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Marcello Bernardi: l'infanzia e la demolizione della libertà
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 MessaggioInviato: Sab Mar 16, 15:47:39  Marcello Bernardi: l'infanzia e la demolizione della libertà
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Marcello Bernardi: l'infanzia e la demolizione della libertà
"Ogni bambino è un principe della luce che poi con l'educazione diventa una sorta di cretino"
di FABIO DE SANTI, da Nonluoghi
«Quando il bambino cresce e va all'asilo nido o alla scuola materna avanza l'armata degli educatori di cui anche i genitori fanno parte integrante. Gli educatori seguono teorie che portano ad una tirannia intransigente e incrollabile. L'educatore non tentenna mai ed è pronto ad impartire quelle norme che sovrastano la vita del ragazzino».

Così scrive Marcello Bernardi, noto medico, pediatra ed educatore libertario, propugnatore di un nuovo modo di intendere il rapporto genitore bambino, nel suo saggio «I tre nemici» apparso sul libro «Il bambino fra autorità e libertà» pubblicato dai tipi dell'Eleuthera. Un saggio in cui Bernardi affronta, tra l'altro, anche il tema dell'educazione del bambino nel suo rapporto con la scuola, gli insegnanti-educatori, in una prospettiva che non può essere che fortemente critica.
Una posizione che ci siamo fatti spiegare da Marcello Bernardi che abbiamo raggiunto al telefono nella sua abitazione di Milano.

In questo periodo si fa un gran parlare di scuola pubblica e privata dimenticando probabilmente il ruolo della scuola nell'ambito dell'educazione del bambino. Qual è a suo avviso la situazione in questo momento in Italia?

«Decisamente negativa. La scuola è rimasta ai livelli del fascismo: tanta burocrazia, voti, compitini, pagelle, ma soprattutto feroce competizione fra i bambini. Il contrario insomma di quello che dovrebbe, a mio avviso, essere la scuola cioè un luogo di socializzazione fra bambini, di crescità, di rispetto della libertà del singolo».

Tutta colpa degli insegnanti?

«Assolutamente no. Ci sono molti insegnanti in gamba che nonostante i meccanismi di sopraffazione messi in azione dal sistema scolastico cercano di avere un rapporto diverso con gli alunni, di incuriosirli durante le lezioni. Cercano cioè di favorire l'unione, l'amicizia, il vero rispetto fra i compagni e non certo il sistema deleterio della competizione».

Lei vede qualche possibilità concreta di cambiamento in quella sorta di moloch che è la scuola?

«E' difficile immaginarlo in questo momento. La cosa importante per un progressivo cambiamento delle cose è che l'insegnante capisca di non essere un burocrate ma una persona. Anzi non solo una semplice persona ma colui che spesso esercita un ruolo fondamentale, come esempio e punto di riferimento, per il bambino al di fuori dell'ambito familiare».

Molti educatori affermano che oggi è più difficile confrontarsi con i bambini, diventati più esigenti, viziati e finanche cattivi...

«Sono luoghi comuni e per giunta calunniosi proprio nei riguardi dei bambini! I bambini di oggi non sono certo diversi, nel bene e nel male, dai bambini di dieci o venti anni fa. Sono però, e questo è certo, decisamente frastornati e disorientati. I bambini sono insicuri, perché sentono sempre più l'assenza psicologica dei loro familiari e anche degli insegnanti. Mancano cioè di quei punti di riferimento fondamentali per la loro crescita».

E il ruolo dei genitori?

«Purtroppo i genitori trascurano quella che io definisco "strategia dell'attenzione". Danno cioè grande attenzione agli aspetti materiali, ricoprendo quando possono i figli di regali, di cose appunto materiali, ma non danno loro quell'attenzione di cui i bambini hanno disperato bisogno. Accanto a questo riversano, cosa ancor più deleteria, le loro ambizioni sui figli ponendoli in competizione con altri bambini per essere migliori, più bravi...».

Questo si inserisce anche nel rapporto con la scuola?

«Certo perché i genitori o non hanno tempo, soffocati dai ritmi di vivere di questa nostra società, o non vogliono avere contatti con la scuola. Per questo i ragazzi vengono abbandonati spesso nelle mani di insegnanti che non sono all'altezza del loro compito. E'una situazione difficile».

