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Quei terreni che si sono liquefatti
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 MessaggioInviato: Mar Ago 14, 11:58:27  Quei terreni che si sono liquefatti
Descrizione: Un pianeta da difendere di Mario Tozzi
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  nuvolotta

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Un pianeta da difendere

di Mario Tozzi
primo ricercatore Cnr - Igag
e conduttore televisivo

Quei terreni che si sono liquefatti

Sembra non ci si possa sentire al sicuro dal terremoto nemmeno nella placida pianura padana, neppure dove le montagne sono lontane. Non si pensava al terremoto, da quelle parti, e come si poteva, quando il più antico di cui si aveva notizia era di cinquecento anni fa? Ecco perché si è costruito anche con ottimi materiali, ma senza un criterio antisismico che mantenesse solidali le strutture. Ecco perché sono crollati capannoni ultramoderni, antichi palazzi e case recenti. Oltre alle cose di cui parliamo più ampiamente nell'intervista qui a fianco, c’è una spiegazione in più di cui si deve tenere conto e che cambierà qualcosa sul nostro rapportarci ai sismi nel costruire e ristrutturare.
Il fenomeno si è ben osservato a San Carlo (frazione di Sant’Agostino): i piani bassi delle case, i garage, i cortili sono stati invasi da una melma grigio-azzurra come se fosse stata un’alluvione e non un terremoto a causare i disastri. Si chiama liquefazione dei terreni ed è un tipico fenomeno collaterale ai sismi, però scarsamente conosciuto in Italia in tempi recenti. Ma se c’era un posto dove poteva diventare eclatante, quel posto era proprio la pianura padana, la valle dove si sono accumulati i sedimenti che il fiume Po ha portato via dalle Alpi in tempi lunghissimi.
Si tratta di sabbie molto fini, formate da granuli tutti delle stesse dimensioni, che i canali e gli affluenti del Po hanno scaricato nella pianura. Sono sedimenti che non sono stati solidificati e litificati, così che sono rimasti incoerenti, soffici, molli. Quando è arrivato lo shock sismico le falde acquifere profonde ne hanno risentito e hanno tentato di sfuggire verso l’alto, dove hanno incontrato quelle sabbie e le hanno messe in moto e fatte risalire lungo fratture e spaccature. Le sabbie hanno perso anche la poca coesione che avevano e sono scivolate fuori eruttando come lava, riempiendo gli appartamenti e lasciando vuoti e buchi. Strade e case si sono così trovate senza appoggio e sono basculate o si sono frantumate in maniera differenziale.
Il fatto che non dappertutto si trovino queste sabbie spiega molto bene perché, in qualche caso, un capannone moderno possa essere crollato vicino a costruzioni in muratura più antiche: tutto può dipendere dalla geologia che amplifica gli effetti delle onde sismiche. È l’effetto-sito, ben noto, e con altre proporzioni, in sismi davvero catastrofici, come a Mexico City nel 1975. Ma questo vuole anche dire che non si è posta molta attenzione alla geologia nel costruire e che non si è considerato il terremoto nemmeno come un’ipotesi lontanissima. Tutti fattori che andranno considerati nella ricostruzione che verrà.
A questo proposito un’ultima considerazione. I tempi per passare da una tenda a una casa sono almeno di dieci anni e non c‘è ancora verso di scampare alla fase del prefabbricato, che sempre segue quella delle tendopoli e precede quella dell’ingresso nella casa nuova ricostruita. L’importante sarà fare bene e tenere conto di ciò che per secoli si è trascurato.



Mario Tozzi
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 MessaggioInviato: Mar Ago 14, 11:58:27 Adv
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