. Si è infatti dimostrato che questa radice poteva cicatrizzare le ulcere dello stomaco e del duodeno. A illustrarci le proprietà curative della liquirizia, alla quale in un paesino della Calabria (Rossano) è stato addirittura dedicato un museo è qui di seguito il dottor Roberto Bianchi.

La liquirizia, nome scientifico Glycyrrhiza glabra L, è anche conosciuta come Maurizia, regolizia, glicirizza, dionizia, rades dolos, migulezia, niclizia. Appartiene alla famiglia delle Papilionaceae (o delle leguminose).
Cresce prevalentemente sui litorali dell'Italia meridionale e nelle zone padane fino ad 800 metri. Della liquirizia si usano le radici che vanno raccolte tra settembre e novembre, quindi spezzettate, essiccate al sole e poi conservate in vasi di vetro.

Botanica
E' una pianta erbacea perenne alta fino a 1,5 m. Le sue foglie sono costituite da una serie di foglioline ovali opposte a due a due con una fogliolina centrale apicale. Ha fiori azzurro-violacei a racemo. Il frutto della liquirizia, lungo circa 2 cm è di di colore scuro con pochi semi ovali. Cresce nelle zone con clima marittimo, si raccoglie in autunno. Parte più importane di questa pianta la radice, a rizoma, grossa di colore marrone esternamente e giallastro all'interno.

Principi attivi
Composti triterpenici e loro derivati (specialmente glicirrizina)
Glucosidi flovonoidici
Glucosio
Vitamine

Proprietà terapeutiche
La radice di liquirizia è digestiva e antinfiammatoria gastrica grazie alla presenza dell’acido glicirretico e dei flavonoidi che aumentano la secrezione della mucosa, svolgendo contemporaneamente su di essa, in caso di infiammazione, un’azione lenitiva e cicatrizzante. E' indicata quindi per gastritici e ulcerosi.
Altre proprietà della liquirizia sono le seguenti:
Emolliente
Leggermente lassativa
Ipertensiva, perché provoca ritenzione di acqua e sodio e perdita di potassio. (E' quindi sconsigliata agli ipertesi.)

Modalità d’assunzione
Si può assumere in tronchetti, dopo il pasto oppure si può masticare un bastoncino di radice.
La radice essiccata è indicata per la preparazione di tisane, essendo ottima come dolcificante. Per chi soffre di gastrite consiglio una tisana a base di liquirizia e menta, da assumere per 20 giorni due tazze al dì.

Per la preparazione della tisana consulta la scheda

Per saperne di più sulla menta leggi la rubrica RINFRESCARSI CON LA MENTA

Precauzioni:
La liquirizia è sconsigliata agli ipertesi e alle donne in gravidanza

a cura del dottor Roberto Bianchi
3/9/2003
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Bocca salva con la salvia

Oggi per l’igiene orale non abbiamo che l’imbarazzo della scelta tra morbidi spazzolini, pastosi dentifrici e lunghi fili interdentali. E gli antichi che facevano? Come pulivano i loro denti? Semplice: per renderli bianchi e scintillanti li strofinavano con una foglia di salvia. Ma questa pianta ha anche altre importanti proprietà.

SalviaIl termine latino proprio non lascia dubbi sulle virtù terapeutiche di questa pianta: l’aggettivo salvus, da cui l’italiano salvia, significa infatti “salvo, sano”. La salvia era tanto tenuta in considerazione dagli antichi da essere addirittura considerata una sorta di panacea universale. E il detto “perché un uomo dovrebbe morire, quando la salvia cresce nel suo giardino?” ben riassume l’importanza che le si accordava in campo medico. Non deve quindi sorprenderci se sul Tacuinum sanitatis in medicina del XIV sec. leggiamo che la salvia “fa bene allo stomaco e alle malattie fredde dei nervi. Nella digestione è lenta ma la si affretterà con un decotto di miele.” E ancora viene riportato che bevendo infusi di salvia “la donna che per quattro giorni abbia dormito sola e poi, congiungendosi carnalmente, subito s’ingravida.” Una credenza risultata assolutamente fondata: nella salvia c’è infatti un fitoestrogeno che regola la fertilità femminile. Che dire delle altre proprietà benefiche attribuite a questa pianta?
E soprattutto: è vero che la salvia è un aiuto prezioso per i nostri denti, come ci testimonia l’uso che ne facevano gli antichi? Anche noi per avere una dentatura smagliante dobbiamo masticare foglie di salvia?
L’abbiamo chiesto al dottor Roberto Bianchi di Cremona.