Ci sono vie d'uscita?

«Vorrei ricordare ai genitori le parole di un famoso pedagogo olandese: "ogni bambino è un prinicpe della luce che poi con l'educazione diventa una sorta di cretino". In tanti anni di lavoro mi è capitato di vedere molti ragazzini, quasi tutti, dotati di immaginazione, coraggio, sete di conoscere, e pochi, quasi nessuno, provvisti della virtù di quell'obbedienza cieca, pronta e assoluta che molti educatori e genitori vorrebbero. Ma poi, mediante l'educazione, sono stati corretti, svuotati, di immaginazione e di coraggio e riempiti di obbedienza. Voglio dire che bisogna fare in modo che ogni persona, anche in età infantile, sia libera di essere ciò che è e non subisca quel processo di smantellamento della libertà a cui tutti continuiamo ad essere sottoposti».
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DISCORSO A UN BAMBINO (Marcello Bernardi)
Se ti dicono sempre che sei bravo, sta' in guardia:
qualcuno cercherà di sfruttarti.

Se ti dicono sempre che sei intelligente, sta' in guardia:
qualcuno cercherà di eliminarti.

Se ti dicono sempre che sei obbediente, sta' in guardia:
qualcuno cercherà di farti schiavo.

Se ti dicono sempre che sei buono, sta' in guardia:
qualcuno cercherà di opprimerti.

Ma se ti dicono Studia, non temere:
tu potrai fare un mondo senza scuole.

Se ti dicono Taci, non temere:
tu potrai fare un mondo senza bavagli.

Se ti dicono Obbedisci, non temere:
tu potrai fare un mondo senza padroni.

Se ti dicono Chiedi Perdono, non temere:
tu potrai fare un mondo senza inferni.

Non credere a chi ti comanda, a chi ti punisce,
a chi ti ammaestra, a chi ti insulta, a chi ti deride,
a chi ti lusinga, a chi ti inganna, a chi ti disprezza.

Essi non sanno che tu sei ancora un uomo libero.
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Educazione fisica

Marcello Bernardi: una cintura nera per insegnare a vivere

Data 19 maggio 1998

Questo articolo è un'intervista di Daniela Condorelli a Marcello Bernardi noto pediatra e cintura nera di Judo, molto interessante per i genitori dei piccoli judokas e per i judokas stessi.

Marcello Bernardi non è solo il guru della pediatria italiana, è un "judoista di rango" che ha imparato il primo comandamento del judo: dare, senza alcuna contropartita.

Oggi, molti anni dopo aver segnato una svolta storica nella scienza dell'infanzia liberando il bambino dalle superstizioni che lo costringevano, vuole trasmettere un'esperienza meno nota ai genitori e ai suoi lettori. L'esperienza di Marcello Bernardi judoka. Di fronte a una società che si regge sulla trinità "successo, potere, soldi", Bernardi riflette sulla necessità di cambiare il mondo e propone uno strumento: l'arte del judo. Con la sua trinità: "corpo, mente, cuore". Nasce così il libra, scritto a quattro mani con il maestro di judo Cesare Barioli per Luni editrice (in libreria dal 22 maggio), Corpo mente cuore, un dibattito tra l'armata occidentale, descritta da Bernardi, e l'orda selvaggia orientale, sostenuta da Barioli.

Perché un libro sul judo?

Perché il judo è uno strumento per cambiare il mondo. Nel libro io sostengo una tesi: che il mondo debba essere cambiato. L'uomo ha percorso, da sempre, la strada dell'avidità, dell'idolatria del denaro. Da quando l'umanità ha scelto il vitello d'oro, la parola d'ordine è "badare al sodo", all'imitazione di padroni e campioni, a far conti, a rafforzare la propria immagine, a guadagnare e a prendere. Il nostra corpo è diventato merce, la nostra mente si è trasformata in un registratore di cassa, il nostra cuore è stato imbavagliato. E il prezzo da pagare è la paura. Abbiamo paura di tutto: della sofferenza, della malattia, della morte, della povertà, della solitudine, del mondo. Per dirlo con le parole di Cesare Barioli: il cuore è lo spirito, l'anima, il centro di coscienza che può essere seppellito da un'educazione tendenziosa. La mente è un magazzino/strumento che archivia immagini; dovrebbe essere al servizio del cuore, ma in realtà è spesso influenzata dal corpo. Quest'ultimo è una comunità di cellule sotto il controllo del cuore. Nel judo, cuore, mente e corpo si unificano, cioè si concentrano su un principio morale che si sintetizza nel "migliore impiego delle energie"

In che senso il Judo è uno strumento per educare?

L'idea fondamentale alla base del judo è arrivare a dare incondizionatamente, senza nulla in cambio. "Tutti insieme per progredire", affermava il suo fondatore. Perché facendo judo miglioro me stesso per essere utile agli altri. Il judo è una strada per arrivare a questo, perché permette di conquistare il vuoto della mente e quindi di entrare in sintonia con il cuore. Dopo anni di parcellizzazione del bambino e della pediatria, la nuova generazione di pediatri sta recuperando il senso clinico, cioè l'impiego della ragione. Sta recuperando la visione di insieme del suo piccolo paziente. E in questo sarebbe facilitata dalla pratica del judo, che io suggerisco a tutti i giovani pediatri.

Lei scrive: "nella mia vita ho imparato metà dai bambini e metà dal Judo. Il bello è che ho imparato le stesse cose da entrambe le parti".

É vero. Da quando ho iniziato a fare il pediatra, cinquant'anni fa, avrò visto venti, trentamila bambini. Ho cercato di osservarli, di capire la loro realtà, la profondità del loro dolore, la loro benevolenza. Ho vista un bambino rincorrere uno scorpione per accarezzarlo, e un altro (era maggio del '45 in un paesino di rifugiati prima dell'arrivo degli americani) dare del pane ad un cane de!le SS addestrato ad uccidere. I bambini sono leali, sinceri, generosi, non hanno paura, non conoscono la viltà; siamo noi che con la pretesa di "educarli", insegnamo loro ad aver paura, ad essere vili, a diventare furbi. Dal judo ho appreso la sincerità, l'armonia, la decisione, il coraggio, il rispetto. Pensiamo al senso del colore della cintura: non è un grado, una gerarchia, ma un segnale di rispetto, un avvertimento sulla preparazione di chi la indossa. Di fronte ad una cintura gialla o marrone, so come comportarmi, cosa posso o non posso fare. Il judo insegna la generosità, elimina l'astio, il rancore, l'ansia di vincere.

Il bambino prima di tutto, il bambino al centro. È questa la grande svolta della pediatria di cui Marcello Bernardi è stato promotore.

Quarant'anni fa il bambino era un oggetto. Lo è ancora, ma c'è una differenza: è cambiata la collocazione. Era un oggetto da tutelare e far crescere uguale agli altri, omologato; ora è esattamente la stessa cosa, ma è stato messo su un piedistallo come.un feticcio. Il bambino di oggi è uno status symbol: per lui si vogliono i migliori vestiti e le migliori scuole, lui deve essere il più nutrito, il più bello. Si può essere disposti a dare la vita per lui, ma rimane pur sempre un oggetto. L'idea che sia una persona con diritti più grandi di quelli degli adulti e con doveri irrilevanti (perché ha pochi strumenti a disposizione), non ci sfiora. I genitori dimenticano troppo spesso di essere solo la "freccia che lancia i propri figli verso case future che neppure in sogno potranno visitare". Dimenticano che il mestiere del bambino è andare verso il mondo e il loro è aiutarlo ad andarsene.

Come svolgerlo, allora, questo difficile mestiere?

Fare i genitori significa uscire da se stessi, non contare più come persona. Abbiamo dato vita a un nuovo essere e siamo totalmente al suo servizio. Il genitore è prima di tutto un modello di cui il bambino ha bisogno, in cui crede ciecamente (gli esperti parlano di "fiducia primaria"). Per il bambino, tutto quello che il genitore fa è sacrosanto, "deve" essere fatto così. Ma sono i comportamenti quotidiani che contano: le nostre amicizie, i nostri gusti, i nostri atteggiamenti educano. Non ho mai vista un maestro di judo mettersi in cattedra a emanare leggi e regolamenti. No, vive sulla materassina, mostra, fa vedere.

Che ruolo hanno l'obbedienza, le regole?