La salvia, aroma tipico della cucina italiana, è nota da tempi remoti e utilizzata fin dall’antichità non tanto per insaporire pietanze quanto per curare vari disturbi perché considerata una pianta molto salutare. Il suo nome botanico salvia officinalis ben rivela come fosse già utilizzata nelle antiche farmacie. Al genere delle salvie appartengono, oltre alla salvia officinalis, altre 500 specie, molte delle quali coltivate solo per il valore decorativo di fiori o steli.
Ci occuperemo solo della salvia officinalis che effettivamente è molto utile in tutti i casi di infezioni della bocca. Quando le gengive appaiono gonfie, tumefatte e calde, siamo in presenza di una gengivite da curare, oltre che con un energico spazzolamento verticale dalla gengiva alla punta del dente (da ripetere ogni 4-5 ore senza badare al sanguinamento delle gengive che all’inizio può essere copioso), anche con un decotto di salvia. Fate bollire in un litro di acqua 50 gr di foglie di salvia. Dopo mezz’ora filtrate il liquido e fate dei risciacqui 2-3 volte al dì.
Dovreste inoltre tenere in bocca per 2-4 ore due volte al dì una o due foglie fresche di salvia, vista l’azione antisettica del suo olio essenziale. In questo modo miglioreranno non solo le vostre gengive, ma anche il vostro alito. Se la gengivite è acuta (provate in questo caso un forte dolore) alla salvia potete affiancare la tintura madre di propoli da spruzzare due volte al dì sulla parte dolorante della bocca.
Vi consiglio inoltre di utilizzare dentifrici alla salvia: li trovate facilmente in commercio, ma potete anche prepararli in casa. Basta macinare qualche foglia secca di salvia e mettere un cucchiaino della polvere così ottenuta o direttamente sullo spazzolino o su una garza inumidita che passerete su denti e gengive. Eviterete in questo modo la formazione nelle tasche gengivali di infezioni dovute al deposito di cibo: i residui dei nostri pasti, se non prontamente eliminati, permettono ai batteri presenti in bocca di iniziare la loro azione infettiva su denti e gengive. Senza un’accurata igiene orale, si rischia di incorrere in placca che si trasformerà in tartaro. La salvia, unita allo spazzolino e al filo interdentale, può esserci di grande aiuto per pulire la superficie dei denti: un semplice esperimento ve lo dimostrerà chiaramente. Prendete una foglia di salvia e sfregatela sull’arcata superiore destra, passate poi la lingua su tutta l’arcata: sentirete una chiara differenza tra parte pulita e parte non pulita. Sui denti che avete passato con la salvia non c’è più alcuna traccia di placca.

Ma la salvia ha anche altre importanti proprietà: impariamo allora qualcosa in più su questa preziosa pianta.

Botanica
La salvia è un suffrutice cespuglioso, aromatico e sempre verde appartenente alla famiglia delle Labiate. Ha foglie ovali e lanceolate che vanno generalmente raccolte prima della fioritura: i fiori di un bell’azzurro-violaceo spuntano a primavera. Fiori e foglie, una volta essiccati, si conservano a lungo. La salvia cresce spontaneamente nella zona mediterranea dell’Italia centro-meridionale raggiungendo anche 1mt di altezza, ma può essere coltivata con successo anche nelle altre zone d’Italia.

Principi attivi
Nelle foglie della salvia troviamo una componente fissa (flavonoidi, fenoli, acidi ossitriterpenici, tannini…) e una componente volatile (eucaliptolo, limonene, alfa e beta-pinene…)

Proprietà medicinali
La salvia ha un’azione balsamica, digestiva, antisudorifera, tonica, ipoglicemizzante, espettorante, antisettica, antiinfiammatoria ed emmenagogo. E’ consigliata in caso di asma, infezioni della gola e delle vie respiratorie. E’ utile per regolarizzare il ciclo mestruale e per alleviare i disturbi della menopausa. Va invece evitata dalle donne in gravidanza e durante l’allattamento.

a cura di Alessandra Mariotti
18/2/2004
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Primula, la pianta del cuore

La forma non mente: non è un caso che la primula abbia una gialla corolla che ricorda un cuore… Il suo macerato glicerico è infatti molto efficace in campo vascolare e cardiaco. Mentre infusi e decotti ci proteggono da raffreddori primaverili.

Primula“Pallide primule che muoiono nubili”: così Shakespeare immortalava in un suo verso le graziose pianticelle dai fiori giallo tenue che per prime fioriscono in primavera. Ma perché le primule sarebbero nubili? Tutta colpa della loro precoce fioritura che non collima col periodo d’attività degli insetti addetti all’impollinazione. I fiori della primula, non potendo quindi effondere il loro amore, lo conservano, donandolo a chi, sofferente di cuore, si affida a loro. Per saperne di più sulle proprietà benefiche della primula in campo vascolare e cardiaco abbiamo interpellato il dottor Roberto Bianchi

Li riconoscerete facilmente: sono a calice su un lungo peduncolo con corolla giallo-pulcino che si allarga in cinque lobi a forma di cuore. La primula, che cresce spontanea anche nei campi, sui cigli del fossati, nei viottoli di campagna o nei boschi, è una pianta erbacea perenne alta fino a 30cm con foglie riunite a rosetta che si presentano ovoidali col margine dentellato o ondulato e punta arrotondata che si restringe in un corto gambo inserito nella radice.
Interroghiamoci ora, dopo questo excursus botanico, sulle proprietà medicinali della primula dovute alla presenza, come principi attivi, di oli essenziali e saponine.
Se in questa stagione vi concedete una giornata di relax sui prati pedemontani alpini o appenninici vedrete senz’altro occhieggiare i gialli fiorellini della primula, i primi a spuntare dopo il freddo invernale
Questa pianta ha innanzitutto un’ottima azione espettorante: in caso di bronchiti, tracheiti o anche semplici mal di gola, risciacqui con decotto di primula aiutano a liberare le vie respiratorie e a calmare la tosse. Oppure potete sorseggiare 2 o 3 tazze di tisana preparata con due manciate per litro di fiori freschi o secchi di primula e viola. Bevendola gusterete un piacevole sapore primaverile e, assumendola con continuità per 15-20 giorni, combatterete nel contempo le fastidiose infezioni delle vie respiratorie. Vi sentirete inoltre più rilassati perché la primula ha un’azione antistress.

Ma la primula non fa bene solo ai bronchi: è molto efficace anche in campo vascolare e cardiaco. Il suo macerato glicerico, da utilizzare solo sotto controllo medico, funziona come cardiotonico e regolatore del ritmo cardiaco. Svolge inoltre un’importante funzione sul circolo e sul tropismo del cuore. Unito al biancospino è consigliato anche in soggetti anziani per combattere varie patologie cardiocircolatorie. Abbiamo in particolare notato la sua efficacia per nevrosi cardiache, quadri di cuore senile, affaticamento cardiaco e alterazioni del ritmo.

Un ultimo prezioso consiglio: in questa stagione fate una cura depurativa a base di primule. In insalate sono ottimi sia i fiori appena colti che le foglie da tagliare fini fini. Potete anche aggiungerle ad altri ortaggi per preparare minestre e minestroni.


a cura di Alessandra Mariotti
31/3/200
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