Nessuno. Aveva ragione Don Milani: l'obbedienza non è una virtù. Mi pare piuttosto che sia un'abdicazione alla propria dignità, alla qualità di esseri umani. Una forma di alienazione da se stessi. Perché quando c'è è suggerita dalla paura. Di essere abbandonati, disapprovati, puniti. L'obbedienza implica omologazione, un mostro che incombe anche sulla scuola dove sopravvive la convinzione che l'obbedienza sia una virtù. L'educazione è uno scambio, un modo di esistere, di fare, di affrontare la vita. La vera scuola non è quella, grottesca, fatta di programmi uguali per tutti e dl classificazione, in cui non si va per ricevere, ma per diventare primo della classe. Il sistema scolastico, così come è strutturato oggi, è valido solo per creare egoisti. Non dimentichiamo che il mondo sociale del bambino non è per lui uno dei mondi possibili, ma l'unico. Così il primo della classe o l'asino dovranno mantenere con ogni mezzo il loro rango. Il primo sarà perciò indotto a recitare sempre la parte del "superiore" e il secondo a ricorrere a ogni truffa pur di sopravvivere. É la cosiddetta teoria dell'etichettamento in cui tutte le energie sono convogliate per tenere in vita il personaggio definito dall'etichetta. Un'ottima introduzione al più spietato egoismo. Passiamo alle regole. Sono uno strumento per convivere civilmente, ma non vedo come possano avere a che fare qualcosa con l'educazione che si vale di ben altri strumenti come l'affetto, il rispetto, la libertà. Questo non vuol dire che le norme vadano escluse, ma che ne vada esclusa l'imposizione, questo sì. Ci sono alcune norme tecniche inevitabili (il bambino non può giocare sul davanzale del balcone all'ottavo piano), ma non educative. L'importante è che non diventino antieducative. Che non costituiscano cioè una minaccia, un ricatto affettivo, un'imposizione e, soprattutto, che non siano troppe o ripetute troppo spesso. Anche di parole ci può essere inflazione: quando sono troppe, non valgono più nulla.
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Ci piace chiudere questo ricordo di Marcello Bernardi con uno scritto rappresentativo di tutti i suoi valori.
Marcello Bernardi nella sua “Speranza per un bambino” ha scritto:

Speranza per un bambino
Che egli sia diverso da noi. Che non abbia genitori né figli né famiglia né maestri né discepoli né casa né rifugio. Che non incontri Conquistatori né Condottieri e neppure Santi. Che non conosca Legge né Ordine né Patria né Religione. Che non abbia ricchezza né povertà né successo e che non provi mai l'amarezza della vittoria né il rancore della sconfitta e nemmeno l'illusione della pace. Che tutti gli uomini siano per lui padre e madre e figlio. Che la mente sia il suo maestro ed egli stesso il suo discepolo. Che il cielo e la terra siano per lui casa e patria e chiesa. Che il suo ordine sia la fermezza e la benevolenza la sua legge. Che l'immaginazione e il coraggio siano la sua ricchezza e il suo potere. Che non lasci cadere mai la sua spada e che la lotta sia per lui vittoria e sconfitta. Che la gioia dell'attimo presente sia per lui vita e morte. Che egli non sia come noi e che possa credere, almeno lui, in un mondo nuovo.
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Speranza per un bambino
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Che egli sia diverso da noi.
Che non abbia genitori né figli né famiglia
né maestri né discepoli né casa né rifugio.
Che non incontri Conquistatori né Condottieri
E neppure Santi.
Che non conosca Legge né Ordine né Patria né Religione.
Che non abbia ricchezza né povertà né successo
e che non provi mai l’amarezza della vittoria
né il rancore della sconfitta
e nemmeno l’illusione della pace.
Che tutti gli uomini siano per lui padre e madre e figlio
Che la mente sia il suo maestro
ed egli stesso il suo discepolo.
Che il cielo e la terra siano per lui casa e patria e chiesa.
Che il suo ordine sia la fermezza
e la benevolenza la sua legge.
Che l’immaginazione e il coraggio siano la sua ricchezza
e il suo potere.
Che non lasci cadere mai la sua spada
e che la lotta sia per lui vittoria e sconfitta.
Che la gioia dell’attimo presente
sia per lui vita e morte.
Che egli non sia come noi
e che possa credere,
almeno lui,
in un mondo nuovo.

Marcello Bernardi
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